NUOVA FONTANA DI PIAZZA RISORGIMENTO. UNA NOSTRA LETTRICE CI SCRIVE

AVEZZANO – Riportiamo con piacere ed interesse la riflessione di una nostra lettrice sulla nuova fontana di Piazza Risorgimento di Avezzano. Un contributo di idee, di spunti critici su cui soffermarsi e riflettere. Cogliamo l’occasione per rinnovare l’invito a scriverci e a farsi parte attiva del nostro giornale.

«L’Agorà è uno spazio di incontro sociale, non il monumento faraonico il protagonista di una piazza. Mi è piaciuto l’articolo sulla nuova fontana, un articolo obiettivo e moderato in un momento in cui qualsiasi considerazione critica viene valutata come appartenente a chi è avverso o fan di questa o quella Amministrazione. Personalmente tento di riconoscere ciò che può essere buono nelle azioni di chiunque, al di là che io ne sia fan a meno. Tornando alla fontana, ho 53 anni e vivo da 53 anni ad Avezzano, ora per lavoro sono spesso nella regione Lazio anche a vivere ahimè! credo che Avezzano sia, soprattutto nella parte centrale, una cittadina elegante: averla pensata con queste strade così larghe averla pensata con i marciapiedi larghi averla pensata con i palazzi non altissimi averla pensata con questa regale di alberi imponenti , alcuni profumati come i tigli, cicciotti che creano degli archi da un marciapiede all’altro ,credo sia stata l’idea più bella a livello urbanistico che possano aver pensato.

Il mio sogno è stato sempre quello di vedere le zone periferiche piene di alberi come il centro, tutti i marciapiedi con gli alberi, dai platani, ai pruneti come quelli su via sabotino oppure quei tigli profumati che caratterizzavano gli odori delle estati avezzanesi. Alberi che creavano una continuità, che avrebbero potuto creare una continuità con il centro sarebbe stato spettacolare oltre che salutare, fa stare bene, pensarli partire dalla Pineta, fino alla parte centrale, pensarli da via Nuova o da via America o San Rocco, via delle Industrie che convergono verso la piazza quella, con continuità già dall’ingresso di ogni autostrada fa stare bene riconoscere lo stesso disegno portante in ogni zona della città con strade larghe ma al tempo stesso verdi. Questi alberi, quel quadrilatero della piazza erano belli ed eleganti. L’imponenza della cattedrale,  tutti i palazzi attorno avvolti da quella corona di alberi che sobri e  regali al tempo abbellivano anche una piazza semplice ,una piazza fatta per raccogliere le persone, una piazza dove non c’erano altri elementi di disturbo, la scalinata della cattedrale accoglie le persone, il rettangolo al centro accoglie famiglie e  bambini ,quella fontana piccola tonda, sia quando aveva i fiori sia quando aveva l’acqua accoglieva tutto attorno e non allontanava gli sguardi,  ma lasciava molto spazio per le persone .

Nessun elemento in cemento della nostra fontana prevaricava le relazioni, nessun elemento in cemento era più grande di un altro o andava ad invadere gli altri. Gli alberi che circondavano la piazza erano panchine, abbellivano anche i palazzi attorno a parer mio. Qualsiasi baracca diventa una villa con una bella vegetazione attorno e non c’è nessuna struttura in cemento per quanto bella per quanto moderna che possa essere elegante senza alberi, che possa far star bene Ecco perché per me la piazza, l’agorà, è uno spazio sociale dove le persone si trovano nel proprio benessere e per giunta attorno ad elementi della natura che possono coesistere tra le strutture di una piazza. È una combinazione di tanti fattori e non di uno predominante su l’altro.

Ora quei zampilli, quelle luci da giostra, di quella fontana sproporzionata, che ruba spazio in maniera sfacciata allo spazio delle persone, che vuole rubare spazio alla cattedrale, che continua una cementificazione come una barriera verso i palazzi di via Corradini, vuole essere un monumento per sé.

Non ci saranno luci che potranno distrarre da quella prepotenza. Hanno squarciato una piazza, hanno denudato una strada, non era necessario, ormai quelle erano le radici il volto della nostra città. Bisognava tramandarle, ripeterle, replicarla anche nella periferia e curarle semmai. Ben venga la pista ciclabile, ma anche quel progetto cosi realizzato è orribile, pericoloso. Mi viene da pensare che vengano fatte opere solo per mettere la firma di qualcuno che ha il potere di lasciare il proprio passaggio come un’impronta pesante, prevaricando sulla comunità. Quella fontana a mio avviso è spettrale, non serve ricordare la tragedia, serve andare oltre e creare cura e bellezza senza deturpare un territorio è un cemento che prevarica in maniera prepotente.

Era carino il chiosco con l’edicola sempre sulla piazza. Attorno all’edicola si viveva. I quotidiani, le riviste, ora è un container, costretto all’angolo. Temo che cambierà ancora, ahimè!, e non in meglio il disegno di Az, ché basterà una banca sotto il falso della fondazione, che deciderà cosa costruire o cosa buttare a terra per gettare la sua targa sulla nostra città e qualcuno che l’avallerà approfittando della rappresentanza avuta da noi comunità».