NUOVI TURNI ALLA LFOUNDRY. FIM-CISL: «ESCLUSI DALL’ACCORDO PERCHÈ ABBIAMO CHIESTO MIGLIORAMENTI E GARANZIE»

di Pierluigi Palladini

AVEZZANO – Nuova organizzazione del lavoro alla LFoundry di Avezzano, la Fim protesta per essere stata esclusa all’ultimo momento nonostante avesse chiesto di sospendere la trattativa in attesa del proprio direttivo provinciale già fissato per il 4 giugno prossimo.

A scrivere è la Rsu con il segretario provincale Fim-Cisl, Antonello Tangredi, che interviene in merito alla comunicazione della società, a firma Alessandro Albertini, nella quale si presentava un’accordo con le organizzazioni sindacali per dare il via alla sperimentazione di un diverso turno, sempre su base di 12 ore. Tangredi, in sostanza, sostiene che la società, in accordo con un terzo della Rsu, quindi non a maggioranza, secondo la Fim, avrebbe fatto sottoscrivere quell’accordo per poterlo presentare pubblicamente subito. Una fretta immotivata o sospetta, secondo il sindacato di Tangredi, che comunque non giustifica quanto avvenuto essendo ancora in piedi la trattativa.

FIM-CISL Antonello Tangredi

«Il giorno 30.05.18 presso la sala Rsu, si è svolta la riunione tra Azienda e Sindacati, avente per oggetto “L’organizzazione del lavoro con particolare riferimento al turno 2+3 a 12h con 13 rientri da proporre come alternativa all’attuale 4+4+3+5 sempre a 12h”. Dopo la lettura dell’ultima bozza – scrivono il direttivo Fim e la Rus Fim-Cisl alla LFoundry  – , precedentemente rivista, corretta e, naturalmente, ancora modificabile, la delegazione della Fim, presente con la relativa Rsu, Luca Centi Pizzutilli e Arianna Stati, nonché il segretario Territoriale, Antonello Tangredi, ha chiarito da subito che, così come presentato, il documento, non sarebbe stato condiviso, se non avesse contenuto le proposte/richieste, della Fim stessa, in quanto: il numero massimo iniziale di 20/25 dipendenti, così come ri-proposto dall’Azienda era decisamente basso, rispetto alle aspettative originarie di quasi tutto il Sindacato e, alle necessità reali dei lavoratori; non c’è alcuna certezza rispetto all’accrescimento numerico della platea coinvolta nei periodi successivi;così come concepito, il campione che parteciperà alla sperimentazione non è rappresentativo dell’attuale composizione della clean room; il personale tecnico ed ingegneristico non verrà coinvolto in questa fase e, dire che se ne parlerà dopo, è decisamente troppo generico, senza certezze e, soprattutto, discriminatorio; non Ci piaceva che, l’azienda potesse sospendere in maniera unilaterale, la proponenda, organizzazione turnistica, in qualsiasi momento.

Al temine di un dibattito serrato che, si pensava fosse costruttivo, anche con le naturali divergenze, emerse per motivazione che, alla fine, di sindacale, hanno ben poco – prosegue la nota di Tangredi – , la Rsu Fim che, certamente non si fa prendere in giro da nessuno, si è allontanata dalla riunione (l’Azienda era assente) e, dopo un lungo confronto con la propria Segreteria, nel pomeriggio, ha chiesto di riaprire la discussione, dopo la riunione del direttivo Fim che si sarebbe tenuta il 4/6. In serata, si è appreso, tramite i social che, era stato firmato un verbale di riunione (con solo un terzo dei componenti la Rsu), salvo poi, scoprire dalla stampa, con comunicato ufficiale di Alessandro Albertini (Dir.ne Relazioni sindacali e industriali), che era stato sottoscritto un accordo vero e, successivamente il Sindacato ha convocato le assemblee: roba da non credere !!! Pertanto, RI-premesso che, la Fim, da sempre è favorevole al turno 2+3, ovvero, alla ridiscussione presso il Ministero del Lavoro, di tutto l’impianto dei turni di 12 ore, si adopererà – incalza la Fim.Cisl – , anche attraverso proprie assemblee, affinchè, i dipendenti, facciano pervenire un elevato numero di adesione a questo turno: vedremo, poi, come i sindacati firmatari e l’azienda, attribuiranno priorità e creeranno discriminazioni. Infine, come si può pensare che un accordo fatto di “se”, di “ma” e qualche forse, possa essere davvero esigibile?

Si chiede, dunque, con forza, ai protagonisti delle relazioni Industriali, un maggiore sforzo, perché, anche molti dipendenti “giovani” ma, con ormai, tanti anni di clean room sulle spalle, aspettano delle risposte strutturali che, certamente, farebbero bene a tutta la fabbrica. Davvero un’ultima riflessione: perché tanta fretta di chiudere un accordo senza la Fim, quando l’esigibilità, ferma restante la pericolosa criticità Societaria e produttiva, se l’accordo entrerà in vigore ad ottobre 2018? Aspettare una settimana – concludono alla Fim-Cisl – , non avrebbe cambiato i destini della fabbrica ma, una cosa, ancora una volta, si è palesata: la Fim è scomoda e fa paura la Sua compattezza e coerenza al tavolo della trattativa».

Perché tanta fretta? E perché escludere una sigla sindacale importate, anche a livello nazionale, come la Fim-Cisl? Interrogativi sui quali, per responsabilità evitiamo di fare commenti e di lanciare illazioni ma ai quali aspettiamo risposte direttamente dalla direzione aziendale della LFoundry Avezzano.