GIGI PROIETTI NEL RICORDO DI ATTORI E REGISTI AVEZZANESI

AVEZZANO – Nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta“. Mai come in questo momento questa frase di S. Agostino suona vera: Gig è vivo nei cuori di chi lo ha amato, per questo abbiamo chiesto a persone che lavorano nel teatro, sia come attori, che come registi e sceneggiatori, di raccontarci il “loro Gigi Proietti”, di lasciarci un’emozione, una lacrima a lui dedicata.

Iniziamo con Alessandro Scafati, il giovane attore avezzanese che proprio un anno fa ha scelto di confrontarsi con questo grande reinterpretando “La signora delle Camelie”:  “Beh, io posso dire che ormai lui era l’ultimo maestro rimasto in vita. Uno che sapeva spaziare tra risata e pianto in mezzo secondo. Uno che si è fatto da solo. Uno che sapeva cantare e recitare divinamente con disinvoltura e autoironia. Era una persona molto preparata, si capiva subito che aveva studiato molto. Non lasciava niente al caso. Era sempre sorridente e questo piaceva molto. Il suo viso parlava anche senza aprire bocca. Il talento è anche quello“.

Ora è la volta di Federico Del Monaco, scrittore, regista e sceneggiatore: “Nell’eclettica carriera al servizio di mimica e di voce il Sig. Proietti ha reso immortale un già noto cognome romano.
Ed è solo così che si può salutare un grande dello spettacolo, personalmente, con il cuore che ciascuno possiede e che, si spera, sia in grado di ascoltare e di parlare in circostanze come questa.
Per me Proietti è “Cyrano”, nel romanticissimo adattamento teatrale da lui diretto e interpretato.
È tutti e sette i Re di Roma, inclusi Enea, il Tevere e altri personaggi minori, in una delle commedie storiche più ricche ed intense mai scritte da noi.
È Mario Cavaradossi, l’amato della “Tosca” di Luigi Magni, dove canta, recita e regala una prestazione impressa, come un affresco sulla pellicola, nella memoria degli amanti dell’arte, del cinema e del teatro.
È il ladro che nel penultimo capolavoro di Elio Petri, “La proprietà non è più un furto”, prende parola per dare l’estremo saluto ad un collega da tutti riconosciuto come un artista della rapina.
È Mandrake che in “Febbre da cavallo” spiega cosa sia un giocatore, in un monologo che ha fatto epoca.
È Luigi, come appare nei titoli, prima di diventare patrimonio nazionale.
È Gigi, di “A me gli occhi, please” con un baule pieno di ricordi da evocare sul palcoscenico.
È stato molto altro, per esempio non ho citato Brancaleone e chissà quanti altri, non ho parlato degli interventi televisivi. Questo dà la dimensione della sua grandezza; ha dato senso a tanti nostri sorrisi, ha colorato tante emozioni e ora risiede in molti dei nostri ricordi.
Di quelli che fanno star bene e che permettono di salutare qualcuno con l’amore della serenità.
Buon viaggio, Signor Proietti”. 

Alessandro Martorelli, attore, scrittore, maestro di recitazione lo saluta con un breve monologo dal tono estremamente colloquiale: “Dai su Gigi, aspetta ad andartene, raccontaci un’altra barzelletta. Un’altra storiella di quelle tue. Dici che s’ è fatto tardi? No dai, tieni, ecco la chitarra, cantiamo uno stornello romano tutti assieme. Devi anda’ per forza? Ma guardaci, stiamo tutti qua attorno a te, stiamo a cerca’ di tirarci su durante sto periodo de’ mer…Come? Ma no che non ci divertiamo! Non è lo stesso senza di te. Facci senti’ un’ultima volta la storia del cavaliere Nero, di Toto, oppure anche un pezzo del Cyrano, oppure… ecco, un sonetto di Shakespeare! Per favore Gigi, nun te ne anna’ proprio adesso… Ce lasci in un mondo brutto do’ la ggente nun se ricorda più come se ride, nun ce lo fa ‘sto sgarbo pe’ favore… Su, almeno il bicchiere della staffa, c’abbiamo il “Whisky maschio senza raschio”… No eh? Proprio non puoi, va beh… Abbiamo capito. Ti reclamano i piani alti, è giusto… Quando chiamano bisogna andare.
E allora vai Gigi caro.
Vai e fai buon viaggio.
E facci un ultimo favore, quando stai lì su, con i principali, cerca di falli “sbragare” un po’, che ultimamente sembrano un po’ troppo arrabbiati con noi.
Ciao Gigi.
E grazie di averci regalato la tua compagnia“.

