Il disavanzo della sanità in Abruzzo è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni: dal 2019, periodo di insediamento del centrodestra guidato daMarco Marsilio (FdI), il debito è passato da12,6 milionia103,8 milioni di euro, cifra certificata nei conti 2024.
Il peggioramento, però, non riguarda solo l’Abruzzo. A livello nazionale, la perdita di esercizio aggregata di tutte le regioni è quasi triplicata, salendo da614,8 milionia oltre1,5 miliardi di euro.
Il quadro regionale: Abruzzo a rischio nel 2025
La situazione abruzzese resta critica: il tavolo di monitoraggio di luglio ha stimato per il 2025 un deficit di126,8 milioni, sufficiente a far temere un ritorno al commissariamento. La maggioranza regionale ha chiesto un intervento al Governo e alla premierGiorgia Meloni, mentre l’opposizione parla apertamente di “fallimento” e bancarotta del sistema sanitario.
Consultando i dati dellaCorte dei Conti, emerge che il trend negativo coinvolge l’intero sistema sanitario pubblico: secondo ilQuotidiano della Sanità, “il bilancio peggiora di anno in anno”, con il 2024 che rappresenta il punto più delicato degli ultimi quattro anni.
Lo studio Gimbe: pubblico in affanno, privato in crescita
Un’indagine pubblicata dallaFondazione Gimbe, diretta daNino Cartabellotta, fotografa una situazione altrettanto preoccupante: mentre il sistema sanitario pubblico arretra, il settore privato non convenzionato cresce in maniera costante.
La spesa delle famiglie per prestazioni erogate al di fuori del circuito pubblico–accreditato è cresciuta del137%tra il 2016 e il 2023, passando da3,05a7,23 miliardi di euro.
Conti regionali 2024: disavanzi e performance
Secondo la Corte dei Conti, il disavanzo complessivo prima delle coperture supera1,5 miliardi, quasi tre volte il valore del 2019. Neanche gli interventi di compensazione riescono a ristabilire l’equilibrio:11 regionirestano in rosso e il deficit, dopo le coperture, si assesta comunque a–759 milioni.
Ecco alcuni dati significativi:
Sardegna: –365,4 milioni (–238,9 post coperture)
Toscana: –267,2 milioni (–197 post coperture)
Emilia-Romagna: –194,2 milioni post coperture
Piemonte: –180,6 milioni (–126,1 post coperture)
Trento: –165,9 milioni (azzerato dopo coperture)
Puglia: –132,4 milioni (–84,4 post coperture)
Abruzzo: –103,8 milioni post coperture
Liguria: –98,3 milioni post coperture
Le regioni in Piano di rientro, tra cui l’Abruzzo, peggiorano il loro saldo: da–136,7 milioninel 2023 a–176,9 milioninel 2024.
Le regioni fuori dal Piano registrano un crollo a–1,33 miliardi, contro i –355 milioni del 2019.
Le regioni virtuose
Restano in attivo, seppur con margini ridotti rispetto al passato:
Lazio: +122 milioni
Bolzano: +36,1 milioni
Campania: +15,7 milioni
Lombardia: +8,9 milioni
Veneto: +5,3 milioni
Friuli Venezia Giulia: +4,8 milioni
Sicilia: +1,3 milioni
Marche: +0,6 milioni
Ma anche tra queste realtà si registra un peggioramento rispetto al 2019.
Le cause strutturali della crisi
La Corte dei Conti sottolinea un deterioramento ormai “strutturale”:
aumento della spesa sanitaria,
impatto dei rinnovi contrattuali,
crescente ricorso al privato accreditato,
coperture straordinarie ormai insufficienti a compensare i deficit.
Marsilio ha spesso ribadito che regioni piccole e montuose come l’Abruzzo sono penalizzate dai criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, che favoriscono le aree più popolose.
Un primo risultato è arrivato con l’ultima Conferenza Stato-Regioni: per la prima volta la ripartizione dei fondi terrà conto didensità abitativaedestensione territoriale. All’Abruzzo sono stati riconosciuti6 milioni aggiuntivi, una cifra che il presidente definisce “politicamente importante, anche se più simbolica che risolutiva”.
Il peso crescente della sanità privata
Secondo Gimbe, sempre più cittadini scelgono di rivolgersi a strutture private perché non trovano risposte rapide né nel pubblico né nel privato accreditato. Il risultato, spiega Cartabellotta, è una “privatizzazione indiretta”: una parte crescente di risorse pubbliche finisce verso soggetti privati.
Il privato accreditato domina in diversi settori:
residenziale: 85,1%
riabilitazione: 78,4%
semi-residenziale: 72,8%
specialistica ambulatoriale: 59,7%
Anche i “terzi paganti” — fondi sanitari, assicurazioni, casse mutue — aumentano la loro incidenza: nel 2024 hanno coperto spese per6,36 miliardi, +2 miliardi rispetto al periodo post-Covid.
Le proposte per invertire la rotta
Gli esperti indicano alcune possibili soluzioni:
rafforzare il finanziamento pubblico;
ridefinire il perimetro dei LEA in base alle risorse disponibili;
creare un secondo pilastro realmente integrativo;
favorire un rapporto pubblico–privato basato sullacollaborazioneanziché sulla concorrenza.





