ACCORDO LFOUNDRY-JIANGSU. INCONTRO A CONFINDUSTRIA. FIOM POSITIVA. FIM PRUDENTE

AVEZZANO – Su una cosa sono tutti d’accordo, i Contratti di Solidarietà alla LFoundry di Avezzano sono stati una scelta estremamente intelligente e che sta consentendo di gestire questa fase di trasformazione nel migliore dei modi.

Questo è l’aspetto su cui tutte le parti concordano e che è stato ribadito all’incontro svoltosi a Confindustria L’Aquila all’indomani dell’accordo fra la casa italotedesca ed i cinesi di Jiangsu-Cas IGBT.

Nel merito della questione e sul futuro dello stabilimento, ora, l’atteggiamento di due principali sindacati nello stabilimento ex Micron sono differenti nei toni e nelle valutazioni.

Da una lato la Fiom-Cgil, critica fino a prima di questa vendita ed ora positiva, dall’altra la Fim-Cgil che era fiduciosa sulla soluzione ma ora resta molto prudente prima di gridare al miracolo.

FIOM-CGIL La segretaria Elvira De Sanctis

«La vendita si concretizzerà il 28 giugno (se tutto andrà secondo i piani) – si legge nella nota della Fiom-Cgil provinciale – , nulla, ad oggi, può essere dato per certo circa il mix di prodotti e le quantità in gioco che si intende mettere in linea, soprattutto perché non è chiaro cosa accadrà con i prodotti dell’attuale principale cliente, ON semicoductor. Fortunatamente la  direzione ha tenuto a sottolineare il fatto che, come garantito in un incontro tra le sole società e rappresentanti del Ministero dello Sviluppo Economico, non esiste un problema occupazionale; detto ciò – prosegue la Fiom – non si può fare a meno di chiedersi come mai questa operazione così importante e con tali garanzie in premessa debba avvalersi di un ammortizzatore sociale così lungo e quanto questo strumento sia stato utilizzato in modo prematuro e non parsimonioso. Inoltre, a detta della direzione aziendale, al momento né è stata discussa la necessità di avere garanzie vincolanti di permanenza sul territorio della nuova società né è stato sviluppato un capitolo investimenti, pertanto rimane cruciale l’incontro al Mise che, avendo già avuto contatti con la nuova proprietà, è chiamato a giocare un ruolo di garanzia rispetto ai citati argomenti (permanenza nel territorio, mantenimento dei livelli occupazionali nel lungo termine, investimenti, mantenimento del valore aggiunto del livello tecnologico attualmente espresso). Appare chiaro – conclude la nota di Fiom-Cgil – che l’incontro al MiseE potrà portare valore aggiunto se il confronto si avrà con la nuova proprietà e se in quella sede si entrerà nel merito degli aspetti industriali, vera garanzia per i dipendenti».

FIM-CISL Il Segretario Antonello Tangredi

Di diverso avviso è la Fim-Cisl di Antonello Tangredi: «72 ore di riflessione, rispetto alla riunione di mercoledì (03.04.19) presso la Confindustria dell’Aquila, forse sono anche poche ma, la contingenza dei tempi e dei temi, impone una presa di posizione per la quale, la Fim-Cisl, non può essere confusa con altri e neanche con la “politica” che, come al solito, senza conoscere neanche un preambolo di un settore e di una vertenza così complicata, ha espresso soddisfazione e elargito ringraziamenti, senza senso, all’annuncio della “vendita dello stabilimento”. Nel merito – si legge nella nota della Fim-Cisl – , si tratta del quinto passaggio di consegne in 30 anni, il quarto negli ultimi 6, con una sola certezza: di “italiano” non è rimasto niente, a parte il passaggio senza soluzione di continuità dei lavoratori, salvaguardati, ancora da una volta, solo dal Contratto di Solidarietà che, è bene ricordarlo, durerà, per il momento, fino alla fine di maggio 2020 ed è pagato dall’Inps. Per il resto, è solo un’ intesa per la vendita del mitico stabilimento di Avezzano, realizzato 30 anni fa (con il prezioso contributo di 587 miliardi di lire a fondo perduto, da parte dello Stato italiano); un’operazione finanziaria fra la Smic che, “finalmente” si smarca definitivamente dall’Italia, la neonata Jiangsu Cas-Igbt Tech. Co. e la cessione definitiva del “vecchio” 30 % di proprietà italo-tedesca. Insomma, solo un affare finanziario per POCHI, TANTA incertezza per TANTI, alimentata dalla preoccupazione derivante dall’auspicato funzionamento del nuovo sistema operativo il cosiddetto Mes che, dovrebbe entrare in funzione il 24 aprile prossimo (quello della Micron spirerà il 23). L’affare, pare di aver capito che, potrebbe concludersi, solo se il nuovo software dovesse funzionare e, a valle di quel risultato, dovrebbe essere messo in atto il processo per il cambio tecnologico, cioè, il passaggio dalla produzione di Cmos a Power: cosa molto complicata, – spiegano dalla Fim – tenuto conto della storia della fabbrica e di quella che dovrebbe essere la nuova impostazione industriale, ovvero, progettare e produrre nello stesso sito.

La Fim-Cisl, nell’autonomia della propria integrità morale e sindacale, dopo aver ricordato di essere stata attrice perspicace nella realizzazione del contratto di solidarietà vigente, in quanto, unica “scialuppa di salvataggio in un mare in tempesta”, ha rimarcato che, negli ultimi 11 anni, sottoscrivendo ogni accordo per gli ammortizzatori sociali, finalizzati alla salvaguardia dei posti di lavoro, ha chiesto ai lavoratori ogni tipo di sacrificio, al fine di accompagnarli verso spiagge più tranquille ma, l’incertezza, ancora una volta, – scriva la Fim-Cisl – regna sovrana sui loro destini: questo è inaccettabile. !! Un intero territorio, dopo il “flasch” della SMIC, ripiomba nell’incubo socio-economico e si troverà a rivivere ancora per mesi in ansia per le sorti del “SUO” storico stabilimento: non è ammissibile !!!

Sperare nell’immediata convocazione al Mise (Ministero dello Sviluppo Economico), dove, tra l’altro, dovrebbe essere chiarito dalla LFoundry e dalla Smic, il recente passato e, soprattutto, il reale INTENDIMENTO industriale futuro, significa davvero aggrapparsi all’ultima scialuppa in mare, sperando di trovarvi il posto e una bussola attendibile. Se lo stato dell’informazione aziendale è quello ascoltato il 3 aprile – conclude la nota di Tangredi – la Fim-Cisl è seriamente preoccupata».

Non resta che invitare tutte le parti a far sì che lo stabilimento torni a funzionare al massimo, che si facciano ipotesi di sviluppo e potenziamento e che continui ad essere quel moltiplicatore di ricchezza e di lavoro che questo Fab ha rappresentato e che ci auguriamo continui a rappresentare.

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