F1: SF1000, UN PO’ DI ANALISI TECNICA

Pregi e difetti di una vettura avvilita dai regolamenti

AVEZZANO – Nel Circus della F1, vuoi o non vuoi, il leitmotiv delle corse è sempre la Ferrari e in questa stagione 2020, anche se in negativo, non fa eccezione.

Stiamo parlando infatti della SF1000, la monoposto con cui la casa di Maranello doveva migliorare le prestazioni della passata SF90; quest’ultima infatti pur con carenze telaistiche significative riusciva sempre ad impressionare in pista con doti motoristiche “over the top” (vedi Spa, Monza e Singapore).

La nuova SF1000, quindi, doveva aumentare le performance di tenuta partendo dalla base motoristica sviluppata in precedenza. A vettura completata, qualcosa nei regolamenti FIA è cambiato eliminando quel vantaggio che la Ferrari aveva accumulato in ambito propulsivo e congelando lo sviluppo vettura per tutta la stagione. Risultato: da un vantaggio di circa 50/60 cv si è passati ad un deficit motoristico di circa 60/80 cv; in altre parole la vettura risulta più lenta della precedente di circa mezzo secondo. Una vera ignominia.

A Maranello, ovviamente, non sono rimasti a guardare, ma con un regolamento sapientemente congelato i margini di manovra sono pochi. I tecnici infatti si sono concentrati soprattutto sulla parte aerodinamica e sulle sospensioni cercando soluzioni sempre al limite per compensare il più possibile il gap motoristico della vettura: gap motoristico derivato, di fatto, dall’inserimento di un “fuel-gate” per limitare il flusso carburante alla parte endotermica.

Nei vari Gp finora disputati, abbiamo visto una vettura con una configurazione aerodinamica prevalentemente scarica e assetto rake variabile di volta in volta. È chiaro che con un deficit motoristico importante risulta anche difficile regolare in maniera ottimale il gruppo telaio-aerodinamica-sospensioni, poiché alcuni meccanismi si attivano a seconda delle velocità. Gli ingegneri di Maranello non si sono risparmiati nello spremere il massimo possibile dalla SF1000 e ciò si può notare da alcuni segnali catturati durante prove e gare. La vettura infatti, in linea di massima, ha qualcosa in più della passata SF90 in termini aerodinamici e ciò è riscontrabile dalla gestione gomme avuta nei gp disputati. In un paio di occasioni, in Ferrari sono riusciti a fare una sosta in meno rispetto alla concorrenza e senza far registrare pericolosi casi di blistering e graining. È chiaro che con una vettura pesantemente scarica, in alcune occasioni, è risultata “inguidabile” alternando sottosterzo e sovrasterzo nell’ambito della stessa condizione.

I piloti Vettel e Leclerc, infatti, hanno dovuto far ricorso a tutta la loro esperienza nel portare al traguardo una vettura “sfiatata” e poco agile.

Ad ogni modo, ora si guarda, alla prossima stagione cercando di limitare il più possibile i danni ed evitando di far passare questa SF1000 come una delle peggiori monoposto della casa di Maranello.