AVEZZANO – Quattro ore di Consiglio comunale per non ascoltare mai la voce del Comandante dire che ha deciso di portare il Mercato del Sabato in centro.

Quattro ore di Consiglio comunale per vedere una minoranza vedersi respingere una proposta politica, un atto di indirizzo, vincolante per il Consiglio e Giunta, per riportare il Mercato del Sabato in centro.

Quattro ore di Consiglio per vedere i quattro Responsabili ricompattarsi con la maggioranza del Comandante, qualcuno di loro persino convinto di aver portato a casa il risultato.

Quattro ore di tedioso Consiglio comunale, noioso all’inverosimile, stanca e brutta rappresentazione teatrale di una finta democrazia, per vedere della sontuose “Supercazzole” ergersi fino a “Pensiero”.

Quattro ore di Consiglio comunale che non vi racconteremo, cari lettori, perché noi a Voi ci teniamo e teniamo alla vostra salute in generale.

Noi ci siamo dovuti stare, tutta la Redazione è andata, tutta la Redazione è rimasta stupefatta dallo spettacolo.

Un mese non è bastato agli uffici comunali per dare parere ad una proposta della minoranza. Ma poi ci siamo detti: ma un atto di indirizzo è politico, non può avere pareri tecnici.

Quindi abbiamo ascoltato dette “supercazzole” con le quali si è arrivati, alla fine, a stilare un documento, che pubblichiamo in originale, da parte della maggioranza, e votato, approvato e  sostenuto anche dai quattro Responsabili, Vincenzo Ridolfi, Donato Aratri, Antonietta Dominici e Alessandro Pierleoni. I quattro che avevano addirittura minacciato gravi ripercussioni se non si fosse proceduto a riportare il Mercato del Sabato in centro.

I Responsabili Aratari, Pierleoni, Dominici e Ridolfi hanno votato con la maggioranza

Quattro ore di Consiglio comunale per arrivare ad approvare, con i soli voti della maggioranza a l’astensione di qualche consigliere di minoranza, un documento che, in sintesi, dice che il mercato tornerà in centro e che “Questa Amministrazione si impegna a tenere nella massima considerazione tutte le eventuali proposte che perverranno e dà mandato agli uffici comunali competenti di elaborare entro il 31 maggio 2019 un piano di riorganizzazione del mercato che preveda una rilevazione dell’esatto numero degli operatori aventi diritto, una verifica sulle dimensioni dei mezzi a disposizione degli stessi e una standardizzazione, per quanto possibile, delle dimensioni dei posteggi, oltreché una attenta analisi di costi e benefici”.

Traduzione, nessun atto di indirizzo ma impegno generico (il giuruingiurella di cui sopra) della maggioranza e del Comandate a far sì di valutare tutte le proposte che perverranno, quindi che non verranno dalla Giunta, compatibili con gli standard di sicurezza, viabilità e quant’altro, entro il 31 maggio 2019. La conseguenza logica, a nostro avviso, non è affatto che il mercato di sabato 1 giugno 2019 sarà in centro, ma che, se non si sarà trovata un’area mercatale compatibile con le normative attuali nel centro di Avezzano, sabato 1 giugno 2019 gli ambulanti saranno esattamente dove stanno ora, nella zona Nord di Avezzano, e tanti cari saluti.

Impegni vincolanti, da un punto di vista meramente politico non ce ne sono perché, lo ribadiamo, quella missiva,  è un “giuringiurella” come i tanti che abbiamo fatto oltre quaranta anni or sono all’asilo. Nel frattempo si potrà approvare il Bilancio consuntivo e rifare la Giunta. E anche l’estate è assicurata.

Commenti? Nessuno. Non ne citiamo nessuno.

Chiacchiere e distintivo di alcun valore e che confermano il profilo di questo Amministrazione comunale di Avezzano. Stasera non possiamo che citare, e scomodare indegnamente, il grande Eduardo nella sua commedia più bella, “Napoli Milionaria”. Rivolto alla moglie, angosciata per il futuro, Eduardo, con aria solenne e rassicurante, afferma: «S‘ha da aspettà, Ama’. Ha da passà ‘a nuttata!».

Un solo ringraziamento e va ai redattori di questa testata che con passione, per tutto il pomeriggio, hanno seguito la vicenda nella speranza che, per una volta, la voce delle persone, quelle in carne ed ossa, che si alzano alle 5 del mattino per andare poi a lavorare, sotto la pioggia, sotto la neve, sotto il sol leone o al gelo, venisse rispettata.

«Ha da passà ‘a nuttata!».