OPERAZIONE ALBA. PRESSIONI E LAVORI PUBBLICI. INTERCETTAZIONI E ACCUSE DI DIPENDENTI ED EX AMMINISTRATORI

AVEZZANO – Affidamenti diretti disinvolti, pressioni su un dipendente del settore tecnico comunale di Capistrello, un accordo con ditte e professionisti, presunti favori in cambio di appalti sulla ristrutturazione del palazzo Municipale, del Cimitero e della realizzazione di altre opere viarie ed edili. Il tutto condito con intercettazioni telefoniche ed ambientali e, soprattutto, le dichiarazioni di due persone.

Questo, in estrema sintesi, è quello che ci raccontano le 112 pagine dell’Ordinanza di Custodia cautelare che il Gip di Avezzano ha firmato e che stamattina ha portato all’arresto, con domiciliari, del Sindaco di Capistrello, Franco Ciciotti e ad indagare complessivamente,e  con varia gravità, altre 13 persone.

Tutto sarebbe iniziato da dichiarazioni, pubbliche e fatte agli organi competenti, dell’ex Presidente del Consiglio Comunale di Capistrello, Francesco Bisegna, che nel marzo 2017, dopo essersi dimesso da quella carica e anche da consigliere, parlò apertamente di irregolarità gravi legalmente e oralmente, nella gestione della cosa pubblica da parte degli attuali amministratori. Ad aggravare la situazione, e far partire le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo diretti dal Capitano Silvia Gobbini, sono poi state le affermazioni del tecnico comunale Dario Bucci che ha parlato di pressioni continue su di lui in merito ad alcuni lavori pubblici da effettuare. Indagine andata avanti almeno un anno, fra acquisizioni di documentazione, oggetto di numerosi attacchi dell’opposizione in Consiglio contro Ciciotti, e, stamattina, anzi… all’Alba, hanno portato all’esecuzione delle misure cautelari e di perquisizioni.

Ma si tratta solo del primo passo,. Da un lato, infatti, indagini ed accertamenti documentali proseguono, i militari hanno acquisito altro materiale, e i difensori degli indagati, Roberto Verdecchia, Antonio Milo e Franco Colucci avvocati del sindaco e dei maggiori indagati, già pronti a dare battaglia già in questa fase per arrivare innanzitutto alla totale remissione in libertà dei propri assistiti e, in secondo luogo, ma non meno importante, valutare il quadro complessivo della storia e a smontare totalmente il castello accusatorio e probante costruito, fino ad ora, da militari dell’Arma e magistrati inquirenti.

L’aria è che non si tratterà una cosa breve e a spiegarlo meglio è proprio uno dei difensori, l’avvocato Roberto Verdecchia: «Solo dopo una attenta lettura dell’intero carteggio processuale, ed a seguito del l’interrogatorio di garanzia dei maggiori indagati, valuterò se ricorrere al Tribunale del Riesame, se sarà necessario. Sono certo che il mio assistito saprà fornire al Gup gli ampi chiarimenti che saranno a lui richiesti dimostrando la sua estraneità ai fatti». Sulla stessa linea gli altri due difensori degli indagati principali, Franco Colucci e Antonio Milo.