IMPUGNATO IL DECRETO DEL TRIBUNALE PER I MINORI DI L’AQUILA CHE AFFERMA L’ALLOCAZIONE DEL PICCOLO ANGELO PRESSO GLI ZII PATERNI

Il bambino prelevato contro la sua volontà

AVEZZANO – E’ uscito il decreto della trattazione, non è conclusivo.

Un colpo al cuore, anche se era intuibile che Il Tribunale per i minorenni di L’Aquila non avrebbe dato esito diverso. Tante le contraddizioni che emergono nella stesura delle motivazioni. Per dare giusta informazione ci siamo serviti di fonte comprovata e attendibile.

La ragione per la quale questo procedimento è stato aperto è perché il padre aveva richiesto, al Tribunale   per   i   minorenni, che   gli   venisse   restituita   la   potestà.   Il   decreto attuale  “non definitivamente pronunciando”, conferma la decadenza del padre, disposta dallo stesso Tribunale dei minori di L’Aquila datata 2015 e poi confermata, nello stesso anno, dalla Corte d’Appello. Qui avrebbe dovuto fermarsi il giudizio invocato da questo padre decaduto! Invece ora il Tribunale, sospende la potestà della madre, conferma l’allocazione del minore presso gli zii paterni adottata il 12 aprile 2019, e fissa una comparizione per i genitori, ai primi di febbraio 2020, addirittura per una contestazione genitoriale a carico della mamma del piccolo Angelo. Questa la decisione.

Sulla scorta di un’istruttoria che avrebbe, in concreto, dovuto semplicemente verificare se il padre meritasse o no di vedersi restituita la perduta potestà genitoriale, è stata nominata CTU la dott.ssa Loredana Petrone il 18 ottobre del 2018, con termini sino ai primi di aprile 2019, per il deposito della perizia che, al contrario, è stata depositata   ben   tredici (13) mesi dopo: il 5 novembre 2019. Viene da chiedersi: come mai tutto ciò non è avvenuto nei termini stabiliti? La domanda che ci poniamo non è illogica.  Se è vero, come lo è, che la dott.ssa Petrone qualche giorno prima della data di deposito delle sue osservazioni ha segnalato, con due semplici righe, una certa criticità nell’ambiente familiare materno e inoltre anche  di dubitare dell’attendibilità psichiatrica della madre.  Chiede e, detto-fatto, ottiene dal  Tribunale una perizia psichiatrica a carico di questa mamma e l’immediato allontanamento del bambino da allocarsi presso gli zii paterni in Siena, che abitano non lontano dal papà decaduto.

La CTU era a conoscenza, a questo punto sembra ovvio pensare che non sia stato riferito al Tribunale, che il piccolo poteva rimanere nel suo ambiente naturale, magari allocato presso   gli   zii   materni,   residenti   in   Avezzano, ma   che   vivono   in tutt’altra posizione logistica.

Contro ogni spinta umana si è ritenuto salutare per il piccino farlo trasferire a 350 Km presso zii paterni, con i quali non ha mai vissuto, allontanandolo dall’ambiente scolastico a soli 20 giorni dal termine   dell’anno   di   studio.   Nessuno   può   dimenticare   la   violenta   condotta   adottata   per l’allontanamento forzato del bambino, preso all’uscita di scuola, mentre si dimenava e piangeva, portato via senza nemmeno un oggetto o un indumento   personale e fatto salire, contro la sua volontà, nell’auto degli zii, privo anche di un ultimo saluto materno: tale eclatante e sgradevole evento ha avuto un’eco a livello nazionale.

Lasciamo a chi legge di capire se è vero o meno che sia stato rispettato e curato compiutamente dagli organi deputati, il Tribunale in primis, l’interesse superiore di un bimbo indifeso.​ Orbene, considerando che la CTU conosceva perfettamente la decadenza del padre, decretata da quello stesso Tribunale che l’ha investita dell’incarico di perito,  altrettanto non poteva ignorare che tale decadenza paterna era stata confermata anche dalla Corte di Appello di L’Aquila, di fatto pare lapalissiano dedurre che  ha surclassato tali importanti decisioni, sostenendo le  criticità materne che il Tribunale prima e la Corte di Appello poi non avevano visto.

In seguito,  pur se la voluta ed ottenuta perizia psichiatrica, a firma del professor Marasco, ha dissipato la perplessità della psicologa Petrone sulla temuta “pazzia materna”, sostenendone la sanità mentale,  lei non ha ritenuto di cambiare opinione, insistendo su improbabili criticità che la corposa perizia depositata lascia davvero perplesso chiunque  ne faccia una  attenta lettura in quanto si possono rilevare delle contraddizioni, delle imprecise affermazioni e a questo punto si deve ritenere anche considerevoli omissioni.

Il Tribunale dei Minori dell’Aquila, che sembrerebbe aver  accettato e seguito le indicazioni della dott.ssa Petrone,  si è certamente  trovato in difficoltà nell’emettere il decreto in questione non conclusivo, a suo dire, della causa  se ha ritenuto  di esporne le ragioni con  ben quattordici pagine, quando mediamente, in tutti i decreti conclusivi, dispone con scritti di due, massimo tre, pagine.

E’ possibile mai  che il Tribunale per i Minorenni abbia, in questo caso, tralasciato quel principio informatore del nostro sistema legale in base al quale ogni giudice è  peritus peritorum?

Vale a dire (come in un precedente articolo pubblicato da questa testata giornalistica n.d.r.), gli è riconosciuto il diritto di disattendere le argomentazioni  del consulente tecnico d’ufficio sia   nei   casi   in   cui   risultino   contraddittorie,   sia   qualora   ritenga   di   applicare,    in sostituzione, argomentazioni diverse desunte da personali cognizioni tecniche.

Quindi,  pur nella  non conoscenza delle  procedure legali e quant’altro, ma attenendoci ai fatti e ai documenti, risulta davvero strano che di fronte ad un padre decaduto che chiede di essere reintegrato, e considerando che con questo decreto gli viene confermata la decadenza, il piccolo Angelo è ancora con la zia paterna, molto legata al fratello decaduto insieme al quale e a favore del quale ha sempre negli anni, così come da fonte confermato, alimentato e sorretto la “conflittualità ingenerata dal fratello ai danni della madre” del piccolo Angelo.

Allora, con   ovvio   riferimento al noto giornalista e conduttore Antonio Lubrano, la domanda sorge spontanea: perché il bambino non sta con la madre?

Il decreto che “non definitivamente pronunziando” ha sospeso la potestà alla madre pare, comprensibilmente, sia stato impugnato in Corte D’Appello.  La signora  spera di avere un più sereno ed obiettivo giudizio che le restituisca il suo bimbo “ rubato”.

Continueremo ovviamente  a parlare  di questo caso,  portando in luce rapporti  redatti  dalle psicologhe di Siena, in base al riscontro degli incontri protetti, dai quali emergerebbe che Angelo (che ormai da otto mesi vive in Siena presso la zia) sta patendo un forte disagio, con manifestazioni regressive palesate da tic, rigidezza motoria, eloquio scemato!

Possiamo davvero attribuire  anche questo disagio quale colpa della madre allontanata?

Cosa sta succedendo? o meglio, perchè sta succedendo?