TERZA-PAGINA. RIFLESSIONE SULLO SCENEGGIATO TELEVISIVO “IL NOME DELLA ROSA” di Giacomo Battiato”

PREMESSA: si apre oggi la TERZA-PAGINA di MarsicaWeb! Sarà dedicata, settimanalmente, a creare uno spazio di riflessione culturale generale su temi di ogni genere: seguiteci!

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“Riflessione sullo sceneggiato televisivo “Il Nome della Rosa” di Giacomo Battiato”

Analizzando l’intero sceneggiato, si vede bene che è necessaria una rilettura attenta dello stesso, in quanto alla fine si scopre che è molto più legato del film al testo letterario del romanzo, forse perché lo stesso Eco fu consulente degli sceneggiatori e di Giacomo Battiato (il regista). A parte lo svarione del doppiaggio dove “Africae” è letto “Afriche” invece che il più corretto “Africe”, il testo di Eco, riadattato talora e messo in bocca a personaggi diversi o allo stesso personaggio ma in un diverso momento, è più evidente. Manca Ubertino da Casale, Jorge è meno terribile, Malachia più evidente, Abbone è più mellifluo, c’è una indebita presenza di dolciniani e di Dolcino stesso, Giovanni di Cahors appare come personaggio e Bernardo Gui è, come dire, quasi indebita presenza omnipresente anche dove non ci sarebbe dovuto essere. Adso, poi, appare più risoluto di come è in realtà e Salvatore è quasi fuori luogo… Remigio invece è più sostanziale dell’altro del film, più credibile. Manca, infine, quel finale incredibile che al “…mentre canuto senesco, come il mondo…” dell’incipit, fa seguire quel “…fra poco mi inerpicherò…” sino al finale “…lascio queste cose, non so più intorno a chi o che cosa…” prima dell’epitaffio che è la lettura finale e concisa di tutto il libro, ovvero di tutti i nomi resta solo il ricordo o la loro estrema e sintetica nudità, cosa che aveva già concluso in qualche modo D’Annunzio (“…di quel che fummo di quel che sei non resta che il ricordo o mitica Hermione…”) e lo sceneggiatore del testo di Philip K. Dick (“…e tutti questi ricordi andranno perduti nel tempo come lagrime nella pioggia…”). Il film finiva con Adso che confessava “…dell’unico amore terreno della mia vita non avevo mai saputo né seppi mai il nome…”, lo confessava nel finale mentre, invece, era altrove nel libro; qui invece, lo sceneggiato termina senza epitaffio, forse perché Eco, e l’aveva detto in una intervista, era stanco di quel successo che aveva obnubilato gli altri suoi scritti…
In fondo, lui stesso aveva scritto e lasciato nomi nudi…

Sean Connery e Christian Slater nel film
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John Turturro e Damian Hardung

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