IL PUNTASPILLI. G.M. DE PRATTI: «GRANDE O PICCOLISSIMA DISTRIBUZIONE: QUESTO È IL DILEMMA OPPURE C’È DELL’ALTRO?»

AVEZZANO – Mercato settimanale del sabato di Avezzano, interviene sull’argomento, dando una lettura diversa, oltre la cronaca, e sicuramente originale, “Puntaspilli” Giovanni Maria De Pratti, una sorta di nostro “Puntaspilli” che ci ha già offerto sue note e riflessioni su altri argomenti. De Pratti è avezzanese, valente ed apprezzato ingegnere nonché protagonista di diverse realtà ed iniziative culturali di Avezzano. Ecco cosa ne pensa del trasferimento, e non trasloco come ahinoi costretti a leggere da qualche parte, del mercato del sabato deciso unilateralmente da De Angelis.

«I recenti avvenimenti relativi al mercato cittadino, mi han fatto riflettere su alcuni aspetti economici. A tutti è nota la legge fondamentale del mercato, ovvero quella “della domanda e dell’offerta” che è alla base del suo funzionamento. Tuttavia essa non regola perfettamente il mercato fra tutti i suoi soggetti o, comunque, ha diversi livelli di applicazione in funzione delle dimensioni del mercato o dei suoi soggetti.

Tutto questo cosa vuol dire? Innanzitutto che parlare di “mercato minuto” è diverso dal parlare di quello fra i centri commerciali, ovvero quelli della “grande distribuzione”.

Nell’ambito del mercato rionale (quello degli ambulanti per intenderci) ed anche a livello di quello che si configura fra negozi, c’è l’incontro diretto della domanda e dell’offerta che agiscono sostanzialmente alla pari, ovvero in esso può realizzarsi la vendita e l’acquisto mediante una trattativa che porta alla formazione di un prezzo proprio nelle condizioni del “mercato perfetto” dell’economia classica. Un mercato perfetto e autoregolantesi è aperto a tutti i potenziali compratori e venditori e nel quale ogni singolo individuo può determinare i termini di scambio.  la concorrenza perfetta è una forma di mercato caratterizzata dall’impossibilità degli imprenditori di fissare il prezzo di vendita dei beni prodotti, che è fissato invece dall’incontro della domanda e dell’offerta, che a loro volta sono espressione dell’utilità e del costo marginale. L’impresa non può determinare contemporaneamente quantità e prezzo d’equilibrio del mercato. In questo mercato, per certi versi si realizza la “concorrenza perfetta” che fa riferimento a quella situazione in cui, per il numero degli operatori economici presenti sul mercato, ciascuno di essi (sia esso espressione della domanda ovvero consumatore e/o sia esso espressione dell’offerta ovvero produttore) non ha la possibilità di influenzare in alcun modo, attraverso i propri comportamenti, il prezzo di vendita dei beni e/o servizi scambiati sul mercato. Questo conduce ad una fissazione del prezzo che riflette l’incontro di due tendenze e necessità: quella di realizzare la vendita al prezzo più alto con quella di realizzare l’acquisto al prezzo più basso. Questo è possibile nel “mercato del sabato” e consente l’accesso al mercato a tutti i possibili acquirenti poiché è nella trattazione stessa che si giunge al compromesso economico che fissa il prezzo finale. Ben diverso è il sistema della grande distribuzione dove esistono relativamente pochi soggetti venditori e molti possibili acquirenti e quindi dove si realizzano le condizioni tipiche dell’oligopolio che è la forma o situazione di mercato caratterizzata, mentre vi è una concorrenza perfetta tra compratori, dalla presenza proprio di un numero limitato di venditori. In questo diverso mercato, l’offerta è fissata ad un prezzo stabilito dal venditore che lo fissa in relazione a una sua politica commerciale fondata sulla rilevazione dei bisogni e del valore commerciale dei beni o servizi che scaturisce da una ricerca di mercato. Qui il prezzo è scarsamente influenzato dai possibili compratori e non esiste di fatto alcuna trattativa. Tendenzialmente il prezzo può risultare anche più alto di quello che si realizza nel mercato rionale o nei negozi, anche se più spesso può risultare più basso che nei negozi, ma difficilmente può essere inferiore a quello del mercato degli ambulanti, dove possono avere accesso anche compratori con possibilità di spese più basse e, comunque, il mercato offre prodotti di qualità sia bassa che media o alta al tempo stesso, con possibilità di soddisfacimento di tutte le possibilità di spesa.

Allora se tutto ciò è vero e, quindi, il mercato degli ambulanti risponde anche a criteri di economia per così dire sociale: perché deve essere ostacolato? Non è che si stan facendo solo gli interessi dell’oligopolio? Oppure c’è la necessità di affermare un diverso modello di società dei consumi, legato solo ad una elite sul mercato? Perché nella decisione di spostare il mercato del sabato da una posizione centrale, storica, tradizionale ad una periferica c’è il serio rischio di ucciderlo, impedendone la fruizione in forza di una delocalizzazione che impedisce l’accesso a tutti indistintamente…».

gmdp

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