CICLISMO: L’ABRUZZO IMPAZZISCE PER CICCONE

L’Abruzzo impazzisce per Giulio Ciccone, nonostante nell’ultima tappa sia stato costretto a cedere, dopo averla indossata per due giorni, la maglia gialla, al Tour de France.

Giulio Ciccone, nuova maglia gialla al Tour de France, la 28esima italiana nella storia della Grande Boucle, è un ciclista… della Madonna. Non solo per i risultati raggiunti nella sua breve e già intensa carriera. Ma anche per il cognome, lo stesso della cantante di “Like a Virgin” che come lui ha origini abruzzesi. Lei di Pacentro, in provincia de L’Aquila, lui di Chieti, poco più di 60 chilometri di distanza. Ah, l’Abruzzo. Piccola terra di allenatori di calcio, vedi l’ex romanista Eusebio di Francesco e il fresco milanista Marco Giampaolo.

E di ciclisti. Come Vito Taccone, il “camoscio” di Avezzano due volte vincitore negli anni ’60 della classifica del gran premio della montagna al Giro d’Italia. Uno straordinario scalatore. Taccone, certo. Ma la storia di Ciccone, per certi versi, assomiglia a quello di un altro grande ciclista dell’epoca: Franco Bitossi, soprannominato “cuore matto” per gli attacchi di tachicardia che lo colpivano durante le corse, costringendolo a rallentare e a mangiare la polvere alzata dai tubolari degli avversari. Che lo prendevano in giro: “Ci vediamo su…”

“Cuore matto” come Bitossi

Anche il cuore di Giulio batteva troppo velocemente. Per l’emozione, certo, dopo avere tagliato per primo il traguardo della decima tappa del Giro d’Italia 2016 con arrivo a Sestola. Ma non solo. Perché a un certo punto, durante una normale visita di controllo, si era scoperto che Giulio soffriva di tachicardie sopraventricolari. Il 20 ottobre 2016 il primo intervento, il 29 dicembre il secondo. Il medico gli ordina due mesi di assoluto riposo.

Parola sconosciuta a chi, come Ciccone, è abituato a percorrere in sella più di 30 mila km l’anno. C’è chi li fa in macchina. Giulio no, al volante preferisce il manubrio e alla benzina l’acqua benedetta – ma senza bisogno del prete – contenuta nella borraccia. A 20 anni compiuti, il “geco d’Abruzzo” – questo il suo soprannome – comincia a correre da dilettante. Con la maglia del Team Colpack vince la classifica degli scalatori al Giro della Val d’Aosta, stacca tutti nella Bassano-Monte Grappa e si piazza al sesto posto nella classifica finale del Tour de l’Avenir. Bruno Reverberi, grande talent-scout del nostro ciclismo, lo ingaggia alla Bardiani-Csf. È proprio con Reverberi, nel 2016, che Giulio Ciccone debutta tra i prof, disputando un grande Giro del Trentino fino all’impresa di Sestola nella Corsa Rosa. Ma ha il cuore matto. E i due interventi di ablazione interrompono il suo percorso di crescita.

Nel 2017 diventa uno dei tanti. Ma l’anno dopo è una furia: tra i migliori al Tour of the Alps, arriva 40° al Giro d’Italia vinto da Froome. Solo la mitica impresa del “kenyano bianco” a Bardonecchia gli toglie la soddisfazione di indossare la maglia azzurra di migliore scalatore. Nel 2019 passa alla Trek. Partecipa al Giro e alla prima tappa, la crono di San Luca, è l’unico a cambiare bicicletta prima dell’inizio delle durissime rampe del santuario. Si colora d’azzurro per 20 tappe su 21, impreziosendo un Giro condotto costantemente all’attacco con lo stupendo successo di Ponte di Legno dopo essere passato per primo sul Mortirolo.

La giornata dell’11 luglio 2019 resterà a lungo nella memoria di Giulio Ciccone e di tanti appassionati di ciclismo. Il corridore abruzzese della Trek-Segafredo ha indossato, a sorpresa, la maglia gialla al termine della sesta tappa, la prima di montagna, con arrivo a La Planche des Belles Filles.

E dire che il ventiquattrenne Ciccone non avrebbe neanche dovuto prendere parte alla corsa a tappe più importante al mondo.

Invece Ciccone, migliore degli italiani in terra transalpina, si gode il momento di gloria, dopo aver vinto anche una tappa sul Mortirolo all’ultimo Giro d’Italia.

Nei giorni scorsi aveva ricevuto un messaggio di felicitazioni anche del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, con la gioia di poter portare in giro per il mondo il nome della sua terra, questo ragazzo rappresenta l’abruzzese forte e gentile.