L’AQUILA – È scontro aperto tra i volontari che ogni giorno si occupano dell’assistenza nei canili abruzzesi e Massimo Verrecchia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale.
Al centro della protesta, un emendamento approvato durante la recente seduta del Consiglio e firmato dallo stesso consigliere marsicano, che prevede la riduzione dei tempi e dei giorni di apertura delle strutture dedicate agli animali.
Una decisione che, secondo associazioni e operatori, non solo peggiora una situazione già critica, ma rischia anche di indebolire ulteriormente un servizio fondamentale per cittadini e comunità.
Prima ancora dell’approvazione dell’emendamento, Verrecchia aveva ricevuto una lettera dalla presidente nazionale di Lndc Animal Protection, Piera Rosati.
Un testo dai toni molto chiari, in cui la responsabile nazionale esprimeva «forte preoccupazione» per le modifiche agli articoli 8 e 8-bis della Legge Regionale Abruzzo 47/2013, dedicata alla tutela degli animali di affezione e alla prevenzione del randagismo.
Rosati evidenziava come la riduzione dell’apertura al pubblico dei rifugi – da quotidiana ad «almeno cinque giorni settimanali» – comprometterebbe gravemente:
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la tutela del benessere animale,
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la trasparenza nella gestione delle strutture,
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e soprattutto la promozione delle adozioni, già ostacolata dal sovraffollamento dei canili.
Secondo Lndc, limitare la possibilità di accesso nel weekend, quando la maggior parte dei cittadini è libera, significa diminuire drasticamente le opportunità di incontro tra famiglie e animali ospiti.
Durissimo anche il giudizio del Coordinamento delle Associazioni Volontari Abruzzesi Animali e Ambiente, che parla apertamente di un metodo scorretto e di una totale chiusura al dialogo.
Le associazioni denunciano che:
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non è mai stato istituito un tavolo tecnico con gli enti coinvolti (ASL, Comuni, organizzazioni animaliste),
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l’emendamento non risolve nessuna criticità già segnalata,
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e la sua approvazione è arrivata nonostante un confronto preliminare ritenuto insufficiente e affrettato.
Il Coordinamento annuncia inoltre l’intenzione di inviare segnalazioni al Ministero, giudicando inaccettabile che una modifica a una legge regionale venga giustificata con le “richieste di alcuni”, come dichiarato dallo stesso Verrecchia.
«È accettabile modificare una legge regionale sulla base delle pressioni di pochi, senza alcun tavolo tecnico?»
si domandano i volontari.
Il caso appare problematico sotto più aspetti.
Da un lato, se davvero le preoccupazioni di “alcuni” sono state ritenute più rilevanti dell’interesse collettivo, la questione assume un peso politico significativo: una legge che riguarda un intero territorio non può essere piegata alle esigenze di pochi.
Dall’altro lato, l’assenza di ascolto verso chi lavora quotidianamente sul campo — spesso con risorse limitate, grandi sacrifici e tanta passione — rappresenta una grave mancanza di considerazione.
Trascurare le competenze e l’esperienza di operatori e volontari non è certo esempio di apertura al dialogo, virtù che dovrebbe caratterizzare ogni figura istituzionale.



