AVEZZANO– In un contesto politico che rischiava di andare verso la rottura, la coalizione di semi-centrodestra ad Avezzano ha messo a punto una tregua operativa:Forza Italia ha deciso di convergere sul nome di Alessio Cesareo per le imminenti elezioni comunali, segnando una generale ricomposizione dell’alleanza.
Fino a poco tempo fa, la situazione era tutt’altro che tranquilla. Come osservato da più testate locali – tra cuiMarsicaWeb– il semi-centrodestra marsicano appariva in forte difficoltà: divisioni, personalismi, forse più di un “talent show politico”, come è stato descritto.
Nel dettaglio, le frizioni vertevano su due profili fondamentali: da un lato la candidatura civica “non politica” diCesareo – ex questore di Ascoli, originario dell’Aquila e residente a Celano– spinta con decisione da Fratelli d’Italia. Dall’altro, un’area interna a Forza Italia – capeggiata dall’assessore regionaleRoberto Santangeloe appoggiata dal consigliere comunale azzurroMario Babbo– sosteneva che per una città come Avezzano servisse una figura politica autentica, radicata, piuttosto che un profilo “esterno”.
La rottura appariva sempre più probabile: secondo MarsicaWeb, in una riunione ad alta tensione tra Fratelli d’Italia e Forza Italia, si sono registrati attacchi esono volati gli stracci tra il capogruppo in Regione di Fratelli d’Italia, Massimo Verrecchia e il coordinatore cittadino, Goffredo Taddei. È in questo quadro che Forza Italia – attraverso il suo segretario regionale,l’onorevole Nazario Pagano– ha annunciato la decisione di convergere sul nome di Cesareo, spiegando che l’adesione nasce dal «senso di responsabilità» e dall’«interesse di mantenere unito e coeso il centrodestra».
Si tratta di un passo significativo: dopo giorni in cui la candidatura rimaneva“in sospeso”– nonostante due summit della coalizione – la convergenza appare come un segnale forte verso la compattezza.
Pagano ha precisato alla stampa che “non si tratta di un candidato espresso da Forza Italia”, ribadendo che la decisione è nata da una proposta della coalizione. Questo passaggio consente agli azzurri di preservare la propria identità interna, pur aderendo alla linea di coalizione.
Ma dietro la ritrovata unità resta un equilibrio fragile, destinato a misurarsi presto con la prova più complessa: la formazione delle liste.
Il rischio, secondo diversi osservatori politici locali, è che la convergenza su Cesareo rappresenti più una “tregua armata” che una reale pacificazione tra le anime della coalizione.
Fratelli d’Italia, padroni del campo,esce dal vertice come il partito che più di tutti ha saputo imporre la propria linea.La scelta di Alessio Cesareo,sostenuta sin dall’inizio dai meloniani, rappresenta infatti unabattaglia vinta, almeno sul tavolo, di Massimo Verrecchia, capogruppo regionale e stratega dell’operazione. È stato proprio lui a difendere fino all’ultimo la candidatura dell’ex questore, considerata la figura più adatta a garantire compattezza e credibilità alla coalizione. Ora, però, per Verrecchia inizia la fase più delicata:dimostrare sul campo di avere ragione, traducendo la scelta in consenso reale e in risultati tangibili alle urne.
Sui social, Verrecchia ha salutato l’accordo con un post sintetico ma dal chiaro valore simbolico:
“è arrivato il momento di cambiare davvero con un uomo perbene per una città migliore,Alessio Cesareo. Sicurezza, lavoro, futuro!“
Sulla parola “un uomo perbene”abbiamo una riflessione — nella narrazione politica degli ultimi giorni, il nome di Cesareo è stato spesso accompagnato dall’espressione “un uomo perbene”.
Una definizione condivisibile, certo —“che Cesareo sia un uomo perbene, nulla quaestio” — ma che solleva una riflessione inevitabile: non è che, per contrasto,gli altri amministratori o candidati siano dei banditi. Il rischio di un racconto polarizzato, dove la moralità personale diventa argomento politico, è quello di svuotare il dibattito amministrativo dei contenuti concreti: programmi, bilanci, piani urbanistici, strategie di sviluppo.
La“perbeneità”è un valore umano, manon può sostituire la competenza politica o la capacità di governo. (ndr)
Ma torniamo alle tre parole che suonano come una promessa da marinaio e non ce ne voglia la categoria. Ma tre parole che, nella realtà amministrativa di un Comune,rappresentano ambiti che un sindaco può solo sfiorare, non governare direttamente.
La sicurezza, pur essendo un tema fortemente percepito dai cittadini,non rientra nelle competenze dirette di un’amministrazione comunale.
Le politiche di ordine pubblico, la prevenzione dei reati, la gestione delle forze dell’ordine e il controllo del territorio dipendono dal Ministero dell’Interno e dalle Prefetture.
Un sindaco può certamente collaborare con la polizia locale e promuovere progetti di videosorveglianza o rigenerazione urbana, manon può incidere in modo sostanziale sui dati della criminalità. E i numeri, in Abruzzo, parlano chiaro, secondo il report elaborato sui dati del Viminale, l’Abruzzo mostra un quadro complesso:
ÈPescara(amministrata da Forza Italia)la città con il più alto numero di reati denunciati: 11.508 in un anno, pari a3.690,5 ogni 100mila abitanti, che collocano il capoluogo adriatico al31° posto nazionalesu 110 province.