L’attore e scrittore Antonio Pellegrini scrive: Per me Gigi Proietti è la figura di riferimento, quella persona alla quale tutti gli attori dovrebbero in qualche maniera riservare un’attenzione. Io l’ho sempre guardato, seguito, ascoltato. La caratteristica che mi ha sempre colpito di Gigi Proietti è la sua capacità di gestire la situazione con estrema normalità, serenità e destrezza artistica. Lui non faceva l’attore, lui ERA l’attore; lui non recitava, era se stesso ed è la cosa più bella per un attore riuscire ad essere se stessi ed essere adeguati alla circostanza. In ogni situazione, rimanendo se stesso, riusciva a calamitare su di sé l’attenzione del pubblico, Non a caso, A me gli occhi, please, rappresenta proprio la qualità artistica di Proietti che calamitava l’attenzione del pubblico, ma non perché avesse acquisito una tecnica particolare, ma perché era così: aveva capito che essere naturale e spontaneo era quanto di più artistico un attore potesse fare. Il lonfo, che lui recitava in maniera magistrale, fa capire quanto si divertisse: c’è divertimento nella lettura di quella poesia e c’è divertimento in ogni gesto comico che lui faceva: si divertiva prima lui e poi ci divertivamo noi. Questa è una grande qualità di un attore: non fare le cose meccanicamente, perché si devono fare, ma perché si sente di farle. Lui le sentiva dal cuore e questo arrivava a noi. Questo è un grandissimo insegnamento per un attore”.

Alessandra Barbonetti ci trasmette tutto il suo sgomento e la sua incredulità: “Questa mattina mi sono svegliata, ho guardato il telefono ed un mio amico mi aveva mandato un messaggio con su scritto “È morto Gigi Proietti”.
Apro Facebook, Instagram, Google… Era dappertutto.
“Che dobbiamo fa’? La data è quella che è, il 2 novembre. ”
Mi vedo con delle amiche, ricordiamo il giorno in cui lo abbiamo visto aprire l’ultima stagione del Globe. Vado a lavoro ed un bambino mi dice ” Lo sai che oggi è morto Gigi Proietti? Era il mio attore preferito italiano. Ma perché proprio lui? “
Torno verso casa e per strada un gruppo di ragazzi stava canticchiando il motivetto di ” Febbre da cavallo “.
ParaparaparapappapararaParaparapappapa.
Sorrido.
“Potrei esserti amico in un minuto, ma se nun sai ride mi allontano. Chi non sa ride mi insospettisce. ” Forse ultimamente non abbiamo riso tanto, Maestro. Forse sto periodo c’ha fatto n’attimo dimentica’ che ride fa bene. Forse ti sei insospettito.
Facebook, un collega scrive:
“2 novembre”
“2/11”
“2 diviso 11”
2÷11= 0,18 18 18 18 18.
Rido.
Grazie Maestro”.

Giuseppe  Ippoliti ricorda così il grande attore romano: “Gigi se ne va, il sipario si chiude… e resta l’applauso del pubblico a un artista che ci ha regalato le più belle risate, quelle che non ti aspetti, quelle che fanno male alla pancia, che ti fanno dire: “non ce la faccio più a ridere, ma non riesco a smettere” .

Come non ritrovarsi in ogni parola detta da ognuno? Ora non ci resta che dire di nuovo: “Ciao, Gigi!”