USA: CAPITOL HILL, PONIAMOCI QUALCHE DOMANDA

di Mirko Marchione

Premessa fondamentale. Chi scrive condanna ogni tipo di violenza. Ma le gesta di facinorosi e di pochi delinquenti, non possono e non devono oscurare la volontà di migliaia e migliaia di persone che si sono messe in marcia per far valere i propri diritti; per esprimere dei propri disagi e per combattere le ingiustizie subite. Nel dibattito televisivo internazionale, ma ancor più in quello italiano, sono state totalmente oscurate le ragioni di centinaia di migliaia di manifestanti, strumentalizzando e puntando i riflettori, esclusivamente sul comportamento inaccettabile di poche frange di estremisti. Vale la pena rilevare che tra tutti i manifestanti fermati solo 4 risultavano avere un’arma. E stiamo parlando di un paese dove le armi ce l’hanno come noi abbiamo gli accendini.

Donald Trump è stato votato da quasi 80 MILIONI di americani. Come presidente non eletto ha preso più voti di qualsiasi presidente che sia stato eletto. Tutti i sondaggi dimostrano che l’85% degli elettori repubblicani è convinto, per le prove che sono emerse, che ci siano stati dei brogli durante le elezioni. Stiamo parlando quindi dell’85% di 80 MILIONI di americani. Voi pensate che il disagio, la rabbia, la frustrazione, il senso di impotenza di queste persone che pensano, a torto o ragione, di essere state defraudate, possa essere ignorato o oscurato dalle gesta di poche decine di persone?

Perché allora i media non hanno riportato le immagini del fiume di manifestanti che protestavano e che marciavano pacificamente per far valere le proprie ragioni?

E perché di quelle ragioni non si è discusso? Perché non si è mai entrati nel merito di una questione che riguarda milioni e milioni di americani? Perché gli italiani non hanno un quadro neanche parziale di quanto sia accaduto e del perché l’America sia da tempo totalmente spaccata in due?

La risposta è semplice: il Cartello globalista dei nemici di Trump aveva bisogno come il pane delle gesta di quel gruppo di violenti, per stravolgere completamente le ragioni delle proteste in atto e costringere Trump alla resa.

E questa innegabile realtà ci spinge a porci delle domande?

Chi erano quei personaggi, le cui immagini stanno facendo il giro del mondo?

E’ possibile che chi avrebbe dovuto occuparsi della sicurezza della città più protetta del mondo e delle sedi istituzionali meglio difese del pianeta, non ne sapessero nulla, tanto da farsi trovare impreparati, con pochi uomini e poco equipaggiati? Perché sulle scalinate di ingresso non erano schierati i soldati? Davvero credete che uno vestito da sciamano riesca ad entrare sul tappeto rosso senza problemi con più facilità di come io rientro a casa mia, all’interno di uno se non il più protetto edificio del mondo?

Come mai?

Perché se si parla di assalto, ci sono le immagini dei poliziotti che addirittura scattano selfie con quelli che dovrebbero essere i rivoltosi all’interno della sede del Congresso, che è stato lasciato per 4 lunghe ore in balia dei manifestanti che hanno avuto il tempo, addirittura, di mettersi in posa e di staccare “souvenir” dalle pareti?

Perché ci sono state solo poche decine di arresti e quasi tutte con la semplice accusa di aver violato il coprifuoco?

Tutte queste domande, che i nostri media sono stati molto attenti, a non porre nei talk show, trovano una sola risposta plausibile: SI VOLEVA FARE IN MODO CHE GRUPPI DI VIOLENTI E DI FACINOROSI ENTRASSERO E FACESSERO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI QUELLO CHE HANNO FATTO.

Dopodiché poteva scattare il piano B.

Fare in modo che l’attenzione di tutti i media del mondo venisse focalizzata unicamente sugli scontri. Incentrando tutti i dibattiti sulle responsabilità di Trump per quanto accaduto. Evitando che i messaggi stessi del presidente – che intanto non smetteva di twittare per invitare i manifestanti a rispettare le leggi e a collaborare con la polizia -venissero ignorati e oscurati. Ricordiamo che il video in cui Trump invitava i manifestanti ad andare a casa è stato rimosso immediatamente da Twitter. Ripeto è stato rimosso.

A questo aggiungete che Facebook e Twitter, ossia due aziende private, hanno cancellato il profilo del presidente americano ancora in carica, con milioni e milioni di followers, silenziandolo davanti al mondo e non dandogli più la possibilità di far emergere le proprie verità. Parliamo di due aziende private che non sono perseguibili penalmente per quello che viene pubblicato sulla loro piattaforma, in quanto dovrebbero agire (appunto) come piattaforma e non come editori. Con questa scusa, infatti, si sono sempre sottratte alle loro responsabilità per i contenuti in esse riportate. Ma ieri hanno gettato definitivamente la maschera, dimostrando che non solo, hanno una linea editoriale ben definita, ma sono uno strumento di lotta politica e soprattutto uno strumento a favore dei nemici della democrazia.

La democrazia nel mondo è sotto attacco. Ma non perché qualche uomo in maschera è entrato nel Congresso americano ma perché i media e i social sono riusciti a “farvi odiare gli oppressi e amare gli oppressori”.

Solidarietà alle vittime degli scontri. Agnelli sacrificali sull’altare del globalismo.

Fonti: Francesco Amodeo. La Verità. Mario Improta.