AVEZZANO. ANZIANA DONNA MUORE DISSANGUATA IN OSPEDALE NELLA TOTALE INDIFFERENZA

AVEZZANO – “Riportatela a casa! Così avevano detto il giorno prima, e puntuale avevamo avviato tutto per riportarla a casa sua. E’ venuta l’ambulanza della Misericordia per trasportarla. Le aspettativa di vita ancora c’erano, pur se aveva un tumore. Loro avevano dato la conferma del rilascio, quindi poteva tornare tra i suoi cari, tra tutti noi.” A parlare, con la voce interrotta dai singhiozzi, è la nipote Michela Pomponio. “Invece arriviamo qui e la riportiamo nella bara.”

La signora 82enne, ricoverata nel reparto di geriatria dell’ospedale “S.Filippo e Nicola” di Avezzano, è stata ritrovata in una pozza di sangue, proprio dai volontari della Misericordia, non della città, che erano andati a prenderla. Dalla prima comunicazione del medico, la povera donna si sarebbe strappata dal braccio la cannula della flebo. Se pur vera questa ipotesi enunciata, nessun infermiere, nessun dottore del reparto, ben sapendo che sarebbe stata dimessa, ha mai controllato la paziente? E quanto tempo è trascorso per una così copiosa perdita ematica?

Purtroppo la signora era in una stanza con un’altra donna molto anziana, sofferente per altra patologia, che non avrebbe avuto, come infatti è stato, la possibilità di rendersi conto di quanto stava accadendo.

Questa mattina ho sentito la mia nonna, perché lei rispondeva al telefono, era lucida e non vedeva l’ora di tornare a casa. Infatti l’ho rassicurata che nel pomeriggio l’avremmo riportata, e lei mi ha detto: “meno male perché qui non mi sente nessuno”. Lei mi ha detto così, allora devo pensare che me l’hanno fatta morire dissanguata, lei avrà chiamato e nessuno ha risposto. Non era la prima volta che me lo diceva che lei suonava e non andavano a vedere cosa poteva servirle.”

A mia nonna è venuto a mancare il diritto del malato.” continua Michela piangendo “Seppure la portavo a casa e lei aveva una prospettiva di vita minore, almeno era circondata dall’affetto dei suoi cari. Loro sono stati come degli assassini, incompetenti. E’ vergognoso quello che hanno fatto.”

Nel frattempo che raccogliamo, in esclusiva, questa terribile testimonianza,  i parenti sono ancora fuori dal reparto in attesa di sapere qualcosa in merito alla tragedia e al da farsi.

Bisogna ribadire, per diritto di cronaca, che quando sono arrivati i volontari della Misericordia, la signora era ancora in vita. Da lì il tentativo da parte dei sanitari di attivare una rianimazione e procedere alla trasfusione di sangue. Da tener presente che la povera donna, anche in seguito alla grave malattia, era di costituzione minuta.

Troppo tardi. Aveva perso troppo sangue. Non sappiamo da quanto tempo stava in quello stato. Intorno alle 17,30, avendo saputo dalle mie zie che nonna aveva avuto delle complicazioni per una emorragia perché, come avevano detto, si era strappata la cannula della flebo, mi sono recata da sola in ospedale e ho chiesto all’infermiera spiegazioni. A quel punto è uscito il dottore continuando a chiedermi  “Lei chi è? Io non posso dirle niente.” Anche se gli ho spiegato che ero la nipote, non ha voluto darmi alcuna spiegazione. Ha solo continuato a dirmi “voglio vedere le figlie”. Ma  quando le vuoi vedere ste’ figlie, mentre lei sta’ a morì? Quando le avvisi? Dovevo venire io qui a fare un casino per sapere che mia nonna stava morendo? O volevano dircelo dopo morta?

Sono quindi arrivate mia madre con le mie zie, e a loro è stato detto che mia nonna era in gravissime condizioni. Dopo insistenze, mia madre è riuscita ad entrare e vederla solo per un attimo. Poi, dopo, sono usciti loro dicendoci che era deceduta, che non ce l’aveva fatta, e lo stesso dottore ha continuato a dire “Vabbè, ma ne muore tanta di gente!

Si, ma non per mano vostra! Doveva morire per la malattia, ma non adesso! Non era previsto. Io non lo so, io non lo so!” ripete disperata Michela “Noi avevamo la speranza di riportarla a casa. Loro ci avevano dato questa speranza. Era tutto pronto. Lei non aspettava altro.”

La signora viveva con il marito a Capistrello, sempre circondati e accuditi da tutti, figli e nipoti.  Ora l’uomo è nella disperazione assoluta.

Solo verso le 20,45 i familiari hanno avuto la comunicazione che la salma verrà portata in obitorio.

Voglio giustizia per mia nonna!” questo l’ultimo appello di Michela.

I parenti della vittima adiranno, ovviamente, le vie legali per sapere la verità, come sia stato possibile abbandonare una donna e farla dissanguare nel proprio letto di ospedale, pur ammettendo che sia stata lei stessa a provocare lo strappo della cannula. Com’è possibile che nessuno si sia reso conto di quanto stava accadendo?

Una tragedia, una vergogna, maggiormente alimentata dalla frase del medico “Vabbè, ma ne muore tanta di gente!”. Si resta basiti, senza parole. Al dolore segue lo sdegno!

Proteggere gli anziani! forse a qualcuno è sfuggito il significato.