UNA DELEGAZIONE DI MAMME DI AVEZZANO A L’AQUILA, DAVANTI AL TRIBUNALE PER I MINORENNI

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L’AQUILA – Lo chiameremo Angelo, perché solo un angelo può sopportare l’indifferenza e l’angheria dello Stato che, con le sue figure rappresentative, ha consentito l’allontanamento forzato dalla sua mamma.

Un distacco che non ha una logica, come più volte le mamme, che stanno dando un grande e forte segnale di solidarietà e di amore, hanno voluto a gran voce dichiarare.

Lo scriva, per favore, lo scriva, lo hanno sottratto violentemente alla sua mamma senza un motivo”.

Per questo “senza un motivo “ che  le più tenaci, le più sensibili, quelle che sanno cosa vuol dire essere mamma, da Avezzano hanno partecipato a L’Aquila, all’incontro organizzato da Fabrizio Pignalberi, presidente del movimento “Più Italia”, davanti al Tribunale per i minorenni.

Una figura politica che fa ben sperare. Una vittoria è stata testimoniata dalla presenza di una mamma che, grazie all’interessamento di Pignalberi, ha ottenuto di veder tornare  a casa i suoi  due figli.  Una delle tante vittime di uno dei tanti uomini vigliacchi che, nel momento di una separazione, non armano la mano ma devastano e uccidono il cuore della donna da lui ritenuta perenne proprietà, con l’atto più atroce: sottraendole il figlio.

Il caso del piccolo Angelo di Avezzano è, purtroppo, salito in cronaca nazionale. Nella trasmissione “Chi l’ha visto”  dell’11 settembre si è ampiamente parlato del modo “tragico” con il quale è stato prelevato, per essere condotto via dalla scuola “Sacro Cuore”, lo scorso 12 aprile, a un mese dal termine dell’anno scolastico.   Non più amici, non più sport, non più il suo corso di chitarra, ma soprattutto non più la sicurezza dell’abbraccio e dell’amore della sua mamma!

Il 6 novembre il giudice, del Tribunale per i minorenni di L’Aquila, si dovrà pronunciare sull’affido del minore, e rileggendo le relazioni, le perizie,  i certificati tutti favorevoli alla donna,  dovrà riconoscere il prezioso ed indissolubile legame madre-figlio. Dovrà ricordare che la podestà genitoriale è assegnata alla madre, e che gli eventi sono stati determinati  solo dal potere finanziario del padre. Se gli interventi socio-sanitari vengono  attuati in funzione dell’esclusivo bene del minore, se il minore è straziato dal dolore del distacco materno, com’ è concepibile protrarre la sua sofferenza obbligandolo, contro la sua volontà, alla convivenza con zii anziani e non amati?  Angelo, nella città toscana, non vive con il papà come sarebbe presupponibile. Vicino al bambino adesso ci sono gli psicologi, gli psichiatri a sostenerlo per la mancanza della mamma; sì, è stato rilevato che al bambino manca la mamma. (che strano! n.d.r.) . Lo Stato sta marchiando in Angelo, a fuoco nella memoria, il dolore.

Alcune mamme, dei compagni di scuola di Angelo, lo hanno moralmente adottato come proprio figlio. Loro, poche e forti. Loro che non accettano la subordinanza di chi non vede, o non vuol vedere. Loro che chiedono al giudice di prendere una decisione per il loro bambino, con scrupolo e coscienza.

Ma anche con il cuore!

 

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