L’11 dicembre 2024 la Giunta regionale, con la presenza di Marco Marsilio, Emanuele Imprudente, Mario Quaglieri, Nicoletta Verì, Roberto Santangelo, Tiziana Magnacca e Umberto D’Annuntiis, aveva approvato lo stanziamento di fondi per 1.440.000 euro per l’esercizio finanziario 2025 e di altri 1.440.000 euro per il 2026, destinati alle 25 riserve naturali d’Abruzzo. Le somme erano state allocate sul capitolo 271600/1, denominatoInterventi di parte corrente per l’attuazione della legge quadro sulle aree protette della Regione Abruzzo per l’Appennino Parco d’Europa – L. 38/96, all’interno del bilancio di previsione 2024-2026.
Una decisione che sembrava garantire un po’ di ossigeno a realtà che vivono spesso di fondi limitati. Ma pochi mesi dopo è arrivato il dietrofront. Con la delibera del 21 febbraio 2025, la Regione ha ridimensionato l’importo per il 2025 a 1.124.963,39 euro. Una cifra ulteriormente rivista fino a scendere al valore definitivo di 964.279,82 euro.
La notizia ha innescato proteste e prese di posizione. All’Emiciclo si è svolta una prima manifestazione dei sindaci dei Comuni gestori, dei direttori e delle cooperative che operano nelle riserve. È stata redatta anche una lettera aperta, firmata congiuntamente da amministratori, operatori e lavoratori, in cui si sottolineava come nonostante le incertezze e un precedente taglio del 22% ai fondi regionali, le attività di manutenzione dei sentieri, i progetti con le scuole, il supporto al turismo naturalistico e la gestione degli habitat siano state portate avanti con senso di responsabilità. La nuova riduzione delle risorse viene considerata un colpo ulteriore a una situazione già fragile, di cui non sono ancora noti né l’entità specifica per ciascuna riserva né le conseguenze concrete.
Riserve a rischio chiusura
La contrazione dei fondi tocca tutte le 25 aree protette della regione, ma i primi segnali di crisi si avvertono già in alcune realtà. Dopo l’area protetta di Casoli, ora è la riserva naturale Zompo lo Schioppo di Morino a trovarsi in difficoltà. Il Comune ha potuto garantire la copertura delle spese solo fino al termine della stagione estiva. Dalla cooperativa Dendrokopos, che gestisce il sito nel cuore della Valle Roveto, fanno sapere che a ottobre sarà inevitabile chiudere.
Un’eventualità che peserebbe enormemente sul territorio: ogni anno la riserva accoglie circa 40mila presenze, tra visitatori singoli, gruppi organizzati, scuole, campus universitari e campi scuola, oltre alla gestione diretta delle strutture da parte della cooperativa.
Il ridimensionamento delle risorse colpisce anche Avezzano e il suo polmone verde: la Riserva naturale del Monte Salviano subirà un taglio consistente di oltre 24mila euro. L’area, che sovrasta il capoluogo marsicano, rappresenta uno dei principali punti di riferimento per la comunità locale. Con i suoi sentieri panoramici, le pinete, i boschi di quercia e la suggestiva presenza di eremi e testimonianze storiche, il Salviano è non solo un luogo di svago e benessere, ma anche un importante presidio di biodiversità e un corridoio ecologico che connette i rilievi del Fucino con il Parco regionale Sirente-Velino.
Negli ultimi anni il parco Sirente-Salviano ha visto uno sviluppo significativo grazie a progetti di valorizzazione ambientale e a un crescente flusso di visitatori. Le attività di educazione ambientale, la manutenzione della rete sentieristica e le iniziative legate al turismo sostenibile hanno contribuito a consolidare l’immagine di Avezzano come città capace di coniugare modernità e natura. Ma i tagli rischiano di compromettere la gestione ordinaria, con ripercussioni sulle attività didattiche, sull’accoglienza turistica e sulla tutela del patrimonio naturalistico.
Il rischio è che la mancanza di fondi trascini con sé non solo la chiusura temporanea dei siti, ma anche il venir meno di attività educative, di presidio ambientale e di promozione turistica che da decenni rappresentano un valore aggiunto per la Marsica e per l’intero Abruzzo.





