DIPENDENZA DA INTERNET E PROFESSIONE “INFLUENCER”: DUE CHIACCHIERE CON RUDY BANDIERA

di Cristiano Di Salvatore

CELANO – Lo sportello d’ascolto “Ludopatie e dipendenze” (in convenzione con il Comune di Celano), ha intervistato l’Autore e Creator, Rudy Bandiera. Tra le varie attività che svolge, Rudy ha preso parte in qualità di relatore al “Ted X Bologna”,  eventi organizzati da Google, Oracle, Juventus, Camera e Senato.

Insieme a Rudy, parleremo di “dipendenza da internet” e “influencer”.

“Rudy, cosa ti viene in mente rispetto la “dipendenza da internet”?”

Certo, oggi è importante parlare di dipendenza da Internet: in particolar modo è interessante parlare di “Nomofobia”, ovvero la paura di lasciare il cellulare oppure di rimanere senza connessione.

Nello specifico, si utilizza sempre più l’acronimo F.O.M.O.“Fear of missing out”, “paura di rimanere fuori”: manifestiamo ansia e paura in virtù del fatto che, altre persone possano avere esperienze gratificanti in nostra assenza.

 A tutto questo, si associa il desiderio compulsivo di monitorare continuamente ciò che viene pubblicato sui Social.

Alcuni dati: sblocchiamo il nostro telefono almeno 80 volte nell’arco della giornata e tocchiamo il nostro schermo migliaia di volte al giorno!

Ovviamente, soprattutto con gli adolescenti, tale aspetto non andrebbe sottovalutato: essi infatti, formano la propria identità attraverso il confronto con il gruppo dei pari.

Non saprei se ne siano più affetti gli adolescenti o gli adulti, perché credo sia un fenomeno abbastanza trasversale; i social e le app, spesso funzionano in questo modo: like, notifiche, dirette ecc”.

“Cosa pensi del fenomeno Influencer?”

Se 15 anni fa avessimo chiesto ad un’adolescente cosa avrebbe voluto fare, avremo ottenuto come risposta il calciatore oppure la ballerina.

Oggi se ponessimo la medesima domanda ad un ragazzino/a, probabilmente ci risponderebbero “Influencer”, “Fashion Blogger”.

Ogni epoca, dunque ha avuto i propri miti, perché essere famosi ed amati ha sempre esercitato un grande fascino.

Il vero problema invece è rappresentato dal fatto che tendiamo a vedere “il successo” come un evento e non come un processo; spesso ci basiamo unicamente  sul risultato finale, su quello che si vede, tralasciando dunque il duro lavoro che vi è dietro, i fallimenti ecc.

Spesso anche gli adulti hanno questa percezione e a causa di questo intraprendono strade spesso fallimentari.

Ad esempio, un grande calciatore come Cristiano Ronaldo, ha bisogno di allenarsi in modo costante e tanta autodisciplina.

Quindi, il mio invito è quello di valutare anche questi aspetti se mai dovessimo approcciare con queste vere e proprie “professioni”.

Attività svolta da “Sportello d’ascolto Ludopatie e dipendenze”, in convenzione con il Comune di Celano (AQ)“.