AVEZZANO – La scorsa notte il centro cittadino è stato nuovamente teatro di due spaccate: nel mirino dei malviventi questa volta sono finiti due bar, uno situato in via Monte Velino e l’altro in via XX Settembre. Un copione che sembra ormai ripetersi senza sosta e che continua ad alimentare un’emergenza sicurezza sempre più ingestibile.
Si tratta infatti soltanto degli episodi più recenti di una lunga serie: sette colpi in tre giorni. Un’escalation che sta colpendo senza alcuna distinzione: bar, ristoranti, negozi di scarpe, poste private, persino un’attività specializzata in cartucce per stampanti e una fioreria. Le zone maggiormente bersagliate restano quelle comprese nel quadrilatero delimitato da via XX Settembre, via Roma, via Monte Velino e via Montello.
I danni riportati dai commercianti sono spesso ingenti, a fronte di bottini miseri, quando non irrisori. Vetrine distrutte, arredi danneggiati: tutto per poche decine di euro. Un quadro sconfortante che rappresenta l’ennesima testimonianza dell’impotenza dello Stato, incapace di fornire strumenti adeguati a chi ogni giorno combatte in strada per garantire ordine e sicurezza.
Nella notte, nonostante l’ennesima sequenza di furti, gli agenti delle forze dell’ordine sono riusciti ad arrestare uno dei responsabili, colto sul fatto durante il tentativo di sfondare una vetrina. Ma anche questa operazione, condotta con professionalità e fatica dagli uomini in divisa, rischia di trasformarsi nell’ennesima vittoria di Pirro.
Il protagonista dell’ennesimo raid è stato individuato, un cittadino extracomunitario, già noto alle forze dell’ordine, autore di una lunga lista di reati e denunce accumulate nel corso del 2024. Talmente frequenti da essere stato ribattezzato dai commercianti come “l’incubo del centro”. Un soggetto dichiarato “incompatibile con il regime carcerario”, rimesso più volte in libertà e poi trasferito in comunità di recupero dalla quale ne è uscito poche settimane fa per tornare a delinquere, questa volta con due complici riconducibili a lui. Attualmente è sottoposto all’obbligo di firma, e qui nasce un ulteriore paradosso della legge che manda il tilt il sistema: finché deve adempiere a questa misura, non può essere rimpatriato.
Una situazione che grida vendetta e che mette in luce un paradosso tutto italiano: chi scrive le leggi a Roma è lo stesso organo politico di cui fanno parte anche gli amministratori locali che fomentano un insistente allarme sicurezza, mentre è ormai evidente che la realtà racconta tutt’altro.
Le forze dell’ordine, pur intervenendo tempestivamente, si trovano abbandonate da un sistema che non riesce a garantire strumenti normativi efficaci. Gli agenti arrestano, denunciano, lavorano giorno e notte, ma vedono gli stessi criminali tornare in libertà dopo poche ore, pronti a ricominciare.
Nel frattempo, i commercianti chiedono protezione. Le associazioni di categoria hanno più volte sollecitato l’allontanamento del soggetto, senza ottenere risposte concrete. E mentre la burocrazia discute, il centro città continua a essere ostaggio di ladri e vandali.
Un copione stanco, conosciuto, eppure ogni notte più drammatico: lo Stato promette sicurezza, ma in strada a combattere restano solo gli operatori di polizia, lasciati senza leggi che tutelino il loro lavoro e senza strumenti per difendere una città resiliente.



