AVEZZANO – Ogni anno, la sera del Venerdì Santo, il Santo Padre, a Roma ed in ricordo dei Cristiani massacrati nell’Arena dell’epoca, compie il tragitto al Colosseo della Via Crucis illustrata, per l’appunto, ogni anno da un Artista. Quest’anno, anzi proprio mentre scriviamo, a San Giuseppe di Caruscino, sta accadendo qualcosa di simile: i Ragazzi del Liceo Artistico “V. Bellisario” di Avezzano hanno illustrato la Via Dolorosa, la Via Crucis, e la stanno animando. Il parroco, infatti, Don Giuseppe Ganthedi ha chiesto loro di effettuare questa opera ed i ragazzi si sono cimentati. Sono i ragazzi del corso di metalli che hanno ricevuto l’incarico dalla Confraternita di S. Giuseppe e Madonna di Lourdes di Caruscino. Così, le opere sono state ideate, progettate e realizzate dagli studenti della classe 3B Design dei Metalli i quali, splendidamente guidati dalla loro insegnante la professoressa Stefania Ferella, hanno “adottato” ed ideato, ciascuno di loro, una stazione della Via Crucis, partecipando creativamente a questo cammino, che più di ogni altra cerimonia, fissa il ricordo, la commemorazione e il rivivere di quel “cammino doloroso” che il Figlio di Dio compì salendo dal Litostroto di Ponzio Pilato sino al Luogo del Cranio, prima, dove avvenne la Crocifissione e, poi, al campo del vasaio per la Sua, temporanea, reposizione in attesa del dì di Pasqua.


L’idea è pregevole per tante ragioni: innanzitutto i giovani artisti si cimentano con un tema forte, nel quale il ferro i metalli forgiati sembra quasi dare forma ai pensieri dolorosi ed al drammatico contesto dell’evento che ripete quello di duemila anni fa. 
Nella esecuzione delle singole stazioni, i materiali sono stati scelti perché nulla del drammatico contesto vada perso dietro la vanità: materiali “poveri”, come povero è Colui che porta la croce; duri, come dura è la condanna che Lo aspetta e duramente formati come è per il fatto che ogni opera dell’Uomo nasce nel dolore in attesa della gioia della visione trionfale del giorno ultimo… Il ferro, formato, forgiato e piegato, disegna i volti ed esprime i sentimenti dei protagonisti di ogni momento della vicenda ultima umana del Cristo; l’ottone – che brilla come oro – dà valore alla santità del Cristo e rammenta nella sua povertà quell’oro che Gli fu donato dall’Oriente il giorno della Nascita; il legno, grezzo, appena scurito, richiama la croce, quell’oggetto infamante del quale la liturgia dice “Ecco il Legno della Croce, al quale fu appeso il Salvatore del Mondo…”; la ghiaia cementata – nella quale sono immersi tutte le figure e gli elementi rappresentati – sta per l’ umana condizione in cui il dolore e la sofferenza, rappresentano la base dell’esistenza, quel cemento dal quale, noi prigioni michelangioleschi, cerchiamo di liberarci sottraendoci all’abbraccio cementante della pietra che si spaccherà nell’attimo fatale, quello ultimo, quello che segue all’ “Eloì, Eloì, lemà sabactani…”, “…quando chinato il capo, spirò…” e “…il velo del Tempio si squarciò, la terrà tremò e le tombe di molti santi si aprirono…”
Forse i Ragazzi dell’Artistico son riusciti a fissare la tragicità della Via Dolorosa, il dramma del momento e la forza del Giorno di Jahvé…
Muti restiamo a guardare le opere che fissano così tante cose… Un silenzio che è anche rispettoso atteggiamento verso l’importanza di questa creazione…

Nelle immagini i Ragazzi della classe 3B dell’Artistico all’opera!