Eccoci di nuovo: bastano 8.680 euro di incarico pubblico ad una testata per scatenare l’ennesimo coro di malcontento tra certi giornalisti locali. Stavolta è la comunicazione dell’ASL1 ad essere sotto attacco – o meglio, il fatto che sia stataaffidata a una società esterna, tramite una legittima procedura MePA, per unacampagna di comunicazione sui social e sul giornale online AbruzzoWeb, curata daEnfasi Srl.
Cosa c’è che non va? Nulla. O, meglio, nulla per chi è in grado di distinguerela comunicazione dall’informazione– due gambe della stessa figura professionale, ma con funzioni e metodi diversi. Eppure, puntuale come una tassa, arriva la lamentela: inconscia – perché loro sì e noi no?
Ci permettiamo di ricordare un proverbio antico ma sempre valido:“Al cavallo jestimat gli luccica il pelo.”Tradotto: l’invidia luccica come falsa virtù. E quella che vediamo è proprioinvidia travestita da indignazione.
La verità è che ci sono colleghi che, ogni volta che qualcuno riceve un incarico o un riconoscimento, non riescono a trattenersi dal commentare con malizia. La narrativa è sempre la stessa: favoritismi, clientele, oscuri giochi di potere. Non passa mai per la mente cheforse, semplicemente, qualcun altro abbia lavorato meglio o proposto qualcosa di più credibile e professionale.
Parliamo dimeno di novemila europer una campagna di sei mesi, in un contesto in cui l’editoria locale muore d’inedia e precarietà. Ben vengano allora gli incarichi alle testate che sanno proporsi e portare valore alla comunicazione pubblica. Chi mastica un po’ di pubbliche relazioni sa bene checomunicare non significa informare, ma costruire messaggi, trasmettere fiducia, gestire la reputazione. E se un’azienda sanitaria sceglie di farlo con professionisti, dove sarebbe lo scandalo?
Invece no: c’è sempre chi torna alla solitaliturgia del sospetto, come se si fosse sempre in presenza di una cospirazione. E pazienza se nel frattempo si distrugge il già fragile ecosistema della comunicazione abruzzese.
Complimenti ad AbruzzoWeb per l’incarico ottenuto.Noi siamo contenti quando qualcuno riesce a dare valore al proprio lavoro in modo dignitoso e trasparente. E ci auguriamo che prima o poi, anche tra i colleghi, si riesca a mettere da parte la “jestima” e a tornare a un confronto più civile, più onesto, e soprattutto più professionale.
Nel frattempo, lasciamo che i cavalli ben curati continuino a splendere. Gli altri, forse, dovrebbero iniziare a guardarsi allo specchio prima di alzare la voce.





