Avezzano: Un piccolo sfogo su ciò che stiamo perdendo…
C’è un silenzio strano che aleggia per le strade della nostra città. Un silenzio che non è solo fisico, ma anche culturale, spirituale, umano. Un silenzio fatto di vuoti, di assenze che si notano soprattutto nei giorni in cui una volta si respirava festa, comunità, tradizione.
Sto parlando delle feste patronali, quei momenti che per decenni – e per alcune generazioni anche secoli – hanno rappresentato non solo la devozione popolare, ma anche l’identità viva della nostra città. Oggi, invece, sembrano essere solo un ricordo, sbiadito e un po’ amaro.
Pensiamo alla Madonna di Pietraquaria, che da sempre ha rappresentato il cuore spirituale del nostro territorio. Un culto sentito, vissuto con fede sincera, con pellegrinaggi, luminarie, fiere, musica in piazza, e famiglie intere che si riunivano. E poi San Bartolomeo, un tempo patrono riconosciuto, ormai quasi dimenticato, scomparso nel silenzio generale e nella totale indifferenza. Come se non avesse mai avuto un ruolo nella storia della nostra città.
Cos’è successo? Dove sono finiti i comitati che organizzavano questi eventi con passione e impegno, magari litigando tra loro, ma sempre con l’obiettivo di mantenere vive le nostre radici? Dove sono finite le donazioni, le offerte, i piccoli gesti che rendevano possibile ogni festa, ogni processione, ogni fuoco d’artificio?
La verità è che qualcosa si è spezzato. Forse la comunità si è frammentata. Forse l’indifferenza ha preso il posto della partecipazione. Forse oggi siamo troppo occupati a guardare altrove, a scrollare sui social, a vivere vite individuali, per preoccuparci di ciò che ci rende un noi.
Ma una città senza memoria, senza tradizioni, senza momenti di condivisione non è una città: è solo un agglomerato di case. Un posto dove si vive, ma che non si sente davvero come proprio.
E non si tratta solo di religione. Le feste patronali erano anche un modo per ritrovarsi, per riconoscersi, per trasmettere un senso di appartenenza. Per mostrare ai più giovani che vivere in comunità è anche partecipare, contribuire, esserci.
Oggi, invece, ci troviamo a guardare il calendario e notare con tristezza che “quest’anno non si fa nulla”. Che la piazza resta vuota. Che le luci non si accendono. Che la banda non suona. Che il santo non esce in processione.
E ci rassegniamo, come se fosse normale.
Non dovrebbe esserlo.
Forse è arrivato il momento di svegliarci un po’, di interrogarci su chi siamo e cosa vogliamo che diventi questa città. Perché senza le sue tradizioni, senza i suoi simboli, senza la sua anima, rischia di non essere più nulla.
E questo, personalmente, mi fa male. Buon San Bartolomeo a tutti gli avezzanesi.


