NURSIND ABRUZZO: PROTEGGERE PERSONALE SANITARIO AUMENTANDO I DPI

AVEZZANO NurSind è il l’unico sindacato italiano infermieristico di categoria costituito e rappresentato solo da infermieri. Inoltre è libero, ovvero senza schieramenti politici, poiché la sua mission è quella di rappresentare gli interessi degli infermieri confrontandosi con tutte le forze politiche.

Sull’esasperazione del tragico momento, dato dall’emergenza del virus Covid-19, che vede tutti gli operatori sanitari, tra cui gli infermieri, in prima linea nell’assistenza dei malati contagiati senza avere neanche i dispositivi di protezione individuale il Direttivo regionale, riunitosi sulla piattaforma online ha elaborato un documento, con la collaborazione di tutte le province abruzzesi, inviandolo a tutti gli organi preposti.

La lettera inoltrata è stata così compilata:

“Prot. N-ABR-002/2020 Pescara 15/03/2020

Alla c.a. N.A.S.-ROMA
ccRMnasCDO@carabinieri.it
Procura della Repubblica
Chieti-L’Aquila-Pescara-Teramo
dirigente.procura.chieti@giustiziacert.it
prot.procura.laquila@giustiziacert.it
registrogenerale.procura.pescara@giustiziacert.it
procura.teramo@giustizia.it
Dott.ssa Nicoletta Verì
Assessore alla Salute e alle Pari opportunità
Regione Abruzzo
assessorato.salute@regione.abruzzo.it
Direzione Generale
ASL Chieti-L’Aquila-Pescara-Teramo
direzione.generale@pec.asl2abruzzo.it
protocollogenerale@pec.asl1abruzzo.it
aslpescara@postecert.it
direttore.generale@pec.aslteramo.it
OGGETTO: Emergenza COVID-19

Gentilissimi,
l’emergenza sanitaria determinata dal diffondersi del COVID-19 sta mettendo a dura prova la tenuta del SSN, nonché quello regionale abruzzese.
Come ormai noto, il personale sanitario e in particolar modo gli INFERMIERI, dimostrando sin da subito e come sempre fatto un alto senso etico, civico e professionale sta fronteggiando l’arrivo dell’emergenza epidemica che ha già attanagliato il nord Italia.
Gli infermieri, avendo come mandato istituzionale il prendersi cura della salute pubblica, stanno affrontando tutto questo con le proprie energie, fisiche e mentali, per garantire a tutti, anche in questa emergenza, una corretta assistenza.

Però con molto rammarico, da parte di questa O.S., è doveroso affermare che la disponibilità, la professionalità e la dedizione sempre dimostrate dagli infermieri potrebbero non bastare se a questi ultimi non verrà garantita la possibilità di esercitare in piena sicurezza, in quanto nelle strutture sanitarie Abruzzesi vengono negati gli idonei DPI.

L’atteggiamento di qualche Direttore Generale, Direttore Sanitario e purtroppo anche
Dirigente Infermieristico è stato quello di minimizzare il problema.“Non sono necessari i DPI se non per pazienti altamente sospetti o confermati positivi”, accusando gli operatori di utilizzare i DPI in maniera impropria, così da creare allarmismo tra i pazienti nonché, cosa più vergognosa, ledere l’immagine dell’azienda, oppure obbligare a trasportare un paziente positivo al Covid-19 senza la barella biocontenimento da un Presidio Ospedaliero ad un altro come se fosse un paziente qualsiasi, con il rischio probabile di contagiare ambienti e persone e, non per ultimo ma non meno importante, anche di essere stati gli autori di furti dei DPI.

Il protocollo firmato tra governo e parti sociali per la “regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” prevede al punto 6 che “qualora il lavoro imponga di lavorare a distanza minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è comunque necessario l’uso delle mascherine, e altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc…)
conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie”, di consegueza pare assurdo che tali indicazioni vengano disattese dalle aziende sanitarie.

La nostra impressione è che tali dirigenti sono stati e sono più impegnati a minacciare il personale di non usare le mascherine che a darsi da fare per procurarle (almeno per i casi in cui non vi era dubbio che fossero necessarie). Con questo non si vuole certo fare di tutta l’erba un fascio e ci sono esempi che vanno in direzione contraria. Resta il fatto che vi sono documenti scritti che diffidano il personale dall’utilizzo di mascherine quando non
previsto specificamente dal protocollo aziendale, con minaccia di richiamo disciplinare.

