IL GESTO DISPERATO DI UN PADRE CONTRO IL RITARDO E L’INGIUSTIZIA DELLA GIUSTIZIA

AVEZZANO – L’amore di un padre non può attendere. I tempi lunghissimi per l’esito di un ricorso in appello vogliono dire che la propria bambina resta  nelle mani di estranei, a cui è stata assegnata contro ogni disposizione legale, prima ancora della sentenza del ricorso. Allora papà Mauro decide di incatenarsi.

La storia è  tragicamente semplice e altrettanto crudele.  Dopo l’allontanamento dei due figli, superati tutti i problemi che avevano portato a quella separazione, e valutati i risultati, il Tribunale per i minorenni di L’Aquila riconosce l’idoneità genitoriale, dispone il rientro in famiglia del ragazzo ormai 14enne e, invece, stabilisce, su intervento del CTU dott.ssa Loredana Petrone, che la bambina di 4 anni venga data  in affidamento a due potenziali genitori adottivi, nonostante sia stato proposto appello contro la sentenza di primo grado del Tribunale per i Minorenni di L’Aquila che disponeva l’adottabilità della minore e che è, tutt’ora, in corso il procedimento di appello davanti la Corte d’Appello di L’Aquila. La causa, rinviata per emergenza Covid-19 al 9 giugno  è senza discussione orale,  e nemmeno alla presenza delle parti, presenza significativa ed emblematica e di importanza fondamentale per la materia trattata. Nuovo rinvio. Da lì l’attesa, lunga, lunghissima, interminabile. Emerge la drammatica indifferenza  della giustizia e allora bisogna agire, fare ricordare quanta dolore si accumula, secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, che diventano ore e poi giorni nel cuore di due genitori sapendo che  la loro bambina, “rubata” al loro amore, è in mano a degli estranei.

Allora papà Mauro s’incatena, tanto già è stato incatenato dalle decisioni che hanno diviso la sua famiglia.

Papà Mauro s’incantena davanti al Tribunale di L’aquila per gridare a tutti: RIDATEMI MIA FIGLIA