AVEZZANO. CORTE D’APPELLO DI L’AQUILA: UDIENZA A TRATTAZIONE SCRITTA PER IL DESTINO DI UNA BAMBINA. SOLO UN NUMERO DI PRATICA

AVEZZANO – Il Coronavirus è stato una drammatica parentesi della nostra vita. Abbiamo vissuto decessi, costrizioni, impedimenti, privazioni come quelle di un semplice abbraccio ai propri cari. Tutto questo avrebbe dovuto umanizzare il pensiero, far prendere consapevolezza di quanto la vita possa essere effimera, come possa essere imprevedibile. Questa presa di coscienza dovrebbe essere attuata soprattutto da chi ha in mano il futuro delle persone. Una premessa doverosa per giungere a comprendere il disappunto quando giungono delle notizie che fanno male, male ad una estranea, impensabile quanto, ai protagonisti della storia. La vicenda nasce dagli eventi, seguiti dalla nostra redazione, che hanno visto la figlia minore di una coppia, data in affidamento a due potenziali genitori adottivi, nonostante sia stato proposto appello contro la sentenza di primo grado del Tribunale per i Minorenni di L’Aquila che disponeva l’adottabilità della minore e che è, tutt’ora, in corso il procedimento di appello davanti la Corte d’Appello di L’Aquila.

Ebbene, la causa, rinviata per emergenza Covid-19 a domani martedì 9 giugno, in base al protocollo per la trattazione delle udienze civili mediante scambio di note scritte, come d.l. n. 18/2020, non avverrà con discussione orale, e nemmeno alla presenza delle parti, presenza significativa ed emblematica e di importanza fondamentale per la materia trattata.
La motivazione di base è che si sta riducendo, al massimo, il contatto pubblico.
Sebbene, dieci giorni fa, è stata fatta richiesta dal difensore della comparizione personale, la Corte d’Appello, a tutt’oggi, non ha fornito alcuna risposta. Normale?
Certo è che domani la richiesta verrà reiterata dal legale. Con le norme scritte, significherebbe un ulteriore rinvio, insostenibile per i genitori che vivono la illegale separazione dalla propria bambina, data in affido, si ricorda, prima ancora della sentenza in appello.

E’ imprescindibile che chi indossa quella toga abbia per fine unico la giustizia, e sappia comprendere di non dover trattare un caso come semplice numero di pratica.
Le udienze penali non vengono discusse via remoto, in quella circostanza sono presenti la parte civile, il pubblico ministero, il collegio. Trattandosi della vita di una famiglia, del futuro di una creatura di solo quattro anni, non si comprende perché non si possa attuare, in un caso così delicato, la medesima prassi. Per meglio comprendere, per avere il dovere di affrontare il dolore e il dramma vissuto dai genitori della bambina, per non far perdere loro la fiducia nella giustizia.

Aspettiamo l’esito.