SULMONA, IL SINDACO CASINI: “È URGENTE LA RIORGANIZZAZIONE TERRITORIALE E SANITARIA”

SULMONA – “La situazione peggiora ed è impellente agire adesso e subito”.  E’ il grido di allarme che  torna a lanciare il sindaco Annamaria Casini, inviando una nuova nota ai vertici di Regione e Asl1, coinvolgendo tutte le istituzioni e i sindacati, per chiedere urgente attuazione di quanto programmato e annunciato in seguito della visita del presidente della  Regione Marco Marsilio all’ospedale di Sulmona lo scorso 16 novembre, preoccupata per il contesto di estrema e crescente criticità con cui si sta continuando a lavorare nell’ospedale di Sulmona e nei servizi territoriali per far fronte ad una grave emergenza sanitaria che ha travolto anche l’intero comprensorio.

Come ho già sottolineato più volte  nei giorni scorsi anche a nome dei sindaci del territorio Peligno Subequano ” spiega il sindaco Annamaria Casini “è impellente intervenire in modo puntuale e con estrema urgenza, con una precisa riorganizzazione territoriale ed ospedaliera per contenere l’epidemia e garantire nello stesso tempo la continuità assistenziale con scelte tempestive  e precise.  I pazienti Covid al Pronto Soccorso sono ormai sempre più numerosi, occupando in numero rilevante sia l’area del vecchio Pronto Soccorso  che i posti letto previsti nell’area grigia senza ulteriore assegnazione di personale medico ed infermieristico. E’ da considerare anche” continua il sindaco “la notevole pressione sui servizi territoriali e in particolare sulla Prevenzione, dove a fronte del crescente numero di pazienti Covid a domicilio, la rete di persone in sorveglianza attiva e la quotidiana conseguente imponente attività di tracciatura, si riscontra persino una riduzione del personale a disposizione perché in parte positivi al Covid, rispetto alla ciriticità di questa estate.  Per questo ho chiesto l’immediato riscontro sullo stato del programma d’intervento tracciato e comunicato lunedì 16 novembre e l’immissione urgente in servizio di personale sanitario di supporto presso le strutture sanitarie più esposte per la salvaguardia della salute pubblica”.