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LICEO SCIENTIFICO “VITRUVIO” IN SCENA PER “AVEZZANO CITTÀ CHE LEGGE”: LA RISCRITTURA DEL MITO DI TESEO E ARIANNA

Redazione di Redazione
29 Novembre 2025
in Attualità, Scuola
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Il 22 novembre scorso la 4^H del Liceo Scientifico “Vitruvio” di Avezzano, ha partecipato alla terza tappa del progetto “Avezzano, città che legge”, incentrata sul tema del “labirinto” ispirato da Italo Calvino. 

Gli studenti vitruviani, con la guida delle prof.sse D’Innocenzo Raffaella e Fusco Valeria, hanno presentato una reinterpretazione del mito di Teseo e Arianna frutto di un intenso lavoro di riscrittura e rielaborazione creativa totalmente originale a cura degli stessi alunni.

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 La sceneggiatura, partendo dal racconto nelle “Metamorfosi” di Ovidio, ha posto l’accento sul tema della metamorfosi: dalla nascita del Minotauro alla trasformazione finale della corona di Arianna, che diventa una splendida Aurora Boreale, simbolo di libertà, rinascita ed emancipazione femminile.

 La rappresentazione ha offerto una lettura moderna del mito, restituendo ad Arianna un ruolo attivo e consapevole. I ragazzi, autori, attori, scenografi e registi di sé stessi, hanno messo in campo diverse competenze per offrire nello spettacolo una comunione di disegno, poesia, prosa, coreografia, canto e recitazione, ideata sinergicamente per farci conoscere in chiave moderna e tragicomica le celeberrime icone con occhi diversi: un Minotauro giocoso, un Teseo megalomane, un’Arianna fan dei Queen che si prepara alla metamorfosi dell’emancipazione.

Abbiamo chiesto ai protagonisti di questo spettacolo di raccontarsi e raccontare a noi come hanno vissuto l’esperienza e cosa ha loro lasciato.

Di seguito la breve intervista.

Come avete accolto l’idea di partecipare al progetto proposto dal comune?

 La proposta è stata accolta con entusiasmo e determinazione, in quanto era un’occasione unica per dimostrare le nostre capacità e talenti condivisi nel gruppo classe al di là delle nostre competenze didattiche. In effetti, in qualità di liceo scientifico, ci eravamo approcciati con un iniziale timore reverenziale, ma alla fine crediamo di aver comunque creato un prodotto apprezzabile dal pubblico e soddisfacente per chi ci ha lavorato. 

2. Come vi siete rapportati al mito di Teseo e Arianna?

Il mito, apparentemente lontano sia cronologicamente che semanticamente, ha in realtà, secondo noi, molto più da raccontare. Crediamo fermamente che non ci si debba fermare alla prima lettura, ma piuttosto revisionarla più e più volte fino a che non faccia parte di noi, in quanto solo così facendo riusciremo ad immedesimarci meglio nella storia, stimolando la nostra creatività e la nostra capacità di story-telling. 

 

3. Quali idee vi hanno guidato nella riscrittura del mito?

Avevamo intenzione di dare una lettura più introspettiva e psicologica di ciascun personaggio, rendendoli meno “eroi”, meno “leggende”, ma umani, tristemente umani: un Teseo che si fa vincere dal narcisismo, un’Arianna che vive il dramma della disillusione, un Minotauro che ci mostra come, alle volte, il malvagio vada oltre le sembianze mostruose. Tutti loro ci parlano, e ci parlano di noi, di emozioni, sensazioni, esperienze che chiunque può vivere, e che rendono questa leggenda così meravigliosamente affascinante.

 

4. Perché è stato importante unire più arti o, per dirla in linguaggio moderno, più skills?

È stato importante unire più arti — recitazione, musica, coreografia, narrazione multimediale — perché il nostro obiettivo era mostrare la versatilità delle nostre competenze, che non si limitano ad ambiti rigidamente classici o esclusivamente scientifici. Combinare più skills ci ha permesso di creare un linguaggio espressivo più ricco, capace di coinvolgere diversi sensi e livelli di interpretazione. L’integrazione di arti diverse ha reso la performance più immediata, più emotiva e più vicina alla sensibilità contemporanea, permettendoci di attualizzare la mitologia e di renderla accessibile anche a chi solitamente non si avvicina ai miti antichi.

 

5. Secondo voi oggi è ancora importante studiare i miti e perché?

Sì, studiare i miti è ancora fondamentale perché rappresentano un patrimonio simbolico e narrativo che continua a parlare dell’essere umano. I miti offrono chiavi di lettura universali su temi come l’amore, l’identità, il tradimento, il potere, la libertà e il destino. Inoltre, i miti sono alla base di molta della cultura occidentale: li ritroviamo nella letteratura, nell’arte, nel cinema, nella psicologia e perfino nella filosofia contemporanea. Conoscerli significa comprendere meglio noi stessi e il mondo che abitiamo. Infine, reinterpretare i miti permette di riflettere criticamente sulla società di oggi, confrontando archetipi antichi con problematiche moderne, come la costruzione dei ruoli di genere o la ricerca di autonomia personale.

 

6. Arianna nella vostra reinterpretazione è un simbolo di emancipazione femminile. Secondo voi può essere funzionale a un messaggio teso a sensibilizzare contro la violenza di genere?

Assolutamente sì. La nostra Arianna non è più la figura passiva e abbandonata del mito tradizionale: nella nostra reinterpretazione attraversa una crisi, viene tradita, ma trova una forma di rinascita grazie alla sua forza interiore e all’incontro con Dioniso, che non la “salva” in senso paternalistico, ma la riconosce e la valorizza. Questa lettura può diventare un potente strumento di sensibilizzazione contro la violenza di genere perché mostra un modello di donna che, pur ferita, non si identifica con la sua sofferenza e non si riduce al ruolo di vittima. Arianna diventa un simbolo di resilienza, autodeterminazione e possibilità di rinascita. Usare i miti in chiave moderna permette di parlare di temi sociali complessi senza retorica, avvicinando il pubblico giovane e creando un ponte tra passato e presente.

Redazione

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