Ad Avezzano si riapre il sipario sullo Stadio dei Pini, ma stavolta non per una gara di atletica: in pista ci finiscono politica e polemiche. Il consigliere comunale Tiziano Genovesi, con piglio da investigatore più che da amministratore, ha presentato al Comune una richiesta formale di accesso agli atti per verificare la situazione di agibilità dell’impianto sportivo (e, già che c’era, pure delle altre strutture comunali).
Secondo Genovesi, la sicurezza dei cittadini “viene prima di tutto”. Parole sante, certo. Peccato che – a poche ore dall’inaugurazione dello stadio, tra tribune gremite di autorità e bambini – l’effetto sia sembrato più quello di una secchiata d’acqua fredda sulla festa. O meglio: sulla pista nuova di zecca, omologata in classe A dalla Fidal, che di acqua non ha bisogno, semmai di gare e applausi.
“Basta giocare allo sfascio”. La risposta non si è fatta attendere. Il consigliere comunale Gianluca Presutti, presidente della commissione lavori pubblici, ha messo le cose in chiaro:
“Gli uffici comunali sono a disposizione, pronti a fornire tutti i documenti richiesti. Ma basta illazioni: la pista è omologata e l’agibilità dello stadio è già presente da tempo.”
Tradotto: i faldoni ci sono, le certificazioni pure. E, a voler essere pignoli, la città avrebbe meritato un brindisi in più e qualche sospetto in meno.
Presutti non risparmia poi una stilettata:
“Chi decide di giocare allo sfascio, fa solo danni all’immagine di Avezzano. Invece di alimentare sospetti, meglio rivolgersi agli uffici tecnici, che possono chiarire in due minuti.”
Lo stadio, un orgoglio (non un bersaglio). Mentre la politica si accapiglia, il vero protagonista rischia di passare in secondo piano: lo Stadio dei Pini, finalmente completato e pronto a ospitare manifestazioni di livello anche internazionale, come ha ricordato il presidente Fidal Stefano Mei. Un impianto che potrebbe diventare un punto di riferimento per l’intera Marsica, con ricadute positive per sport, giovani e territorio.
Ma, si sa, siamo in clima pre-elettorale e allora la tentazione di alzare la voce è forte. Solo che – come direbbe qualcuno – non tutto può essere sacrificato sull’altare della propaganda più becera.
Alla fine, la scena è questa: da un lato un consigliere che cerca carte come fossero indizi di un giallo alla Camilleri, dall’altro un’amministrazione che ribatte seccamente di avere già tutto in regola. In mezzo, uno stadio che vorrebbe solo correre, saltare e lanciare, non essere bersaglio di polemiche.
Forse, più che l’accesso agli atti, servirebbe un accesso alla realtà: lo stadio c’è, è agibile e omologato. Magari, invece di “giocare allo sfascio”, potremmo provare – ironia della sorte – a giocare allo sport.
E, già che ci siamo, una nota di colore: in tutto questo dibattito mancava giusto la voce di Forza Italia… ma tranquilli, come sempre non ci manda i comunicati. Una certezza, almeno quella.



