La campagna elettorale di Avezzano si fa sempre più movimentata. Dopo la mossa anticipata di Loreta Ruscio con la sua proposta, al momento, civica e mentre il centrodestra continua a balbettare sul nome del dott. Alessio Cesareo (tra ipotesi, smentite e alleati che ancora non hanno deciso se salire sul carro), arriva la notizia ufficiale: Democrazia Sovrana e Popolare candida Gianluca Ranieri a sindaco.
Una scelta meditata, costruita attraverso la regia nazionale del presidente Francesco Toscano e del coordinatore Marco Rizzo, su indicazione del responsabile organizzativo Emilio Iampieri e con il placet dei coordinatori provinciali e locali. Ranieri rappresenta così il volto con cui DSP intende presentarsi agli elettori: un’alternativa, una proposta fuori dai soliti schemi, pronta a raccogliere il malcontento di chi non si riconosce nei partiti tradizionali di destra e sinistra.
Eppure, guardando il quadro complessivo, non possiamo dimenticare l’animale politico per eccellenza: Gianni Di Pangrazio. L’attuale sindaco, con la calma di chi conosce bene i tempi della politica, rimane affacciato al balcone di Palazzo Città, osservando i movimenti frenetici degli altri schieramenti. Non ha fretta di scoprire le carte: preferisce tessere la sua classica rete a incastro, capace di mettere insieme anime diverse, liste civiche e alleanze trasversali. Una strategia già vincente in passato e che potrebbe rivelarsi ancora una volta decisiva.
In questo scenario frammentato, c’è però un grande assente: il Partito Democratico. Al momento non pervenuto, senza candidato, senza linea chiara, quasi “non classificato” nella griglia di partenza. Un silenzio che pesa e che lascia campo libero agli altri, mentre gli elettori aspettano di capire se e come il PD intenda giocare la partita.
Il quadro è quindi questo: Loreta Ruscio corre con la sua (per ora) civica, Cesareo resta per il centrodestra, DSP prova a mettere una bandierina identitaria con Ranieri, e il PD sembra ancora fermo ai box. Intanto Di Pangrazio, con la pazienza di chi conosce la politica locale, resta il regista silenzioso: lascia che gli altri si muovano, per poi scendere in campo al momento giusto con la sua collaudata macchina elettorale.
Insomma, il mosaico elettorale di Avezzano si arricchisce di nuovi protagonisti, ma la sensazione è che tutti, in un modo o nell’altro, abbiano lo sguardo rivolto verso quel balcone di Palazzo Città. Perché, piaccia o no, sarà ancora Di Pangrazio a dettare i tempi e, forse, a sparigliare le carte.



