LA DISPERAZIONE DI UN PADRE PORTA ALLO SCIOPERO DELLA FAME: RIDATEMI MIA FIGLIA

AVEZZANO – Non esiste dolore più grande, per un genitore, del non poter abbracciare e avere accanto un figlio, soprattutto per volere di una ingiusta giustizia.
Ne avevamo già parlato, ma a nulla è valso.  Oggi, la decisione davvero estrema del papà, ci perviene dal legale della famiglia.

I sigg. Mauro Leone e Yanina Sereda comunicano che il sig. Leone ha avviato lo sciopero della fame in quanto esausto e sfiduciato nei confronti del sistema giudiziario. Il motivo del gesto così disperato, nasce dagli eventi che hanno visto la figlia minore della coppia data in affidamento a due potenziali genitori adottivi, nonostante sia stato proposto appello contro la sentenza di primo grado del Tribunale per i Minorenni di L’Aquila che disponeva l’adottabilità della minore e che è, tutt’ora, in corso il procedimento di appello davanti la Corte d’Appello di L’Aquila. La piccola difatti, da oltre quattro anni, si trovava presso una Casa Famiglia ove è stata condotta, sempre su decisione del Tribunale per I Minorenni di L’Aquila, dopo un intervento dei Servizi Sociali del Comune di Avezzano presso la famiglia Leone, con facoltà dei genitori di poterla vedere solo per un’ora una volta a settimana. Poi, dopo la sentenza di primo grado, è stata data in affidamento preadottivo (di cui i genitori venivano a conoscenza solo nel corso del giudizio di appello) con conseguente elisione di ogni rapporto con i genitori naturali, nonostante la vicenda non sia passata totalmente in giudicato essendo ancora sub iudice.
Il padre della minore commenta con rammarico che tutti suoi sforzi per cambiare vita ed uscire dalla tossicodipendenza, già prima della nascita della bambina, sono stati vani e che il Tribunale per i Minorenni ha ritenuto la sua precedente vita come un marchio infamante impresso per sempre sulla sua persona (tra l’altro in netto contrasto con le certificazioni sanitarie emesse dal Servizio per le Tossicodipendenze di Avezzano e prodotte al Tribunale Minorile che riportano come il sig. Leone già da diversi anni non fa più alcun uso di stupefacenti. La sentenza di primo grado è stata appellata anche (ma non solo) per tali ragioni, posto che nel corso del giudizio di primo grado la consulente tecnica d’ufficio nominata dal Tribunale per i Minorenni D.ssa Loredana Petrone effettuava colloqui e somministrava test di valutazione della genitorialità alla sig.ra Sereda senza la presenza di l’interprete di lingua ucraina già assegnato dal Tribunale stesso. I sigg. Leone e Sereda quando vennero raggiunti dalla sentenza di primo grado appresero con immenso dolore che (oltre il danno la beffa) furono giudicati idonei per crescere il figlio maggiore di 14 anni ma non la piccola bimba di soli 4 anni, dovendo pertanto intraprendere l’ulteriore battaglia legale all’oggi in corso davanti la Corte d’Appello di L’Aquila.

Un caso disperato che non deve lasciare indifferente nessuno, che deve sconvolgere gli animi, arrivare a quella umanità in alcuni sopita. Troppo.

Dove non colpisce il coronavirus arriva la totale indifferenza delle istituzioni. Una frase napoletana, diventata ormai celebre, dovrebbe essere ricordata da chiunque determina, maneggia il futuro di un bambino:

I figli… so’ pezzi ‘e core“!  Non pacchi postali!