“NEC SINE MARSIS”. LO SPIRITO E LA FORZA DEL POPOLO MARSO RIVIVE NELL’OPERA SCULTOREA DI GIANCARLO SOCIALI

CELANO – La storia che oggi vi vogliamo raccontare narra le gesta di un artista dei nostri tempi, innamorato follemente della propria terra e della propria storia: stiamo parlando di Giancarlo Sociali. Di professione responsabile della Polizia locale di Aielli, coltiva la passione per la storia locale, in particolar modo del popolo dei Marsi. Ma ultimamente si è reso protagonista della creazione di una vera e propria opera d’arte scultorea raffigurante un guerriero Marso che urla. L’opera d’arte è intagliata sul forte legno di castagno: duro come l’antico popolo Marso in cui si nota la riproduzione della Chimera – l’originale venne rinvenuto ad Aielli ed è datata intorno al VII secolo a.C- simbolo indiscusso della popolazione marsicana.

Particolare di questa meravigliosa scultura è l’atteggiamento urlante del guerriero marso, simbolo di rabbia e critica contro chi vuole distruggere il nostro passato. A tal proposito, Giancarlo Sociali afferma: «Un urlo liberatorio, nel silenzio. Io lo sento, mi pervade da anni e da anni penso cosa a loro volta potessero pensare nostri avi, vedendo come si ridotto il proprio popolo. Popolo ormai spogliato da qualsiasi storia, vuoi per deficit culturali propri, vuoi per la necessità del bisogno che lo spinge ad occuparsi solo di sfamare la propria prole quotidianamente».

Ma chi sono realmente i Marsi? Molto si è scritto e molto si è fantasticato su di loro, spesse volte coprendo il loro vero fascino. Possiamo affermare che è stata una popolazione che non si è mai fatta mettere i piedi in testa e che, oltre alla guerra era dedita alla medicina omeopatica, grazie alla conoscenza delle erbe officinali e dei veleni. Nel VII libro dell’Eneide, il sommo Virgilio scrisse: “Ed anche venne della gente Marruvia un sacerdote incoronato di fronda sull’elmo e di ulivo augurale, per ordine del re Archippo, il fortissimo Umbrone, che al genere vipereo e ai serpenti gravemente spiranti era solito spargere i sonni col canto e con la mano, ne mitigava le ire e ne alleviava i morsi con la sua arte. […]Te il bosco di Angitia, te il Fucino dalla vitrea onda”. Tutti noi però conosciamo quel trafiletto dello storico Appiano Alessandrino tratto dalla Rhomanikà (Storia Romana) scritto intorno al 160 d.C nella quale, parlando delle Guerre Sociali tra Roma ed i Socii dal 91 all’88 a.C, afferma: “Non si può vincere né senza i Marsi né contro di essi”. In pochi sanno che i Marsi, insieme ad altri popoli italici molti dei quali abruzzesi, a Crofinio idearono un nuovo concetto di Italia: e che sconfissero in due battaglie, guidate da Quinto Pomponio Silone, presso il Lago del Fucino le legioni romane repubblicane. Alla fine però, il loro valore venne offuscato dalla Lex Iulia civitate latinis et sociis danda concessa prima ai socii fedeli a Roma e poi ai ribelli, come i Marsi: i Marsi divennero cittadini romani, ma non persero di certo il loro fascino.