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AVEZZANO, IL CENTRODESTRA INCORONA CESAREO: “CAPITALE DELLA MARSICA”? PER ORA CAPITALE… DELLE PRESENZE IMPORTATE

Redazione di Redazione
16 Novembre 2025
in Politica
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presentazione cesareo cop
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AVEZZANO – «Avezzano torni a essere capitale della Marsica e un faro per l’intera regione». Si apre così, con un’ambizione degna di un manifesto rinascimentale, il debutto pubblico di Alessio Cesareo, candidato sindaco del centrodestra. Giacca e cravatta “di ordinanza”, sorrisi calibrati e più strette di mano che a una fiera del franchising: l’aspirante primo cittadino ha parlato per oltre dieci minuti, mescolando autobiografia, appelli ai cittadini e l’irrinunciabile promessa di “cambiamento”.

Il tutto nella sala conferenze dell’hotel La Piana, gremita – almeno apparentemente – da circa 200 presenti. Un numero che colpisce, se non fosse per un piccolo dettaglio: il pubblico era composto in larga parte da staff, politici in trasferta e sostenitori importati da ogni angolo dell’Abruzzo, con una rappresentanza di avezzanesi votanti ridotta, secondo stime informali, a una ottantina di anime. Una platea che, per usare l’antica sapienza popolare, “fa volume ma non fa elezioni”.

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Sul palco e tra le prime file, una sfilata di nomi pesanti del centrodestra abruzzese, quasi a voler trasformare una conferenza politica in un raduno di famiglia.

C’erano Sigismondi, Liris, Pagano, Tancredi, il presidente della Provincia Caruso, e addirittura Nicoletta Verì, assessore alla sanità che di certo non brilla in zona per le condizioni in cui versa, appunto, la sanità nella nostra regione, oltre che consiglieri, ex rappresentanti istituzionali, coordinatori provinciali, comunali, regionali e chi più ne ha più ne metta. Mancavano solo le majorettes. Anzi no anche quelle c’erano. 

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A rendere ancora più evidente la distanza tra l’evento e la realtà politica del territorio sono stati i grandi assenti. Diversi sindaci marsicani – invitati ufficialmente – hanno elegantemente declinato l’invito per correttezza istituzionale, ricordando un principio semplice: un amministratore in carica non dovrebbe trasformarsi in comparsa di una campagna elettorale altrui.
Una scelta di stile che, paradossalmente, ha detto molto più di mille discorsi.

 

A mancare all’appello è stata anche metà di Forza Italia, un’assenza che ha pesato come una sedia vuota sul palco.
Tra i nomi più noti, l’assessore Santangelo e Mario Babbo, figure del partito in città, non si sono presentati.
Una distanza significativa, specie considerando che l’evento è stato descritto dai promotori come il “grande abbraccio del centrodestra”.

Tra i non pervenuti anche il civico Stefano Lanciotti, consigliere di minoranza, che evidentemente ha preferito mantenere coerenza politica anziché partecipare a un raduno che, per ampiezza di presenze “esterne”, somigliava più a una convention regionale che a un incontro con gli avezzanesi.

Sigismondi ha aperto le danze con una fiducia granitica: «Se questo è l’inizio, avremo davanti un grande futuro».
Quale futuro non è chiaro, ma sicuramente uno molto frequentato… da politici.

Poi la frase che ha fatto tirare un sospiro di sollievo a molti: «La candidatura non è calata dall’alto».
Un concetto ripetuto più volte, forse per scongiurare l’impressione – forte – che la presentazione avesse più l’aria di una chiamata alle armi che di un’iniziativa spontaneamente cittadina.

Pagano ha definito Cesareo «la persona giusta al posto giusto», mentre Tancredi ha lodato «la maturità politica» della coalizione.
Il senatore Liris lo ha elevato a «persona delle istituzioni», e l’assessore Quaglieri ha assicurato: «Noi ci siamo e faremo squadra».
E qui qualcuno in sala ha ironizzato ricordando la famosa battuta dello stesso Quaglieri: «Al mio compleanno c’era più gente».

Benché il colpo d’occhio potesse ingannare, l’analisi delle presenze ha offerto uno scenario molto diverso da quello raccontato dai toni trionfalistici.

  • 10%: staff e entourage vari, proprio quelli che Cesareo durante il suo discorso ha criticato per essere “troppo invasivi”. Paradossalmente, erano i più entusiasti, applaudivano a ogni pausa, forse per contratto — e ci preoccuperemmo se fossimo in loro.

  • 30%: politici da altre città, che ad Avezzano possono portare applausi, ma certo non voti.

  • Il restante 60%: cittadini… sì, ma non di Avezzano. Sostenitori portati per riempire la sala, insomma.

Alla fine dei conti, gli avezzanesi reali presenti – cioè coloro che avrebbero effettivamente il diritto di voto – erano circa un’80ina.
Un dato che ricorda più una riunione condominiale che un lancio elettorale epocale.

La scenografia politica sembrava uscita da un vecchio album fotografico: i “cavalli di battaglia” erano gli stessi volti che hanno attraversato ventenni di politica marsicana.
Molti invecchiati, alcuni quasi irriconoscibili, tutti impegnati a dimostrare che il cambiamento può anche avere… capelli grigi.

 

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Nel suo intervento, Cesareo ha ringraziato «gli amici della Lega» dissidenti dalle scelte del coordinamento cittadino, aggiungendo un obiettivo ambizioso: «Recuperare il 20% dei cittadini non votanti».

Un mantra condivisibile, certo. Ma per convincere gli indecisi, forse, servirà più di una sala piena… di persone che voteranno altrove.

A metà del discorso, però, Cesareo è inciampato in un passaggio che ha fatto sorridere più di qualcuno: ha infatti confuso la chiamata di Verrecchia con quella di… Dio, definendo la sua chiamata “mistica”.
Un lapsus? Una metafora? O un segnale preoccupante?

Perché, diciamolo: se davvero Verrecchia fosse equiparabile al Padreterno, sarebbe una notizia di portata biblica e ci sarebbe da chiedersi come abbiamo fatto a non accorgercene finora.
Ma se invece – più verosimilmente – Cesareo ha avuto un attimo di allucinazione mistica, beh… questo sì che dovrebbe preoccuparci.
Non tanto per lui, quanto per la salute della città, che rischia di ritrovarsi un sindaco convinto di ricevere messaggi dall’alto mentre prova a sistemare buche, bilanci e piani regolatori.

Insomma: o Verrecchia è Dio, oppure Cesareo vede cose. In entrambi i casi, per Avezzano non è esattamente un segnale rassicurante.

«Dobbiamo essere noi i piloti», ha aggiunto. Ma ieri, più che una squadra di piloti, sembrava esserci un pullman organizzato.

La presentazione della candidatura di Alessio Cesareo voleva essere un segnale forte, una prova di compattezza del centrodestra.
Ma tra presenze importate, applausi di mestiere e volti politici che ricordavano la politica di un altro secolo, la domanda sorge spontanea: Avezzano tornerà davvero a essere capitale della Marsica… o resterà capitale degli annunci?

Redazione

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