CAPISTRELLO. I “SENTIERI DEL CUORE” DEL FAI ALLA SCOPERTA DELL’EMISSARIO CLAUDIO/TORLONIA

CAPISTRELLO – Fervono i lavori attraverso i sentieri che conducono all’Emissario Claudio/Torlonia, votato da 4.704 persone nel 2016 all’ottava edizione de “I Luoghi del Cuore”, il censimento dei luoghi italiani da non dimenticare promosso dal FAI – Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Il bene, il cui sbocco è situato nella parte bassa del borgo antico di Capistrello, sul fiume Liri, si è posizionato al 70° posto nella classifica nazionale e 2° in quella regionale e ha ottenuto un contributo di 2.700 €, in seguito alla partecipazione al bando per la selezione degli interventi. Il riconoscimento è arrivato grazie all’impegno e alla caparbietà di tanti cittadini, successivamente costituitisi nell’associazione Amici dell’Emissario, la cui passione ha saputo mobilitare un intero territorio nel raggiungimento di questo grande obiettivo.

Il contributo FAI è destinato, attraverso un progetto cofinanziato dal Comune di Capistrello e da due aziende del posto, la Co.Di.Mar S.r.l e la EdilFan S.a.s., alla realizzazione di cartellonistica e materiale informativo dedicato ai sempre più numerosi turisti, attratti non solo dalla curiosità di penetrare le viscere della terra, per vedere da vicino la più grande opera idraulica dell’antichità, ma anche per immergersi in un contesto archeologico naturalistico assolutamente unico.

Un’area fluviale sovrastata dall’arco monumentale dell’emissario all’interno di un profondo canyon attraversato dal fiume Liri e dall’antica Via Sorana che collegava le colonie romane di Alba Fucens e Sora. L’arco romano è realizzato in opus reticulatum, sovrastato da un’immensa parete rocciosa sagomata.

L’emissario Claudio/Torlonia è sicuramente la più imponente opera idraulica della storia antica oltre che la più lunga galleria realizzata dall’uomo, almeno fino al 1870, anno in cui terminò il traforo ferroviario del Frejus, ben 18 secoli dopo. I lavori di questa straordinaria opera idraulica, secondo la testimonianza di Tacito, iniziarono nel 41 d.C. e terminarono nel 52 d.C. Lo scopo era di regimentare le acque del lago Fucino, nella Marsica, per limitarne le periodiche esondazioni e ricavare nuove terre fertili da coltivare, drenando l’acqua del lago nel fiume Liri. Si tratta di una galleria lunga circa 6 chilometri che ha origine presso la località di Borgo Incile nel comune di Avezzano e termine nella parte bassa del borgo antico del Comune di Capistrello. Il complesso idraulico è dotato di 30 pozzi di aerazione e di alcune discenderie di servizio, ancora oggi accessibili con apposite guide, ottenute le necessarie autorizzazioni. L’opera rimase in funzione fino alla caduta dell’Impero Romano poi fu abbandonata e il livello del Fucino tornò a crescere. Le strutture rimasero in stato di totale degrado fino alla seconda metà dell’Ottocento. Nel corso dei secoli, sotto i regni di Federico II di Svevia, Alfonso d’Aragona, Ferdinando IV, Giuseppe Bonaparte, Francesco I°, furono necessari alcuni interventi di ripulitura per ripristinare la funzionalità dell’emissario ma solo nella seconda metà del XIX secolo, il Principe Alessandro Torlonia, seguendo lo stesso percorso tracciato dai romani, riuscì a prosciugare l’antico lago portando alla luce le terre dell’attuale conca del Fucino.

Purtroppo l’intervento dei tecnici di Torlonia, ripercorrendo lo stesso tracciato dei romani compromise le strutture realizzate esternamente 18 secoli prima, e oggi, ciò che resta dell’opera originale, è proprio l’arco monumentale sul fiume Liri, la cui funzione è prevalentemente decorativa, oltre all’enorme parete di roccia sagomata che lo sovrasta, destinata probabilmente a ospitare un’effige commemorativa.

L’impegno costante e continuo dell’associazione degli Amici dell’Emissario è volto a scongiurare che ciò che i tecnici di Torlonia non hanno fatto, riesca a farlo il tempo e l’incuria. Il restauro dell’arco monumentale è ormai necessario e urgente, poiché versa in gravi condizioni di degrado. Il rischio di cedimenti strutturali è tale da compromettere irrimediabilmente l’opera romana. Per questo assume ancora maggiore importanza il riconoscimento ottenuto dal FAI quale luogo del cuore.

Se non bastasse questo, l’emissario sta lì a ricordarci, nell’ambito dell’auspicato Parco Multiculturale del Fucino, l’importanza delle sinergie fra gli stakeholder del territorio. Promuovere l’integrazione tra cultura, archeologia, ambiente ed enogastronomia attraverso la realizzazione di circuiti virtuosi e sostenibili per un turismo a basso impatto ambientale diventa strategico in un progetto d’area mirato a perseguire obiettivi sempre più alti.