“SULLA MIA PELLE” IL FILM DI CREMONINI DOMANI AL CASTELLO ORSINI. SE NE PARLERÀ CON I GENITORI DI STEFANO CUCCHI

di Roberta Placida

AVEZZANO – Domani, domenica 28 Ottobre, alle ore 18.15, al Castello Orsini Colonna, sarà proiettato il film “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini con Alessandro Borghi che racconta gli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi.

Coordina i lavori Giacomo Russo Spera, giornalista di MicroMega.

Interverrano: Dr. Maurizio Cerrato, Sostituto Procuratore della Repubblica; Giovanni e Rita Cucchi, genitori di Stefano Cucchi.

Stefano Cucchi è il geometra morto a 31 anni nel 2009 nell’ospedale penitenziario Pertini,  dopo essere stato arrestato per possesso di stupefacenti. La sua storia si tinge di tinte fosche:  la sorella Ilaria ha portato avanti una battaglia giudiziaria per chiarire le cause effettive della morte di Stefano, imputate, inizialmente, a uno stato di decadimento fisico dovuto principalmente a denutrizione. Secondo i legali della famiglia Cucchi, Stefano fu picchiato violentemente prima ancora dell’udienza di convalida dell’arresto, la mattina del 16 ottobre. Dopo il ricovero all’ospedale Pertini, Stefano non fu accudito e nutrito. Fu lasciato morire di fame e di sete

L’11 ottobre 2018 il processo ha avuto un’importante svolta, dopo che nel corso dell’udienza, il pm Giovanni Musarò ha rivelato che, il 20 giugno 2018, l’agente Francesco Tedesco aveva presentato denuncia in Procura sul pestaggio di Cucchi: nel corso dei tre interrogatori, il carabiniere ha accusato i suoi colleghi. L’inchiesta bis, avviata a dicembre 2015, si è chiusa con la richiesta da parte della procura di Roma del rinvio a giudizio di cinque carabinieri coinvolti, tre dei quali devono rispondere di omicidio preterintenzionale pluriaggravato dai futili motivi e dalla minorata difesa della vittima, abuso di autorità contro arrestati, falso ideologico in atto pubblico e calunnia. .

Alla luce dei recenti sviluppi, sembra proprio che Stefano potrebbe affermare, senza tema di essere smentito: “Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte. Mi cercarono l’anima a forza di botte”.

 

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