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SANITÀ ABRUZZESE, DEBITO IN CRESCITA: DA 12,6 A 103,8 MILIONI SOTTO LA GIUNTA MARSILIO

Ma il problema è nazionale

Redazione di Redazione
1 Dicembre 2025
in Politica, Abruzzo, Regione Abruzzo, Salute
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deficit aumento
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Il disavanzo della sanità in Abruzzo è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni: dal 2019, periodo di insediamento del centrodestra guidato da Marco Marsilio (FdI), il debito è passato da 12,6 milioni a 103,8 milioni di euro, cifra certificata nei conti 2024.

Il peggioramento, però, non riguarda solo l’Abruzzo. A livello nazionale, la perdita di esercizio aggregata di tutte le regioni è quasi triplicata, salendo da 614,8 milioni a oltre 1,5 miliardi di euro.

Il quadro regionale: Abruzzo a rischio nel 2025

La situazione abruzzese resta critica: il tavolo di monitoraggio di luglio ha stimato per il 2025 un deficit di 126,8 milioni, sufficiente a far temere un ritorno al commissariamento. La maggioranza regionale ha chiesto un intervento al Governo e alla premier Giorgia Meloni, mentre l’opposizione parla apertamente di “fallimento” e bancarotta del sistema sanitario.

Consultando i dati della Corte dei Conti, emerge che il trend negativo coinvolge l’intero sistema sanitario pubblico: secondo il Quotidiano della Sanità, “il bilancio peggiora di anno in anno”, con il 2024 che rappresenta il punto più delicato degli ultimi quattro anni.

Lo studio Gimbe: pubblico in affanno, privato in crescita

Un’indagine pubblicata dalla Fondazione Gimbe, diretta da Nino Cartabellotta, fotografa una situazione altrettanto preoccupante: mentre il sistema sanitario pubblico arretra, il settore privato non convenzionato cresce in maniera costante.

La spesa delle famiglie per prestazioni erogate al di fuori del circuito pubblico–accreditato è cresciuta del 137% tra il 2016 e il 2023, passando da 3,05 a 7,23 miliardi di euro.

sanita deficit 1

Conti regionali 2024: disavanzi e performance

Secondo la Corte dei Conti, il disavanzo complessivo prima delle coperture supera 1,5 miliardi, quasi tre volte il valore del 2019. Neanche gli interventi di compensazione riescono a ristabilire l’equilibrio: 11 regioni restano in rosso e il deficit, dopo le coperture, si assesta comunque a –759 milioni.

Ecco alcuni dati significativi:

  • Sardegna: –365,4 milioni (–238,9 post coperture)

  • Toscana: –267,2 milioni (–197 post coperture)

  • Emilia-Romagna: –194,2 milioni post coperture

  • Piemonte: –180,6 milioni (–126,1 post coperture)

  • Trento: –165,9 milioni (azzerato dopo coperture)

  • Puglia: –132,4 milioni (–84,4 post coperture)

  • Abruzzo: –103,8 milioni post coperture

  • Liguria: –98,3 milioni post coperture

Le regioni in Piano di rientro, tra cui l’Abruzzo, peggiorano il loro saldo: da –136,7 milioni nel 2023 a –176,9 milioni nel 2024.
Le regioni fuori dal Piano registrano un crollo a –1,33 miliardi, contro i –355 milioni del 2019.

Le regioni virtuose

Restano in attivo, seppur con margini ridotti rispetto al passato:

  • Lazio: +122 milioni

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  • Bolzano: +36,1 milioni

  • Campania: +15,7 milioni

  • Lombardia: +8,9 milioni

  • Veneto: +5,3 milioni

  • Friuli Venezia Giulia: +4,8 milioni

  • Sicilia: +1,3 milioni

  • Marche: +0,6 milioni

Ma anche tra queste realtà si registra un peggioramento rispetto al 2019.

Le cause strutturali della crisi

La Corte dei Conti sottolinea un deterioramento ormai “strutturale”:

  • aumento della spesa sanitaria,

  • impatto dei rinnovi contrattuali,

  • crescente ricorso al privato accreditato,

  • coperture straordinarie ormai insufficienti a compensare i deficit.

Marsilio ha spesso ribadito che regioni piccole e montuose come l’Abruzzo sono penalizzate dai criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, che favoriscono le aree più popolose.

Un primo risultato è arrivato con l’ultima Conferenza Stato-Regioni: per la prima volta la ripartizione dei fondi terrà conto di densità abitativa ed estensione territoriale. All’Abruzzo sono stati riconosciuti 6 milioni aggiuntivi, una cifra che il presidente definisce “politicamente importante, anche se più simbolica che risolutiva”.

Il peso crescente della sanità privata

Secondo Gimbe, sempre più cittadini scelgono di rivolgersi a strutture private perché non trovano risposte rapide né nel pubblico né nel privato accreditato. Il risultato, spiega Cartabellotta, è una “privatizzazione indiretta”: una parte crescente di risorse pubbliche finisce verso soggetti privati.

Il privato accreditato domina in diversi settori:

  • residenziale: 85,1%

  • riabilitazione: 78,4%

  • semi-residenziale: 72,8%

  • specialistica ambulatoriale: 59,7%

Anche i “terzi paganti” — fondi sanitari, assicurazioni, casse mutue — aumentano la loro incidenza: nel 2024 hanno coperto spese per 6,36 miliardi, +2 miliardi rispetto al periodo post-Covid.

Le proposte per invertire la rotta

Gli esperti indicano alcune possibili soluzioni:

  • rafforzare il finanziamento pubblico;

  • ridefinire il perimetro dei LEA in base alle risorse disponibili;

  • creare un secondo pilastro realmente integrativo;

  • favorire un rapporto pubblico–privato basato sulla collaborazione anziché sulla concorrenza.

Redazione

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