MORI’ DISSANGUATA ALL’OSPEDALE DI AVEZZANO: APERTA UN’INCHIESTA

AVEZZANO – Ogni giorno si partecipa  al dramma della diffusione del coronavirus, ogni giorno in Italia si legge un bollettino di guerra:  17 novembre 2020,  32.191 nuovi casi, 731 morti. Si assiste non solo ai decessi ma anche alla lenta agonia della società produttiva. Si raggiunge una fase di assuefazione alle nefande notizie ma, se ci si deve adeguare impotenti a un virus subdolo, è inammissibile accettare che la morte sopravvenga per indifferenza ed incuria.

Non è possibile dimenticare la tragica fine della anziana signora Tecla, abbandonata a sé stessa nel reparto di geriatria del nosocomio della città, proprio il giorno delle sue dimissioni e del ritorno a casa tra i suoi cari. I volontari della Misericordia, che erano andati a prelevarla, la ritrovarono in una pozza di sangue. I medici ritengono che la donna si sia autonomamente strappata la cannula della flebo. Considerazione davvero in contrasto con una paziente che da giorni, e purtroppo frequentemente, era soggetta a ricoveri e quindi  abituata alle flebo. Pur se fosse vero, nel reparto nessuno dei sanitari presenti ha attenzionato la signora che in giornata avrebbe lasciato l’ospedale. Quanto tempo è trascorso per quello stillicidio ematico a tal punto da giungere ad un dissanguamento? Non si può soprassedere,  la verità e la giustizia devono emergere.

Per la difesa dei propri diritti, i familiari della anziana signora si sono affidati alla professionalità degli avvocati Babbo e Nardi, i quali hanno fatto istanza in virtù della quale il PM dottoressa Lara Seccacini ha inteso nominare un proprio consulente nella persona della dottoressa Simona Ricci. Anche la famiglia ha nominato, come proprio consulente, il medico legale dottor Giuseppe Stornelli.

Si sta lavorando per definire se ci sono responsabilità o meno. La Procura ha acquisito le cartelle cliniche,  primo passo per portare alla luce le azioni che hanno condotto alla morte l’anziana signora.

Le procedure legali proseguono per stabilire le ragioni, ma una frase di quei momenti resta scolpita nella memoria: quella del medico che, dopo aver comunicato il decesso, si è  rivolto ai parenti con disumana leggerezza :“Vabbè ma ne muore tanta di gente!”. A questo la giustizia degli uomini nulla può.