Altro aspetto che genera confusione è il diverso approccio delle Aziende per gli operatori che vengono in contatto con positivi al COVID-19: alcune sono giustamente iperprotettive, altre invece lasciano il personale con il dubbio in quanto non vengono garantite loro né la quarantena né tantomeno il tampone, in barba a quanto affermato dalla rivista Lancet: “se non si riesce a quarantenare almeno il 70% dei contatti con un positivo non si ferma la malattia in 3 mesi”.

I libri e i documenti che guidano a gestire le emergenze epidemiche indicano più o meno tutti tre punti essenziali per vincere sulle epidemie altamente contagiose:
1. essere preparati prima dell’arrivo del primo caso con tutto quanto è necessario per agire
prontamente;
2. gestire bene la comunicazione sia interna che con la popolazione;
3. proteggere il personale sanitario dall’infezione perché è la risorsa più preziosa.

Ritenendo l’utilizzo delle mascherine chirurgiche un valido dispositivo medico, siamo altresì convinti che non può una nota ministeriale modificarne l’utilizzo corretto. A tal proposito vale la pena sottolineare che le raccomandazioni OMS a riguardo devono intendersi come standard minimi, giustificate dalla carenza di DPI a livello globale, e che, in base alla valutazione del rischio, possono e dovrebbero essere modificate al rialzo, in quanto sono state elaborate partendo dal presupposto che le persone asintomatiche e pauci-sintomatiche molto difficilmente riescono a trasmettere la malattia.

Orbene la maggior parte dei “grandi contagi” li hanno causati proprio i pazienti paucisintomatici. La storia di moltissimi episodi, tristemente ripetutisi in molti ospedali del nord, è quella di pazienti entrati in ospedale per altri motivi, cui non si era inizialmente sospettato il Coronavirus perché non avevano particolari sintomi suggestivi. Essi, solitamente anziani, si sono aggravati nei giorni successivi così da far sospettare e diagnosticare il Coronavirus. Nel frattempo avevano infettato un numero elevato di professionisti e talvolta anche di altri pazienti.

Come ben noto a tutti gli addetti ai lavori, questo virus è molto contagioso anche in positivi
asintomatici e QUINDI gli UNICI DPI capaci di proteggere gli operatori sanitari da possibili contagi da COVID-19 sono le maschere facciali filtranti FFP2e FFP3e gli occhiali protettivi.
E’ inammissibile leggere da parti dei vari Direttori Generali che la causa della mancanza dei DPI è da imputarsi alla irreperibilità degli stessi, cosa ovvia dopo il propagarsi dell’epidemia, ma come abbiamo sopra esposto per vincere le epidemie al primo punto abbiamo: “essere preparati prima dell’arrivo del primo caso con tutto quanto è necessario per agire prontamente” ; tutto ciò è stato prontamente fatto? Le aziende si sono attivate in tempi congrui per approvvigionarsi per sopperire all’arrivo dell’epidemia?

Per quanto sopra, per evitare efficacemente e celermente il diffondersi del virus, che è bene ribadire è subdolo e molto contagioso anche in persone asintomatiche, per l’importante fine di garantire la sicurezza degli operatori e quindi la loro disponibilità a poter continuare il loro lavoro, chiediamo di dotare di mascherine FFP2e FFP3 e di occhiali protettivi tutto il personale sanitario operante nelle strutture Abruzzesi.

Come ultima considerazione vorremmo infine sottolineare che si è dimenticato l’aspetto dell’impatto emotivo di tutto questo sul personale sanitario che in una situazione di enorme sovraccarico di lavoro e di stress ha dovuto e deve anche preoccuparsi sopra ogni limite accettabile di rischiare di ammalarsi, oltre al pensiero dei propri familiari a casa cui non si vuole portare l’infezione, del collega già infetto e trasferito in terapia intensiva, del virus che si sa bene non uccide solo pazienti anziani fragili. Anche su questo la letteratura è chiara: in queste situazioni bisogna fare di tutto per ridurre la probabilità di burnout degli operatori. E la percezione di essere protetti dall’infezione è il primo punto per andare nella
giusta direzione.

In conclusione se vogliamo salvare il personale bisogna fare urgentemente due cose: scrivere un nuovo protocollo aumentando i livelli di protezione e adoperarsi seriamente per avere i DPI in quantità adeguate.
Solo un’azione forte e congiunta potrà evitare l’espandersi del virus e sconfiggere definitivamente la sua minaccia.
Si chiede quindi a ognuno per le proprie competenze di prendere i dovuti provvedimenti.

In attesa di un gentile riscontro alla presente , si inviano cordiali saluti.
Il Coordinamento Regionale
(firmato)”