Il rudere al centro del giro di spaccio nel territorio è un immobile riconducibile alla Regione Abruzzo. È quanto attestano nero su bianco gli atti ufficiali dei Carabinieri e la visura catastale. Un dato oggettivo, certificato, che rende ancora più grave il quadro emerso dopo il servizio Mediaset andato in onda su Studio Aperto.
Dopo l’eco televisiva nazionale, infatti, i Carabinieri di Celano hanno effettuato un sopralluogo nell’area finita al centro dell’attenzione pubblica. Un’attenzione tardiva, che stride con quanto risulta dagli atti: quel manufatto esiste da almeno vent’anni, è noto, censito e da tempo in condizioni di degrado avanzato.
Secondo la documentazione ufficiale, il rudere insiste su una particella catastale di proprietà della Regione Abruzzo – Gestione speciale ad esaurimento riforma fondiaria. Non solo: l’area risulta occupata da tempo da soggetti terzi, con utilizzo improprio del rudere, presenza di rifiuti, discariche abusive e condizioni igienico-sanitarie critiche.
Negli atti dei Carabinieri si parla chiaramente di:
costruzione fatiscente;
rifiuti di vario genere accumulati anche all’aperto;
occupazione abusiva;
luogo indicato come punto di spaccio di sostanze stupefacenti;
Con richiesta esplicita di intervento urgente di bonifica, fino all’abbattimento del manufatto, per impedire ulteriori utilizzi illeciti.
Una considerazione è d’obbligo. Dopo il servizio televisivo una parte della politica locale, riconducibile alla stessa area che governa la Regione, aveva subito strumentalizzato il caso, trasformando una vicenda complessa e drammatica in un tema da campagna elettorale, e scaricando le responsabilità sui sindaci.
Stesse modalità di quelle applicate dalla sezione di Avezzano di Fratelli D’Italia che, solo un mese fa, aveva puntato il dito contro l’amministrazione comunale, per la drammatica morte di una persona senza fissa dimora in un incendio scoppiato in un immobile privato. Oggi, invece, di fronte a un immobile di proprietà pubblica, regionale, tutto tace.
Come sempre, sulla sicurezza, si gioca con le paure. E si rifugge dalle responsabilità alimentando la confusione e lascando soli i sindaci. E insieme a loro, i cittadini.