SeguonoTeramo(53ª con 9.622 denunce),Chieti(79ª) eL’Aquila (amministrata da Fratelli d’Italia)(86ª).
Ma la classifica si ribalta se si guarda al traffico di stupefacenti:L’Aquilarisulta15ª in Italiaper numero di denunce legate alla droga, seguita daPescara(30ª) eTeramo(55ª).
E proprio sul fronte delle violenze e dei reati contro la persona emergono numeri preoccupanti:Teramo è 15ª per violenze sessualie21ª per tentati omicidi, mentreL’Aquila è 3ª in Italia per tentati omicidi.
Nel complesso, l’Abruzzo conferma una tendenza nazionale in crescita: nel 2024 i reati denunciati in Italia sono aumentati, con un boom di furti (+4,9% nelle abitazioni), rapine (+1,8%) e reati legati agli stupefacenti (+3,9%).
Solo contrabbando e truffe informatiche mostrano una lieve flessione.
Il tema della sicurezza, dunque,è più un simbolo politico che una leva amministrativa reale, utile per definire una linea d’identità, ma difficilmente gestibile dal palazzo comunale.
Anche la parola “lavoro”rientra più nel linguaggio della politica nazionale che in quello comunale.
Un sindaco può facilitare l’attrazione di investimenti, migliorare i servizi alle imprese, semplificare la burocrazia o promuovere bandi per l’occupazione giovanile, manon ha strumenti strutturali per incidere sull’occupazione.
Le politiche attive del lavoro, la formazione professionale e gli incentivi alle imprese sono gestiti da Regione, Stato e Unione Europea.
In una città come Avezzano — dove la deindustrializzazione e la crisi del Fucino hanno lasciato segni profondi — il primo cittadino potrà semmaisvolgere un ruolo di mediazione e facilitazione,non certo di controllo diretto dell’economia locale.
Più realistica, invece, la terza parola scelta da Verrecchia:“futuro”. Su questo fronte, un sindaco può agire con politiche urbanistiche sostenibili, investimenti in cultura, innovazione, rigenerazione urbana e servizi.Cosa che Di Pangrazio sta già attuando da 5 anni.
Ma anche qui serve una visione di lungo periodo e una coalizione coesa, capace di trasformare slogan in progetti.
E al momento, il semi-centrodestra marsicano — dovrà dimostrare di avere la forza politica e amministrativa per farlo.
Forza Italia tra pragmatismo e malumori, resta più complessa. Se da un lato il via libera di Pagano ha ricompattato formalmente la coalizione, dall’altro non si può ignorare il malcontento di pezzi consistenti del partito.
L’assessore regionaleRoberto Santangelo e il consigliere comunale Mario Babbo, insieme a una parte del direttivo cittadino, avevano espresso apertamente la contrarietà alla candidatura di Cesareo, considerandola troppo “esterna” alla realtà avezzanese.
Nei prossimi mesi sarà decisivo capire se Forza Italia riuscirà a mantenere coesa la propria base, o se parte del gruppo cittadino cercherà spazio autonomo attraverso liste civiche parallele.
Un ago della bilancia silenzioso, meno appariscente, èla posizione di Noi Moderati. Il partito di Maurizio Lupi, rappresentato in Abruzzo daPaolo Tancredi, è stato tra i più convinti sostenitori del profilo civico di Cesareo.
La sua funzione all’interno della coalizione potrebbe rivelarsi cruciale, specie nella costruzione di una lista “di raccordo” tra mondo moderato, professionale e cattolico, dove si concentrano molti dei consensi indecisi dell’area centrista avezzanese.
Con il nome del candidato ormai definito, il semi-centrodestra si prepara alla fase più delicata: la composizione delle liste. È qui che si giocheranno i rapporti di forza reali.
FdI punta a fare il pieno di consensi e a consolidare il primato regionale; Forza Italia cercherà di difendere le proprie quote di rappresentanza amministrativa; Noi Moderati punterà a una lista di qualità, in grado di superare la soglia e pesare nei futuri equilibri consiliari.
Il coordinamento delle liste sarà ancheil banco di prova della leadership di Cesareo, chiamato a mediare tra esigenze territoriali e strategie di partito.
A circa sette mesi dalle elezioni, quindi,la semi-coalizione sembra dunque riunita, ma non ancora unita.
L’unità di facciata dovrà essere tradotta in una proposta amministrativa solida e riconoscibile, capace di convincere un elettorato che negli ultimi anni ha mostrato crescente disaffezione verso la politica localee che premia il sindaco uscente Gianni Di Pangrazio con un forte e crescente consenso popolare.
L’ex questore, da figura di sintesi, dovrà diventare punto di riferimento. Per riuscirci, dovrà gestire non solo la campagna elettorale, ma anche le ambizioni e le diffidenze di chi, fino a ieri, ne metteva in discussione la candidatura.
Come ricordava un osservatore politico della Marsica,“a volte la compattezza di una coalizione non si misura sul palco, ma nella notte in cui si scrivono le liste”.





