“DIRÒ VOSTRE BELLEZZE ALME E DIVINE”, STORIA DI UNA POETESSA MARSICANA: PETRONILLA PAOLINI MASSIMI

di Americo Tangredi

MAGLIANO DE’ MARSI – La storia che oggi vi presentiamo narra le vicende umane e letterarie di una poetessa marsicana d’inizio ‘700: Petronilla Paolini Massimi. Una vera innovatrice per l’epoca, visto il ruolo marginale che la donna aveva in quei secoli. Petronilla nacque nella bellissima cittadina di Tagliacozzo alla vigilia di Natale dell’anno del Signore 1624 dal nobile maglianese Francesco Paolini e dalla nobildonna tagliacozzana Silvia Argoli imparentata con il celebre matematico Andrea Argoli.

L’infanzia della poetessa venne però turbata dall’efferato omicidio del padre il 13 febbraio del 1667, forse per meri intrighi politici. L’omicidio provocò una fuga della piccola Petronilla e di sua madre Silvia nella città di Roma: li trovarono ospitalità presso il convento delle monache clarisse dello Spirito Santo dei Napoletani nel rione Regola. Ma le disavventure per la piccola poetessa non finirono li, anzi proseguirono per un verso molto più scabroso. Per colmare anche un punto i vista economico, la piccola Petronilla il 9 novembre del 1677 all’età di dieci anni, andò in sposa al maturo nobile romano Francesco Massimi vice-castellano della fortezza di Castel Sant’Angelo. Un matrimonio avallato anche da una speciale benedizione di papa Clemente X – al secolo Emilio Altieri, parente di Francesco Massimi- nonostante questo inceppo con la religione e la chiesa, la poetessa non perse mai la sua profonda fede che traspare intensamente nei suoi sonetti e nelle sue rime.

Per un breve tempo la giovane Petronilla visse insieme alla madre nel convento del Santo Spirito, ma poi si trasferì nel palazzo nobiliare del marito situato nell’Ara Coeli – nel quartiere medievale, oggi scomparso, dove tutt’ora sorge l’Altare della Patria- li maturò la sua vocazione alla scrittura. Fu un’eredità paterna visto che Francesco Paolini, secondo il Corsignani nella Reggia Marsicana era “uomo erudito nelle belle lettere”. A differenza di suo padre, la giovane usava la scrittura per sentirsi libera da un mondo che non considerava suo. Tutta questa sofferenza la si può leggere nei suoi tristi versi: “pur baciai le catene e in rigida prigion sfogai col canto qual dolente usignuol l’angosce e ‘l pianto”. Da Francesco Massimi ebbe 3 figli; Angelo, Emilio e Domenico e la considerazione dell’esser madre la convinse a lasciare quella casa. Cercò di prendere le vie legali rivolgendosi al tribunale per una separazione, ma gli venne negata.

Ciò che non gli venne negata però furono i meriti di suoi lettori e di alcune accademie: divenne membro delle accademie romane di Arcadia e degli Infecondi e dell’accademia perugina degli insensati. Ma lo strappo con il marito gli costò il duro prezzo di non vedere i suoi figli e neanche di stare al capezzale del figlio Domenico che morì nel 1694. Morto il marito, la poetessa che ormai era diventata importante e conosciuta anche con il nome di Fidalma Partenide ritornò nel suo palazzo romano con i suoi due figli ma non dimenticava mai ne Tagliacozzo ne Magliano dè Marsi. Petronilla Paolini Massimi morirà il 4 marzo del 1726 nella città di Roma ed è sepolta nella chiesa di Sant’Egidio.