AVEZZANO – Era l’estate del 1976 quando incontrai per la prima volta Giuseppe Cristofaro… Lo incontrai insieme a due altri amici, Massimo Morgante e Gianni Gabini, perché avevamo fatto delle fotografie di scena allo spettacolo tenuto al teatrino di San Pelino o Paterno “Il Piccolo Principe”. Allora avevo una piccola macchina fotografica con un piccolo flash e fu la prima esperienza fotografica in teatro. Gli piacquero quelle immagini e così cominciammo a frequentarci.

Peppe Cristofaro, con Luigi d’Eugenio, Lino Altobelli, Ivan Medici, Ermanno Di Giovambattista, Bruno Maccallini, Maria Laura Marinetti, Francesco Mosca, Patrizia Marziale e qualcun altro che or mi sfugge, aveva fondato il “Gruppo Teatro Sperimentale Marsicano” o GTSM che aveva portato, in qualche modo, il teatro ad Avezzano avvicinandolo alla gente. Infatti, poco prima, alla fine del 1972 l’ATAM e il Teatro Stabile dell’Aquila avevano portato il teatro al cinema-teatro Impero con i primi abbonamenti per spettacoli al mattino per i ragazzi delle scuole medie di Avezzano. Ma quella del GTSM fu l’esperienza prima di portare la gente a teatro con persone ed attori del posto.

Giuseppe Cristofaro

Peppe era stato l’artefice primo di quella fondazione e poi aveva procurato spazi e denari per portare avanti l’iniziativa. Non si era risparmiato in nulla in quella creazione e nel dare indirizzo allo sviluppo delle iniziative successive.

Indimenticabili gli spettacoli del “Piccolo Principe” e poi “Fix” e il teatro nelle scuole.

Nacque più o meno in quella stessa epoca il GTG ovvero il “Gruppo Teatro Giovane” per certi versi in concorrenza col GTSM pur facendo cose diverse. Quando il GTG divenne GAD (Gruppo d’Arte Drammatica) “Il Dialogo” e il GTSM si sciolse, Peppe entrò nel “Dialogo” ed era l’epoca della “Buccia” di Carlo Recchia.

Anche al “Dialogo” profuse le sue capacità organizzative contribuendo ad aprire delle strade in quella strana epoca di fermento di idee e di fiorire di iniziative culturali di ogni tipo.

Qualche tempo dopo, per varie ragioni, lasciò il “Dialogo”, divenuto GT (ovvero Gruppo Teatrale) “Il Dialogo” e andò a fondare la Cooperativa “Il Lanciavicchio” inaugurando una nuova stagione del teatro non più dilettante, ma teatro che sarebbe divenuto professionale e professionistico e che dura ancora oggi. Ne avrebbe lasciato la guida solo quando entrò all’Università dell’Aquila come docente strutturato.

Era un grande organizzatore, quasi mai ombroso, ma sempre con una notevole carica legata al “fare”, al “costruire”. Fu sicuramente, anche e soprattutto, per merito suo se ad Avezzano nacquero dei gruppi teatrali, prima espressione di compagnie teatrali come poi sarebbero venute ma solo in parte somiglianti a quelle esperienze. Infatti, il proliferare delle compagnie di teatro dialettale costituisce un fenomeno separato da quello dei gruppi sperimentali di quella fine degli anni ’70 e primi ’80. Erano gruppi che si cimentavano con testi particolari, come quelli del teatro dell’assurdo, che effettuavano autentica sperimentazione teatrale con scenografie talora surreali.

Eran gruppi che non avevano timore di cimentarsi con autori anche classici come fu per le “Nuvole” di Aristofane.

E dietro c’era l’idea di Peppe, condivisa anche da altri, ma sempre portata avanti con impegno da lui in prima persona, ovvero che si dovesse fare ciò che gli altri non facevano e andare sempre più avanti, sperimentando, innovando e aprendo nuove strade.

Dopo la fondazione del “Lanciavicchio”  la presentazione di un libro, sei anni fa, fu l’occasione di un nuovo e poi altri anche all’Aquila all’Università dove insegnava.

Anche dopo tanti anni era possibile rintracciare chiaramente la sua capacità di far parlare, di esporre con pacatezza le sue idee e soprattutto quella gaia e sempre serena espressione e il sorriso sulle labbra.

Oggi, dopo un post su FB per ricordarlo, è arrivato questo messaggio da Bruno Maccallini, uno del GTSM di allora, uno che anche grazie a Peppe ha trovato la sua strada. E’ un messaggio semplice e significativo: “Apprendo solo ora con immenso dolore della scomparsa di Giuseppe, di Ivan e di Lino. Mi stringo forte a te e agli amici del GTSM nel ricordo di quella “stanza” dove coltivammo insieme amicizia, teatro, speranze e progetti. Resterà sempre impressa nella mia memoria con gli orologi fermi su quelle distinte ore in cui siamo stati felici. Alle famiglie di Giuseppe, Ivan e Lino vadano le mie più sentite condoglianze. Bruno…”

Sì c’era una stanza! Era quella su Via Trento dove ora sta un calzolaio. In una piccola stanza nacquero tanti sogni e tante realizzazioni.

C’era un’altra stanza, era sotto la Cattedrale e anche lì Peppe venne ad alimentare dei sogni e a creare opportunità. Ora lì c’è la Misericordia con le ambulanze.

Le stanze antiche sono state occupate da altre cose, ma resta una stanza nella memoria dove il tempo si è fermato come dice Bruno a quell’ora che scandì, in qualche modo, il futuro, quel che si fece e quel che si fa e, in qualche modo, anche ciò che siamo…

Ciao Peppe! In Tuo ricordo la “Ultima Partitura”…

“Ultima Partitura”

Gli attori han finito

con l’ultima battuta!

Scroscia l’applauso

Ma anche quello ha fine

e, poi, il pubblico esce,

gli attrezzisti smontano tutto

e resta il palcoscenico vuoto.

Ma mentre le luci s’abbassano

ecco un’Ombra Solitaria

che s’avvicina al proscenio

e declama:

“Alle perdute stagioni

di quel che fu teatro d’avanguardia,

sperimentazione

ed invenzione…

Violini languenti,

suonano il silenzio

ed è… L’Ultima Partitura!”