La situazione finanziaria della Regione Abruzzo è diventata esplosiva. Il deficit della sanità, cresciuto senza controllo negli ultimi anni, sta spingendo i conti pubblici verso una zona di pericolo. La giunta di centrodestra guidata da Marco Marsilio (Fratelli d’Italia) si trova con le spalle al muro e, dopo aver tentato ogni possibile manovra interna, si è rivolta direttamente al governo nazionale.
Per cercare di tamponare l’enorme disavanzo, la Regione ha varato aumenti fiscali, chiesto nuovi criteri per distribuire il Fondo sanitario nazionale e approvato tre maxi-interventi finanziari che hanno prosciugato fondi da quasi ogni capitolo di spesa. Ma la situazione è rimasta ingestibile.
Di fronte all’ipotesi di non riuscire ad approvare bilancio e finanziaria — con il rischio di un nuovo commissariamento — tecnici e amministratori hanno deciso di chiedere formalmente sostegno all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, sperando di evitare il collasso contabile.
Con l’avvicinarsi della sessione di bilancio e a poco più di un mese dal termine per l’approvazione dei documenti finanziari, a L’Aquila si guarda con evidente apprensione agli sviluppi romani. L’obiettivo è uno soltanto: ottenere nella legge di stabilità una deroga che consenta all’Abruzzo di non accantonare, nel 2025, i 126 milioni di euro relativi al debito sanitario.
Senza questa concessione, redigere il bilancio 2026 diventerebbe impossibile.
A farsi carico della battaglia politica sono i parlamentari abruzzesi di Fratelli d’Italia, in particolare i senatori Guido Liris ed Etel Sigismondi. Sigismondi ha presentato l’emendamento necessario, mentre Liris — pur non potendolo firmare in quanto relatore della legge di stabilità — si sta spendendo in prima persona nelle trattative con il governo.
L’emendamento non rientra tra quelli selezionati all’interno della discussione generale, ma sarà comunque affrontato in uno specifico tavolo dedicato a enti locali, sisma e italiani all’estero.
Uno degli elementi utilizzati per sostenere la causa abruzzese è la particolare fragilità del territorio, già colpito dai terremoti del 2009 e del 2016–2017, che hanno inciso pesantemente anche sulla gestione sanitaria.
Nonostante in Regione prevalga un certo ottimismo, la partita a Roma resta complessa: altre amministrazioni regionali si trovano in condizioni analoghe e le risorse da distribuire non sono illimitate.
Secondo indiscrezioni, il clima in Abruzzo è talmente teso che qualcuno avrebbe persino suggerito di inserire l’emendamento direttamente nella delibera di Giunta del bilancio. Una mossa ritenuta immediatamente illegittima e quindi respinta.
Nel frattempo il bilancio regionale e la legge finanziaria sono completamente fermi. Non si discute, non si programmano interventi. Tuttavia la giunta Marsilio, insieme all’assessore alla Salute Nicoletta Verì, sembra convinta dell’imminente via libera da Roma: nelle ultime sedute sono stati infatti reintegrati fondi tagliati nei mesi scorsi proprio per coprire il maxi-disavanzo della sanità.
La situazione è chiara: senza una deroga nazionale, la Regione sarà costretta per legge ad accantonare risorse proprie per coprire il deficit. E questo trascinerebbe l’Abruzzo verso un vero e proprio default.



