CAM AVEZZANO. ELIGI (M5S) CRITICA L’ATTENDISMO DI DE ANGELIS: «NON C’È PIÙ TEMPO DA PERDERE. LA MALA GESTIONE DEL CONSORZIO NON LA PAGHINO I CITTADINI»

AVEZZANO – Era il 28 Febbraio 2018 quando il Sindaco di Avezzano, Gabriele De Angelis, si adoperò in una conferenza stampa per spiegare di come il Comune di Avezzano, con la collaborazione di altri Enti soci del Consorzio acquedottistico marsicano, si sarebbe impegnato per capire le strade da seguire per permettere alla società di venir fuori da una “situazione debitoria pesante”.

Lo stesso, ricordava come nel 2017 fosse stato “sbandierato ai quattro venti non solo il risanamento ma anche un bilancio attivo, ma allo stato dei fatti, come ci è stato riferito dagli Organi di Sorveglianza del Cam le cose stavano in maniera diversa.”

Era il Febbraio 2018 ed il primo cittadino in un incontro, affiancato dai vertici del Cam, annunciò una immediata azione contro le precedenti gestioni del Cam.

Tale operazione, che poi sembra non aver avuto seguito, venne denominata “operazione verità”. Saranno stati i continui salti della quaglia, i continui rimpasti di Giunta ed i cambi di casacca dei Consiglieri forse a rallentare l’operazione verità o qualche nuova maggioranza che di settimana in settimana viene proposta al Sindaco a rallentare i buoni propositi?

Francesco Eligi

È degli ultimi giorni la richiesta di De Angelis, dopo la riunione tenutasi mercoledì scorso con i soci del Cam a chiede ulteriore tempo per prendere una decisione sull’atto di responsabilità.

Come da alcune dichiarazioni del Consigliere Comunale del M5S Eligi «l’atto sarebbe un successo e rappresenterebbe un diritto per tutti i cittadini marsicani che troppo bene conoscono la pessima gestione che ha avuto nel tempo l’Ente acquedottistico marsicano. A questo punto – conclude Eligi – ci si chiede cosa ci sia ancora da chiarire e da temporeggiare».

La speranza è che i Sindaci marsicani in modo compatto si adoperino per risanare o, quanto meno ridurre il debito dell’azienda, che oggi si attesta intorno ai 60 milioni di euro. Tutto questo nella certezza che non debbano essere i cittadini a collaborare all’opera di risanamento di un Ente attraverso l’aumento dei servizi che andrebbe a caricare le fatture più di quanto già non lo siano.