Sabato pomeriggio, alle 15:30, nella sala conferenze dell’Hotel della Piana di Avezzano, il centrodestra presenterà ufficialmente il candidato sindaco Alessio Cesareo, ex questore di Ascoli Piceno, ex residente a Celano, perché da qualche giorno ha fatto residenza ad Avezzano (mossa politica, cosi non gli si può imputare di non essere residente in città) e nativo de L’Aquila.
Un evento che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe rappresentare il simbolo della ritrovata unità della coalizione.
Ma dietro le dichiarazioni di facciata e le foto di gruppo, il clima politico resta tutt’altro che sereno.
La presentazione arriva dopo settimane di tensioni interne, soprattutto dentro Forza Italia, dove non sono mancati malumori per il metodo con cui è stato imposto il nome di Cesareo.
Il via libera del coordinatore regionale Nazario Pagano ha certamente sbloccato lo stallo, ma non ha convinto tutti.
Una parte consistente del partito marsicano — quella vicina all’assessore regionale Roberto Santangelo e al consigliere comunale Mario Babbo — continua a ritenere la candidatura frutto di una decisione calata dall’alto.
In questo scenario, la conferenza di sabato rischia di essere una vetrina costruita per dare un’immagine di compattezza, più che un momento di reale condivisione politica.
Dietro le quinte, infatti, la regia è tutta nelle mani di Fratelli d’Italia e del suo capogruppo regionale Massimo Verrecchia, che sta guidando le manovre politiche fin dal primo giorno.
A lui e al suo gruppo si deve la spinta decisiva per portare avanti la candidatura di Cesareo, nonostante le perplessità interne agli alleati.
Alla conferenza di sabato sono attesi i vertici regionali dei tre partiti principali:
Etel Sigismondi, Guido Liris, Guerino Testa, Nazario Pagano, Paolo Tancredi e il presidente della Provincia dell’Aquila Angelo Caruso.
Ma, come si vocifera tra gli addetti ai lavori, in sala si conteranno soprattutto i fedelissimi di Verrecchia, sindaci e amministratori di area Fratelli d’Italia, mobilitati per dare forza visiva all’evento.
A rendere ancora più evidente il malcontento, sono arrivate nei giorni scorsi anche le parole dell’onorevole Filippo Piccone, storico esponente di Forza Italia e figura di riferimento nella Marsica, che in un’intervista ai colleghi di AbruzzoWeb ha espresso scetticismo sulla candidatura di Cesareo e, soprattutto, sulle modalità con cui Fratelli d’Italia ha imposto la propria linea politica nella Marsica.
Piccone non ha usato mezzi termini, definendo quella del partito di Giorgia Meloni una “dittatura politica” sul territorio, una gestione accentratissima che — secondo molti osservatori — rischia di allontanare pezzi importanti della base moderata.
«Non ne ho conoscenza diretta, ancorché sia un mio concittadino, perché so che abita a Celano e ha un bel curriculum. Il punto è che è un’espressione di Fratelli d’Italia, e se andiamo su un piano prettamente politico, Fratelli d’Italia esprime il presidente della Regione, esprime il sindaco dell’Aquila, esprime il sindaco della mia Celano. Insomma, mi sembra che ci sia proprio una sorta di dittatura nell’ambito del centrodestra da parte di Fratelli d’Italia. Quindi mi auguro e mi aspetterei che Forza Italia da questo punto di vista abbia un sussulto per proporre non solo progetti, ma anche persone».
Parole pesanti, che danno voce a un malessere diffuso e che, inevitabilmente, gettano un’ombra sulla presentazione di sabato.
Alla conferenza non parteciperanno Lega e Udc, assenti anche i loghi sulle locandine dell’evento, che sosterranno la compagine civica del sindaco uscente Gianni Di Pangrazio.
Un’assenza che indebolisce il messaggio di unità e che fa apparire l’evento di sabato come una prova di forza di FdI, più che una manifestazione di coesione del centrodestra.
La presentazione di Alessio Cesareo sarà quindi un test cruciale: servirà a misurare il consenso reale del candidato e a capire se potrà davvero rappresentare l’intera coalizione o solo una parte di essa.
Dietro i sorrisi e le strette di mano, resta la sensazione che Fratelli d’Italia stia giocando una partita da protagonista assoluto, mentre gli alleati cercano ancora uno spazio di autonomia.
A nostro avviso il semi-centrodestra si presenta unito, ma la sensazione è che sabato, all’Hotel della Piana, più che una festa d’investitura, si assisterà a una prova di forza. Una “dittatura politica”, per dirla alla Piccone, che rischia di incrinare ancora di più i rapporti nella coalizione.



