UN MARSICANO ALLA CORTE DELL’IMPERATORE CALIGOLA: LE VICENDE DEL PREFETTO DEL PRETORIO MACRONE

ALBA FUCENS Il meraviglioso Anfiteatro Romano

di Americo Tangredi

ALBA FUCENS – La storia che oggi vi raccontiamo narra le gesta ambiziose di un personaggio dell’antica Roma nato nel cuore della Marsica: Quinto Nevio Cordo Sutorio Macrone. Sentendo questo nome molti di voi si domandano chi fosse questo personaggio dal nome così lungo e complicato. Nel rispondervi vi poniamo questa domanda: Siete mai stati all’interno dell’anfiteatro di Alba Fucens? È un’opera magnifica che affascina ogni visitatore, sia per la posizione geografica e sia per la sua ottima acustica. Bene, l’anfiteatro di Alba Fucens è l’eredità che Macrone lasciò alla sua amata terra.

Egli nacque nel 21 a.C proprio nella colonia latina di Alba Fucens ma da ragazzo si trasferì a Roma dove divenne, sotto l’impero di Tiberio, il praefectus vigilum ovvero l’equivalente dell’odierno capo dei vigili urbani. Il suo carattere intraprendente e ambizioso venne subito notato dagli ambienti imperiali che in quel periodo vivevano nella meravigliosa isola di Capri presso la sontuosa villa imperiale. L’anziano imperatore Tiberio temendo l’ascesa di potere del suo prefetto del pretorio Lucio Elio Seiano decise di nominare in segreto Macrone al posto dello sventurato Seiano. Compito del nuovo capo dei pretoriani era quello di eliminare il suo predecessore e lo fece tra la notte del 17 e 18 ottobre del 31 d.C strangolando il povero Seiano ed eliminando tutta la sua famiglia. Successivamente all’assassinio il popolo romano fece scempio del cadavere del malcapitato ex prefetto buttandolo nelle acque del Tevere. Da quel momento il marsicano Macrone venne temuto e rispettato sia dalla corte imperiale e sia dal senato di Roma.

È molto nota la sua amicizia con il futuro imperatore Caligola; si vociferava che la moglie di Macrone, tale Ennia Trosilla avesse una tresca con il futuro imperatore. Il capo dei pretoriani non dava adito a tali dicerie, visto che considerava l’ascesa al trono di Caligola quasi nulla dovuta al suo carattere depravato e sanguinario. Macrone aveva però fatto male i conti con la storia; nel 37 d.C assistette quasi inerme all’assassinio di Tiberio da parte di Caligola. Sotto il principato del nuovo imperatore, il prefetto marsicano ebbe una certa influenza tanto da irritare il già fragile temperamento di Caligola. Il nuovo imperatore doveva trovare la famosa goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso; e la trovò in un amico di Macrone che sosteneva Tiberio Gemello – un parente di Caligola fatto uccidere nel 38 d.C per timore che avrebbe usurpato il posto di Caligola- e quindi non decise di punirlo, ma di premiarlo. Lo nominò prefetto d’Egitto, una grande carica per l’epoca, in questo modo lo teneva lontano da Roma. Ma per il folle Caligola non era abbastanza, sempre nel 38 d.C inviò ad Alessandria d’Egitto un messaggio al suo prefetto in cui lo invitava a suicidarsi, lui e la sua famiglia: conoscendo il carattere dell’imperatore Macrone accettò la richiesta. Nel suo testamento lasciò in eredità una forte somma di denaro, che Caligola non riuscì a sottrarre, e venne costruito l’anfiteatro di Alba Fucens in ricordo di questo personaggio così emblematico.