CAPISTRELLO. UNA FESTA DELLA REPUBBLICA SPECIALE, CON IL PREFETTO DI L’AQUILA, NEL RICORDO DEI 33 MARTIRI – VIDEO-

CAPISTRELLO – Il Comune di Capistrello, medaglia d’oro ai valori civili insignita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in forma ridotta, a causa dell’emergenza coronavirus, ha celebrato la festa della Repubblica, la commemorazione delle 33 vittime dell’eccidio del 4 giugno del 1944 e, all’unisono, la continuità del Cammino dell’Accoglienza giunto alla 7° edizione.
Dopo gli iniziali ringraziamenti, il sindaco di Capistrello, Francesco Ciciotti, si è così rivolto ai presenti. “Siamo qui per rievocare la resistenza della seconda guerra mondiale e la liberazione, che ci induce anche a riscoprire, valorizzare e promuovere il nostro patrimonio storico e culturale, a fare in modo che la nostra storia non cada nel dimenticatoio, e a far sì che i valori, che ci hanno preceduto, vengano tramandati alle generazioni future.”

Ha poi evidenziato che il Cammino dell’Accoglienza vuole celebrare i tragici eventi che hanno sconvolto il territorio, ma soprattutto sottolineare la solidarietà e l’eroismo di chi ha perso la vita per difendere la propria Patria, e proteggere i più bisognosi. Il primo cittadino ha ricordato gli atti di eroismo della comunità che, incurante del pericolo, ha offerto protezione ai soldati fuggitivi, ai prigionieri alleati e agli ebrei perseguitati. Azioni di generosità che devono essere d’esempio. Ha proseguito rievocando le vicende che hanno portato al terribile eccidio delle 33 vittime della brutalità nemica.

 

Il Prefetto di L’Aquila, la dottoressa Cinzia Teresa Torraco, ha rivolto il saluto ai cittadini e alle cittadine presenti, ai sindaci e a tutte le Autorità civili, militari e religiose, ricordando che la deposizione della corona è un omaggio ai caduti e il rinnovo alla fedeltà della Costituzione repubblicana e ai valori della democrazia. “Vi sono grata per avermi fatto conoscere un pezzo di storia di questo territorio, purtroppo uno dei tanti che hanno contraddistinto gli anni dolorosi della Seconda Guerra Mondiale. La furia omicida conosciuta dall’Italia nel 1944/1945, che nulla aveva a che vedere con lo scontro bellico in atto, ha visto l’Abruzzo in prima linea, proprio quando la liberazione della capitale, da parte dei gruppi alleati, era ormai cosa certa, prossima a realizzarsi. Fu nella certezza della sconfitta che si manifestò tutta la scelleratezza del nemico, pronto a vendicarsi anche contro chi non indossava una divisa.”  Un ricordo particolare è stato poi rivolto a Pietro Masci, ai 33 martiri di Capistrello e, nominati singolarmente, i giovanissimi che hanno trovato la morte proprio quando l’Italia veniva liberata. “E’ giusto ricordarli tutti, uno per uno, perché la memoria preservi noi e le prossime generazioni, e perché la ragione abbia sempre la meglio sulla barbarie e sull’odio. E’ bello ricordare come questa terra d’Abruzzo sia stata capace di essere solidale persino in quel clima oscuro, ed è quello che facciamo percorrendo il Cammino dell’Accoglienza. Fra questi monti si aprirono i sentieri della libertà.”

Ha preso poi la parola il dottor Claudio Rosini, in rappresentanza dell’ANPI, che ha letto un brano tratto dal libro scritto dal padre Antonio Rosini, una fra le figure più prestigiose del partito comunista, del partito democratico e della sinistra abruzzese. “Le vittime non erano partigiani e non avevano la coscienza politica di ciò che facevano. Aveva assunto la decisione di salvaguardare i pochi beni che servivano a sfamare le proprie famiglie e proteggere, con un gesto di umana solidarietà, alcuni alleati, alcuni perseguitati dal nemico.

Un nemico costituito dai soldati e dalle spie fasciste, uomini come loro cui era stata inculcata l’idea che tutti gli altri: ebrei, rom, eserciti stranieri, tutti da loro diversi, erano nemici da eliminare. Nel delirante disegno nazista erano una minaccia per la loro identità. Citando Hannah Arendt: Furono uomini che compirono azioni orribili solo per incoscienza, per un distacco dalla realtà malvagia dei loro atti.” . Questa definizione non assolve né moralmente né storicamente, ma aiuta a capire come fenomeni di sopraffazione degli uomini continuano ad essere. Se mi calo nella realtà attuale penso al poliziotto che ha ucciso George Floyd, penso a ciò che sta accadendo in Siria e nella regione curda. Il passato non passa mai. L’esaltazione del confine tra noi e gli altri ci porta a innalzare i muri, reali e simbolici, ci porta ad assumere un atteggiamento di difesa verso chi non conosciamo e per questo ci spaventa. E’ necessario sottolineare, non minimizzare, e combattere gli atteggiamenti complottistici, il negazionismo, il razzismo.” A conclusione: “il 25 aprile, il 2 giugno sono le occasioni per ricordare e festeggiare la liberazione del popolo italiano dal giogo del fascismo e del razzismo. E’ il giorno in cui gli eroi partigiani della resistenza, e degli italiani democratici, vinse su dittatura feroce. Bisogna essere fortemente uniti, c’è una grande differenza tra predicare la democrazia e praticarla ogni giorno”.

Toccante l’interpretazione del tenore Aleandro Mariani che, a cappella, ha eseguito l’inno di Mameli.
Il sindaco Francesco Ciciotti, in chiusura della celebrazione, ha richiesto un minuto di raccoglimento per ricordare le vittime del Covid e, a far seguito, un applauso per tutte le persone che stanno lottando per garantirci la vita.
Significativa la presenza di una donna, ormai novantenne, piccola nella sua fisicità ma grande nella sua moralità, che ha dato tutta se stessa alla lotta per la libertà, Mirka Di Biase vedova di Romolo Liberale.