AIELLI. “FONTAMARA” DI SILONE È UN MURALES. UN MURO LUNGO TRE CHILOMETRI

AIELLI – Il lavoro a “Borgo Universo” di Aielli è terminato. La trascrizione murale del “Fontamara” di Ignazio Silone ha avuto la sua trionfale conclusione nella serata di ieri, giovedì 2 agosto. Abbiamo quindi chiesto al Professor Benedetto Di Pietro, uno degli ideatori , organizzatori e sostenitori di questo meraviglioso progetto, di scriverci lui un articolo per celebrare questo momento. Lo ringraziamo pubblicamente e vi invitiamo a leggere con calma, riflessione ed attenzione le parole del professor Di Pietro.

«La fine di una cosa lascia sempre una soddisfazione e un rimpianto. È quello che è successo ieri intorno alle 19.00 ad Aielli sotto la Torre delle Stelle dove ha trovato la sua degna fine un’opera iniziata una trentina di giorni fa. Un azzardo fuori dal senso comune ma pienamente dentro quel  buon senso che spesso si tende a smarrire. Alleg, Sbrama, Ema Jons sono i tre muralisti autori di una impresa che, di questo siamo sicuri, non ha eguali in Italia cioè la trascrizione muraria di un intero libro. In questo caso si parla della trascrizione dell’intero libro di Ignazio Silone “Fontamara”su un muro. Un muro alto cinque metri, lungo sedici, per una superficie di ottanta metri quadrati. 53.839 (cinquantatremilaottocentotrentanove) parole, 240 pagine, oltre tre chilometri di inchiostro vergato sul muro per riproporre la domanda che ha assillato Silone per tutta la sua vita: “Che fare?”. Il contesto umano e sociale che ha consentito la realizzazione dell’opera è costituito da una amministrazione comunale dinamica, un sindaco (Enzo Di Natale) coraggioso, un artista visionario (Alleg- Andrea Parente), la complicità di due muralisti di talento, Sbrama e Ema Jons, e la vicinanza di una cittadinanza curiosa e affettuosa.

Nei giorni passati coloro che si sono inerpicati nei pressi del muro potevano osservare le mani che, inesorabili, fissavano le parole sul muro. Alleg, Sbrama e Ema Jons continuavano, con l’ostinazione tipica di chi vuole bene alle cose che fa, l’impresa muraria che testimoniava della loro passione artistica e umana. Aggrappati al muro, scrivevano una storia che riguarda tutti, potenti e umili.  Ignazio Silone la scrisse su carta per i diseredati, i miseri e i cenciosi. Loro si sentivano incaricati di scriverla su uno spazio verticale che appartiene a tutti e dove può essere additata come ammonimento contro l’ingiustizia e la prepotenza  e come incitamento verso il riscatto sociale ed umano. Quando, ieri sera, Alleg e compagni hanno posto fine alla trascrizione dell’opera siloniana i presenti si sono trovati davanti a quella fastidiosa domanda che chiude Fontamara: “Che fare?”

È l’eterna domanda che riguarda i cafoni di tutto il mondo e che li accompagna inesorabile come un’ombra, domanda che attende, oggi più di ieri, una risposta esauriente.

Una domanda che è una spina nel fianco del lettore (che non vuole o non può limitarsi ad essere solo lettore ma anche cittadino del mondo civile) che rimane impressa nella carne, come un monito a fare i conti con l’ingiustizia, a non voltarsi dall’altra parte quando viene calpestata la dignità umana. Una domanda che parla dei nostri tempi, dei nuovi cafoni che vengono irrisi, ignorati e sputati dai vecchi cafoni (che s’illudono di non esserlo più) dimentichi degli sputi a loro volta ricevuti nel corso del tempo.  Di coloro che pensano che i responsabili della loro condizione socioeconomica dipenda dalla vicinanza di quelli che stanno appena peggio di loro.

Soddisfazione e rimpianto si diceva.

La soddisfazione la si leggeva negli occhi dei cittadini di Aielli, consapevoli di ospitare qualcosa di importante.

Il rimpianto lo si scorgeva negli occhi di coloro che avevano compiuto una impresa dalla quale dovevano distaccarsi. E ne dovevano cercare un’altra che fosse all’altezza di questa appena conclusa. – Benedetto Di Pietro (Lapillo Bi)».