AVEZZANO – La scomparsa di Geremia Saturnini, avvenuta lo scorso 7 gennaio all’età di 83 anni dopo una lunga malattia che negli ultimi anni lo aveva costretto a un’esistenza riservata e lontana dalla vita pubblica avezzanese, segna la perdita di una figura storica della destra marsicana.
Persona conosciuta e stimata, Saturnini fu per anni uno dei punti di riferimento del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale di Avezzano, partito nel quale militò con convinzione e coerenza come segretario della Federazione marsicana. Un impegno politico vissuto con una dedizione costante, in anni in cui l’appartenenza alla destra non era certo comoda né socialmente spendibile.
Eletto consigliere comunale nel 1985, Saturnini ha svolto per cinque anni attività di opposizione in Consiglio comunale, ruolo che il MSI-DN ricopriva naturalmente in quel periodo storico. Erano gli anni in cui Avezzano era amministrata da giunte democristiane e il suo partito si collocava, sia a livello nazionale che locale, come forza alternativa ai partiti di governo e come “argine” al comunismo che, nel clima ancora segnato dal dopoguerra, veniva percepito dai più come una minaccia alle porte dell’Europa.
Negli anni precedenti alla cosiddetta “svolta di Fiuggi” di Gianfranco Fini, Saturnini guardò con attenzione e favore all’evoluzione liberale impressa al partito, mantenendo però intatto quel senso di identità e di appartenenza che aveva caratterizzato la sua militanza sin dagli esordi. Fu esponente di riferimento della destra avezzanese e marsicana, distinguendosi per serietà e rispetto delle regole democratiche ma con fermezza nelle proprie posizioni, anche dopo lo scioglimento del MSI-DN, nella neo nata Alleanza Nazionale.
Funzionario del Banco di Napoli, seppe guadagnarsi stima e considerazione anche al di fuori dell’ambito politico nonostante una militanza che, in quegli anni, spesso relegava ai margini chi non si allineava al pensiero dominante; essere un Missino significava infatti affrontare diffidenze, spesso pregiudizi ed a volte isolamento.
Dimenticare figure come Geremia Saturnini significa recidere consapevolmente le proprie radici, rinnegare una storia fatta di militanza autentica, vissuta quando essere di destra non garantiva consenso né posizioni di potere.
Valori che oggi vengono spesso evocati, ma raramente praticati. La memoria non è un orpello. È ciò che distingue chi ha un’identità da chi cerca, opportunisticamente, di passare per ciò che non è.



