“IO LA CONOSCO BENE”. LA STORIA DEL REGISTA ANTONIO PIETRANGELI A 100 ANNI DALLA SUA NASCITA

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MAGLIANO DEI MARSI – La cultura italiana è legata indissolubilmente al cinematografia: tutto il mondo ci invidia i vari Fellini, De Sica, Rossellini etc. Ma dietro a queste colonne così grandi che sorreggono anche loro la nostra millenaria cultura italiana, ci sono degli artisti che si sono dati da fare, creando anche loro dei grandi capolavori, che spesse volte, la fama non ha dato un riconoscimento autorevole. Tra questi registi c’è Antonio Pietrangeli, un figlio della nostra Marsica, che in pochi, anzi in pochissimi conoscono.

Antonio Pietrangeli è nato a Roma nel 1919, ma vanta origini Maglianesi: era figlio di Francesco Pietrangeli colui che ideò il nuovo municipio cittadino – ora in fase di restyling- ed altri edifici che tutt’ora si possono ammirare nel paese di Magliano dei Marsi, come le scuole elementari. Da ragazzo il regista studiò a Roma e laureò a soli 23 anni in medicina: ma la professione medica gli stava stretta ed la passione cinematografica si faceva sempre più spazio nel suo animo. Inizialmente si dedicò al giornalismo cinematografico: preziose furono le sue collaborazioni con testate giornalistiche del calibro di “Cinema”, “Bianco e Nero” ed altre. Il suo battesimo cinematografico lo ebbe con due sceneggiature di pellicole di due grandi registi italiani: con Visconti in “Ossessione” e “Europa” di Rossellini.

Alberto Sordi nel film “Lo Scapolo” (1955) di Antonio Pietrangeli

La sua prima realizzazione fu nel 1953 con “Il sole negli occhi”; dove narra le vicende malinconiche di una cameriera. Due anni dopo, nel 1955, gira “Lo Scapolo” con la partecipazione di due grandi attori italiani Alberto Sordi e Nino Manfredi. Seguiranno pellicole di grande spessore cinematografico come “Souvenir d’Italie” del 1957, “Nata di Marzo” girato nel 1957, “Adua e le compagne” del 1960. Pietrangeli sperimenta, nelle sue pellicole, anche diversi generi come la commedia fantastica “Fantasmi a Roma” del 1960 oppure la satira dal contenuto sociale come nel film “Il magnifico cornuto” del 1964 con Ugo Tognazzi e Claudia Cardinale.

Nelle pellicole “La Parmigiana” del 1962 con Catherine Spaak il regista si mostra un vero osservatore attento della realtà umana. Viceversa, in “La Visita” pellicola del 1963, con Sandra Milo, come un pittore dipinge la malinconica vita della provincia Italiana. Ma il suo capolavoro fu “Io la conosco bene” del 1965 dove una giovanissima Stefania Sandrelli interpreta una giovane donna attratta dal mito del benessere e della fama, ma che poi sprofonda in una tragica sconfitta. Con questa pellicola, nel 1966, Antonio Pietrangeli vincerà il Nastro d’argento, un premio che si sommò al David di Donatello del 1958 e al Festival di Berlino del 1964.

Pietrangeli morirà nel 1968 mentre stava girando il suo ultimo film “Come, quando e perché” tra le acque di Gaeta. Ma il suo mito continua, non tra le pellicole cinematografiche, ma tra le note di suo figlio Paolo. “Che roba contessa, all’industria di Aldo, han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti. Volevano avere i salari aumentati: gridavano, pensi, di essere sfruttati”. Una canzone che molti “grandi” conoscono e che cantavano durante le lotte studentesche e non solo degli anni ’60 e ’70: stiamo parlando di “Contessa”, ma questa è un’altra storia..

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