ASSOLTO IN CASSAZIONE L’AVVOCATO AVEZZANESE DI ILONA STALLER. NON TRUFFÒ UNA CLIENTE DI TAGLIACOZZO

AVEZZANO – Era accusato di aver truffato una sua cliente per 140mila euro, assolto in Cassazione Luca Di Carlo, avvocato di Avezzano, noto alle cronache anche per essere il legale di Ilona Steller, la “Cicciolina” degli anni ’70 e ’80.

I fatti sono di alcuni anni fa quando Di Carlo fu denunciato da una donna, che aveva assistito nella causa di separazione, la quale lo accusò di aver firmato dei fogli in bianco, ufficialmente per la separazione, utilizzati poi dal legale, a suo dire, per truffarla della somma di 140mila euro totali per presunte sue consulenze nella compravendita della casa e altri beni che si trovano a Tagliacozzo. Di Carlo fu condannato dal Tribunale di Avezzano, in primo grado, ad 1 anno e 4 mesi di reclusione con una provvisionale alla parte offesa di 20mila euro. Ovvio e scontato il ricorso in Corte di Appello che ridusse al pena ad 1 anno e 2 mesi di reclusione. Il difensore del “sexy avvocato”, come fu definito dalle cronache… specializzate, l’avvocato Roberto Verdecchia, ha quindi presentato ricorso in Cassazione sostenendo l’improcedibilità a carico del suo assistito e collega. tesi accolta dalla Cassazione che ha annullato la condanna senza rinvio e quindi rendendo definitiva l’assoluzione per Luca Di Carlo.

DIFENSORE L’Avvocato Roberto Verdecchia

«A volte la vita riserva delle sorprese che non ti aspetti. L’avvocato, condannato in primo grado ad anno uno e mesi sei di reclusione, sentenza parzialmente confermata in secondo dalla Corte di Appello de L’Aquila, in terzo grado la Suprema Corte – ci ha dichiarato l’avvocato Verdecchia –  ha annullato senza rinvio la sentenza, non riconoscendo la procedibilità d’ufficio in relazione alla truffa così contestata ai danni delle persone offese che sporsero la querela. Querela che la cassazione ho ritenuto tardiva e quindi inefficace. Sono soddisfatto – conclude l’avv. Roberto Verdecchia –  dall’esito del giudizio espresso da parte dei giudici della Suprema Corte, che senza pensarci due volte hanno applicato “sic et simpliciter” la legge, circostanza che doveva già trovare accoglimento sia in primo che secondo grado».