AVEZZANO – Ci sono stagioni della vita nelle quali, più che in altre, si comincia ad avere piena percezione del trascorrere, sovente assai veloce, del tempo. Per taluni il tempo sembra non esistere, ma invece esso è, per certi versi, una sorta di spazio nel quale si muove almeno la nostra mente. In genere, è la vecchiaia (o la letteraria vecchiezza) il momento della vita di un uomo nel quale il tempo fa capolino a batter cassa e lo fa con lo straordinario sistema dei ricordi, quasi che “conoscere” la dimensione del tempo sia un platonico “ricordare”.

D’altra parte, è la vecchiaia il tempo, o la stagione se volete della vita, sulla quale si stilano le biografie… “…E mentre canuto, senesco, come il mondo…” dice Adso di Melk nel “Nome della Rosa” iniziando a stilare il racconto “…dei fatti mirabili dei quali fu testimone in quel finire dell’anno del Signore 1327…”

Il tempo si usa suddividere in passato, presente e futuro. Il primo ha una lunghezza elevata, il secondo è un istante irripetibile che trasforma il futuro, ovvero ciò che potrebbe essere ma ancora non è e potrebbe anche non essere mai, in quel che è stato! Per Luigi Fantappié i tre stati coesistono, infatti mentre noi siamo qui, su Alpha Centauri ci vedrebbero come all’epoca dei dinosauri e il futuro sarebbe il simmetrico del passato nel cono relativistico di Minkowski…
Ma forse il tempo è anche circolare o curvo addirittura…

Circolare poiché se si trasformasse la materia in antimateria e poi viceversa, come asserito da Feynmann, si potrebbe andare avanti ed indietro su traiettorie circolari.

Curvo come presuppone Claudio Magris nel suo ultimo libro: quasi che la vecchiaia sia la dimensione nella quale il tempo si incurva e porta nel legame col presente ad immaginare futuri che riflettano il passato…

“…di quel che fu, non resta che il ricordo o mitica Hermione…” conclude in qualche modo il Vate, “…e tutti questi ricordi andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia…” chiude Roy Batty sul tetto inondato di una pioggia greve nella Los Angeles di un futuro che potrebbe essere dietro l’angolo! Tempo e ricordi, memoria e realtà, senso del tempo e senso della realtà che può abbandonarci se, come un Odisseo mai davvero tornato ad Itaca, ci abbandonassimo ad un lungo cammino, ritmato sulle note del “Canone Inverso” di Bach, su quella strana superficie curva e spaziale che ha una sola faccia e che l'”anello” di Moebius: lì scopriremmo che il tempo potrebbe essere curvo perché curva sarebbe la traiettoria che percorsa nello spazio, lo è anche nel tempo che senza sosta si snoderebbe all’infinito, proprio come le note del “Canone” che possono andare avanti ed indietro, sempre eguali, come un andare per sempre nell’infinito del tempo…

Rappresentazione dello spazio-tempo di Minkowski
Citazione:

«Le concezioni di spazio e di tempo che desidero esporvi sono sorte dal terreno della fisica sperimentale, e in ciò sta la loro forza. Esse sono fondamentali. D’ora in poi lo spazio di per sé stesso o il tempo di per sé stesso sono condannati a svanire in pure ombre, e solo una specie di unione tra i due concetti conserverà una realtà indipendente.»
(Hermann Minkowski, 1908)

 

L’anello di Moebius

Possibile rappresentazione della superficie di Moebius in un mosaico del III secolo a. C.

La partitura del Canone Inverso di Bach

Copertina dell’ultimo libro di Claudio Magris

 «Tempo curvo a Krems» è una raccolta di cinque racconti di Claudio Magris (pagine 96, euro 15) che Garzanti manda in libreria dal 4 aprile