Ai Campionati Europei Under 20 di Tampere, Erica Saraceni ha fatto la storia del salto triplo: 14,24 metri, primato personale e nuovo record dei campionati dopo 24 anni. Un’impresa che in altri tempi avrebbe aperto tutti i telegiornali.
Eppure, sui principali media italiani, il suo trionfo è rimasto relegato a un trafiletto. Poche righe per un risultato che avrebbe meritato interviste, approfondimenti e titoli a caratteri cubitali.
Perché? Forse perché oggi lo sport non è solo sport: troppo spesso è filtrato da una narrazione che non premia semplicemente il talento, ma seleziona le storie da raccontare in base a un’agenda culturale o politica. Un meccanismo che rischia di oscurare atleti straordinari solo perché non rientrano nel “racconto” del momento.
Erica invece è la rappresentazione più semplice e diretta di ciò che lo sport dovrebbe celebrare: impegno, merito, sacrificio e amore per la propria terra. Dopo il salto della vittoria, ha salutato la famiglia con spontaneità e orgoglio, ricordandoci che dietro un grande atleta c’è sempre una storia fatta di valori e sostegno.
Grazie, Erica, per averci ricordato che l’atletica è ancora capace di emozionare e unire, senza bisogno di filtri o slogan.





